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Le origini del culto
della Madonna della Catena sono incerte e si perdono nella
lontananza dei tempi. Inoltre le ricerche e l'esame dei documenti
storici esaminati dagli studiosi hanno portato pareri discordanti.
Vediamo perciò di analizzare le deduzioni degli studiosi Saletta, Caldora, e Schirò, i tre che si sono occupati con scrupolo della
storia della Madonna della Catena e del Santuario.
Secondo il Prof. Vincenzo Saletta, che analizza sia la struttura
muraria del complesso architettonico del Santuario come oggi ci
appare, sia gli Atti antichi, la presenza della primitiva
costruzione risale al X‑XI secolo.
L'esistenza
infatti di una «robusta sottostruzione a muro pieno di stile
romanico (sec. X‑XI), interrotta da strette finestre longitudinali,
appartenenti forse alla chiesa primitiva, con grossi pilastri
laterali sovrapposti e rinforzati per sorreggere la spinta dei piani
superiori» e gli elementi architettonici interni ed esterni al Santuario
«posti in funzione di un ritmo ascensionale, eco di una tradizione
bizantina ben presente alla mente del ricostruttore dei sec. XII»
sono testimonianza della originaria costruzione.
Circa gli Atti storici, Saletta cita
che il primo documento, datato 1059 riferibile alla chiesa‑monastero
della Madonna, riguarda un atto di cessione della Chiesa della
Santissima Madre di Dio di Cassano al Monastero di Carbone in
Lucania con la menzione di lavori di restauro da essa subiti; il
documento dimostrerebbe quindi non solo l'esistenza prenormanna
della chiesa, ma anche la successiva ricostruzione ad opera dei
Normanni.
Ma seguiamo il suo
studio: «Si legge, infatti, nel
Cartulary
della Robinson (tabula LVI, pag. 168) un atto di cessione del Monastero della
Santissima Madre di Dio di Cassano al Monastero di Carbone, dove
alla linea 40, sono ricordati i lavori di restauro fatti alla
fabbrica "la chiesa
della Santissima Madre di Dio di Cassano, che io rialzai dalle rovine".
Essendo
l'atto dei 1059 e riferendosi a lavori di ripristino eseguiti in
epoca anteriore, non potendo certo pensarsi ad una
chiesa del centro abitato, perché
resterebbe inconcepibile che una città vescovile come Cassano,
cedesse in proprietà ad un monastero di altra regione una propria
chiesa, dobbiamo per forza pensare ad un monastero assai vicino alla
città la quale per altro venne occupata dai Normanni solo
attorno all'anno 1060».
La citazione
<<La chiesa>> della Santissima Madre di Dio va associata all'esistenza
pure del «monastero»: la precisazione si ricava dalla stessa
Robinson, quando più oltre alla pag. 328 della History (vol. XI
di Orientalia Christiana) al n. 25 segnala la costruzione con la
denominazione di «monastery of S. Maria di Cassano».
Un'altra
precisazione circa l'identità della chiesa della Santissima Madre di
Dio «di Cassano» è fatta dallo stesso Saletta nella nota (pag. 221
dei suo libro citato), quando dice che il testo greco «panaghia
Thotokos tou "Kassanitou" del Cassanese» non vuol dire
letteralmente «di Cassano» (la cui
espressione greca sarebbe dovuta essere «tou kassanou»), ma «del
(territorio) cassanese».
Significa allora che la chiesa‑monastero
citata dalla «charta» della Robinson
potrebbe riferirsi ad altro monastero presente nel territorio
cassanese?
Saletta lo esclude, dicendo che «le
cronache medioevali non registrano in tutta la zona che due altri
monasteri: quello di S. Giovanni di Presti o Prasti presso Doria (Robinson,
Cortulary, n. 3, 20, 35, 43) e quello sulla Pietra di S. Marco», che
lo stesso esclude dall'identificarli
con quello della Santissima Madre di Dio, per ragioni addotte
altrove.
Quindi per i motivi
precedentemente esposti, trattandosi del monastero con annessa
chiesa divenuta nei secoli successivi l'attuale Santuario di
Cassano, la costruzione inferiore della stessa non può essere
collocata ad epoca posteriore ai primi decenni dei sec. X, mentre
quella superiore resta attribuibile ad epoca pre‑normanna e
la ricostruzione di quest'ultima induce a pensare ad un
precedente, temporaneo abbandono dell'edificio da parte dei
monaci greci, per le non felici vicende succedutesi nel
territorio a seguito delle dominazioni straniere.
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