|
|
|
|
Il
Santuario, dalla struttura settecentesca, si raggiunge dopo una
agevole strada a serpentina, al termine della quale appare il
maestoso ed ampio porticato rinascimentale che abbraccia ed adorna
la chiesa su tre lati, articolato con cinque arcate a tutto sesto
sul davanti, sei sul lato destro e cinque su quello sinistro Nella
parte inferiore al porticato si articola una sottocostruzione
composta da ambienti con stalle, diversi camini e qualche forno,
autonoma struttura agricola, destinata a chi nel passato coltivava
le terre circostanti e vi allevava o rifugiava capi di animali.
La facciata esterna della chiesa ha tre portali contornati da cornici
fregiate; il portale centrale è sovrastato dallo stemma del Card. Serra,
mentre sui due lati si aprono due finestre ovali.
L'interno della chiesa è a tre navate e presenta dei caratteri
ornamentali tipica mente barocchi.
L'area riservata al Presbiterio è ricca di sfarzose decorazioni e
dipinti. L'altare è stato rifatto nel 1950, per volontà di Mons.
Raffaele Barbieri, con l'inserimento di marmo nella parte inferiore.
Sopra di esso è custodita la sacra icona della Madonna della Catena, nel
contesto di un insieme di stucchi decorativi, composti da quattro
colonne, due nicchie, cornicioni e fregi vari, culminanti nella parte
alta con un medaglione barocco, in cui è dipinta la Vergine Immacolata.
li tutto crea equilibrati effetti chiaro‑scurali ed esprime una festosa
visione ornamentale della parte presbiteriale.
L'altare con intarsi in marmo, collocato al centro del Presbiterio a
seguito della riforma liturgica del Concilio Vaticano 11, proviene dal
Succorpo della Cattedrale. Singolarmente, sopra il Presbiterio, si
innalza la Cupola, nei cui quattro pennacchi sono raffigurati gli
Evangelisti (in due vi erano gli originali, attualmente si trovano in
restauro presso la Sovrintendenza ai beni artistici di Cosenza).
Gli affreschi sopra le pareti delle arcate laterali del Presbiterio
rappresentano i Profeti del Vecchio Testamento, mentre nella cupola,
racchiusi negli otto riquadri contornati da fregi in stucco, si scorgono
le immagini della SS. Trinità e di alcuni Santi.
Il tamburo all'esterno è ornato con tegole spioventi del tipo romano,
mentre sulla cupola si apre un lucernario cilindrico prolungato verso
l'alto da una croce latina. Le balaustre marmoree del Presbiterio sono
di collocazione recente, del periodo di Mons. Barbieri; anche l'attuale
pavimento in mattoni moderni ha sostituito quello più antico in cotto.
Lateralmente al Presbiterio si aprono due Cappelle e quella di destra dà
accesso alla sacrestia. Anche queste risultano ornate con stucchi e
fregi; una tela e un dipinto su tavola ivi collocati risultano purtroppo
bruciati. La statua devozionale, fatta venire dall'Arcidiacono Di
Giacone nel 1855‑56 circa, rappresenta la Madonna che ha liberato dalla
schiavitù (dalle catene) il Cinese, popolarmente detto il Cinesino.
Durante la festa della Madonna è portata in processione.
La navata centrale si estende per cinque arcate poggianti su colonne
ottogonali coronate da capitelli corinzi; gli spazi tra le arcate sono
occupati da medaglioni decorativi, che nel passato contenevano delle
formelle in tela, settecentesche, illustranti alcuni attributi
mariologici. Dalle cinque finestre ovali aprentesi sopra le arcate di
ciascun lato entra la luce, che illumina l'ampio ambiente centrale. La
volta della navata è a botte ed al centro è dipinta una recente immagine
della Madonna della Catena con Santuario omonimo.
Sulla parete centrale della navata, sopra il portale, si può ammirare un
vasto pregevole affresco di 20 mq., contornato da un'ampia ed ornata
cornice ornamentale in stucco. L'affresco è di Scuola napoletana,
firmato «Canonicus D. Dominicus Paluda. P (Pinxit) 1675», rappresenta la
Fuga in Egitto e si presenta di grande interesse sia per l'articolata ed
animata composizione ricca di personaggi, che si muovono in un paesaggio
vivace, sia per i toni coloristici. Attualmente è stato restaurato dal
pittore Vito Sarubbo di Cassano.
Nelle navate laterali sono collocati quattro altari in legno e risalgono
al Settecento, quando furono fatti collocare dal Card. Serra, di cui
riportano lo stemma nobiliare nel riquadro centrale. Essi attualmente
sono in restauro, analogamente alle quattro tele da essi contenute ed
ora in restauro presso la Sovrintendenza di Cosenza.
I quattro dipinti raffigurano la Presentazione della Madonna al Tempio,
la Natività della Madonna, l'Immacolata e l'Assunta; sono pregevoli
opere del pittore napoletano Nicola Malinconico (1663 ‑ 1721), allievo
prima di Andrea Belvedere e poi dello Stanzione; in seguito passò a
dipingere alla maniera giordanesca.
Anche nelle navate laterali si aprono cinque finestre ovali di minor
apertura di quelle più alte della navata centrale.
Alcuni ambienti dell'adiacente Monastero antico sono ora in corso di
ristrutturazione per renderli idonei ad accogliere i pellegrini che qui
giungono ad onorare la Madonna.
Come abbiamo visto il Tempio è espressione dei diffuso culto mariano,
non solo fra le comunità di Calabresi della Valle del Crati e di tutto
il Cosentino, e rappresenta il patrimonio di tradizione religiosa, di
fede e devozione ultramilienarie di tutta una regione che elesse la
Vergine liberatrice della propria terra, dispensatrice di miracoli e
grazie.
Nel 1983 il Santuario è stato restaurato, perché alcune sue parti e
alcuni suoi capolavori erano deteriorati per l'incuria in cui si
trovano.
li Vescovo Mons. Girolamo Grillo per salvare questo Tempio, vanto della
città di Cassano, ha promosso una vasta opera di sensibilizzazione
per ridare splendore a tutta la struttura e salvare alcune opere d'arte
sacra:
‑ l'affresco raffigurante la Fuga in Egitto di grande valore artistico;
‑ i quattro altari in legno nelle navate laterali; ‑ la sagrestia;
‑ i locali adiacenti la sagrestia, e cioè quelli del Monastero, per
assicurare ai pellegrini le indispensabili comodità;
‑ le strutture portanti nei locali sotto il porticato.
Perciò tutta la popolazione di Cassano, quella residente e l'altra
emigrata a Garbagnate (cittadina in provincia di Milano gemellata con
Cassano, la quale ha finanziato il restauro dell'affresco della Fuga in
Egitto, su proposta del Sig. Carlo Invernizzi che ha costituito un
gruppo denominato «Cavalieri di N.S. della Catena») ha promosso,
attraverso dei comitati presieduti da Mons. Giacinto Bruno rettore del
Santuario, la raccolta di fondi per portare a termine i necessari lavori
di restauro, in modo da ridare decoro al Tempio della Vergine, che da
secoli assiste i suoi figli a Lei sempre devoti.
La costituzione dei «Cavalieri di N.S. della Catena» è stata approvata
dal Vescovo di Cassano Mons. Girolamo Grillo, a seguito della petizione
fatta dal Rettore del Santuario Mons. Giacinto Bruno.
Qui di seguito riportiamo i testi dell'esposto, dell'istituzione del
«Cavalierato di onore e di devozione di N.S. della Catena» e della
pergamena di nomina dei Cavalieri
|