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La Festa della Madonna della Catena

        

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          Come abbiamo visto antichissima e profonda è sempre stata la devozione alla Madonna della Catena di Cassano, ai cui piedi accorrevano in pellegrinaggio di amore, di fede e di religiosità folle di fedeli anche da molti centri della Calabria non circoscritti alla sola diocesi di Cassano. Pellegrinaggi, preghiere, canti ebbero diffusione ampia ed ancora oggi testimoniano il legame della popolazione che annualmente raggiunge la valle dell'Eiano che conduce al Santuario. Scriveva nel 1936 Francesco Pennini: « ... Il Santuario è meta di continui pellegrinaggi, in ogni sabato del dopo Pasqua, ma specie la domenica seconda di maggio, quando si celebra la festa; gente piccola e grande, ardente di fede e di amore, magnifica nella diversità dei costumi, dallo sfarzo orientale delle Albanesi all'umile veste della popolana; fresche bellezze dei monti, pensosi occhioni silvestri, ingenui cuori ornati ed inneggianti, con incrocio di dialetti, nei tradizionali canti, ricchi di alto lirismo e di squisita pietà, mentre lo zampognaro suona sulla ceramella patetiche nenie, in cui trasfonde la semplicità del suo spirito».
Le cronache passate non ci descrivono nei particolari le modalità con cui si celebravano i solenni e tradizionali riti connessi con la festività della Vergine della Catena, la cui festa cade nella seconda domenica di maggio.
Perciò, per non lasciare cadere in dimenticanza le più note tradizioni della religiosità mariana e alcuni sani aspetti folcloristici legati al culto, ne ricordiamo le fasi principali, così come si sono svolti negli ultimi decenni del nostro secolo.
La festa è preceduta da riti e festeggiamenti religiosi nei sette sabati da dopo Pasqua alla vigilia di Pentecoste ed in ciascuno di essi viene officiata la S. Messa in Santuario, seguita da preghiere dei devoti cassanesi e di quelli dei paesi limitrofi.
I sacri riti culminano nella festività solenne delle seconda domenica di maggio e della vigilia della commemorazione, in cui si celebra, mattino e sera, la S. Messa, mentre preghiere ed invocazioni dei fedeli alla Vergine salgono ininterrottamente nei vari dialetti dei pellegrini giunti in Santuario. Dalle masserie circostanti, da Frascineto, Civita, Eianina, Torre Cerchiara, Albidona, Francavilla, Villapiana, Castrovillari, Mormanno, Morano, Spezzano Albanese, ecc. è un viavai di devoti che hanno ottenuto grazie dalla Vergine a cui sono ricorsi nei bisogni più disparati, spirituali e corporali.
Questi pellegrini giungono scalzi, spesso con i capelli sciolti, e con i doni da offrire alla Madonna, tra i quali i più caratteristici, i noti «cirii», cioè i ceri, di forma e grandezza diversa, ornati con fiori e portati in testa durante il pellegrinaggio al Santuario.
Tra il folto gruppo di devoti sono presenti gli zampognari scesi dalla montagna per rendere omaggio alla Madonna.
li viavai con meta il Santuario dura per circa quarantotto ore, dal sabato alla domenica, nottata compresa.
La celebrazione domenicale è veramente suggestiva e solenne: i sacri riti e la S. Messa cantata sono presieduti dal Vescovo, con la partecipazione del Capitolo della Cattedrale, le Associazioni cattoliche e religiose e moltissimi fedeli. Nella tarda mattinata si snoda la processione con itinerario dal Santuario alla Valle e ritorno: canti, suoni di zampogne, preghiere si susseguono tra ali di pellegrini che a diverse riprese giungono con i «cirii» verso il Santuario durante tutta la giornata.
Nel corso della processione il simulacro della Madonna è portato a spalla da uomini e donne.
Dopo la processione la popolazione si divide in gruppi in aperta campagna, ove sull'erba viene consumato il pasto, seguito da qualche ballo tradizionale al suono della fisarmonica.
Durante i due giorni festivi si svolge la «Fiera» lungo le strade dal Santuario alla Valle; soprattutto la via principale è fiancheggiata da «bancarelle» in cui si vede e si acquista qualsiasi genere di merce: candele votive, giocattoli, vestiti, oggetti in rame, cesti di vimini, ecc..
Frequentate sono pure le bancarelle con i caratteristici «calderoni», dove si preparano frittelle e piatti vari, approntati per i gruppi dei pellegrini desiderosi di rifocillarsi nei momenti dr sosta.
Un'altra singolare usanza è quella dei fedeli, che, a seguito di promesse di voto per grazie ricevute, in prossimità del Santuario accendono i fuochi e preparano i «vussiniddi», crespelle a forma di pallottole impastate con farina, lievito, sale e acqua, fritte dopo due o tre ore di lievitazione.

 N.S. della Catena
Cassano Jonio (CS)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 







 

 


Si ringrazia il Vescovado della Diocesi di Cassano Allo Ionio e Mons. Giacinto Bruno, rettore Santuario della Madonna della Catena, per l'autorizzazione della seguente pubblicazione. I testi sono tratti da " Il santuario della Madonna della Catena " di Salvatore Capodici Edizioni 1984
con riferimenti bibliografici a: V. Saletta, A. Minervini, B. Lanza, F. Pennini, G. Schirò, B. Luciani, L.R. Alario, G. Bloise, G. Selvaggi
foto © Copyright 2002 G. Zaccato

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