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«La scelta di localizzare in Calabria nuove centrali elettriche
che usano combustibili fossili è una scelta neocoloniale che va
contro gli interessi delle popolazioni e la valorizzazione delle
risorse locali». Parole del professore Tonino Perna, docente di
Sociologia economica all’Università di Messina, nonché
presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte. Fanno parte
della relazione che avrebbe dovuto snocciolare sabato sera al
convegno sul tema “Energia e ambiente: quale futuro per la
Calabria”, organizzato dalla Diocesi di Cassano. Pur bloccato da
una fastidiosa influenza il prof ha trasmesso l’intervento,
attorno a cui è stata organizzata la discussione moderata dal
vescovo monsignor Domenico Graziani.
Il cattedratico ha chiarito che il rischio cassanese di subire
una centrale termoelettrica è comune a molti altri comprensori
calabresi. Dopo essersi retoricamente chiesto perché in Calabria
si sia scatenata questa corsa, Perna ha smentito l’ipotesi del
fabbisogno regionale, «poiché la Calabria esporta ad altre
regioni meridionali oltre la metà dell’energia prodotta. Vi è un
accordo stipulato nell’autunno 2000 tra la giunta regionale
calabrese e quella lombarda per lo sviluppo di questo settore
nella nostra terra. Nessun’altra regione è stata così
disponibile ad accogliere centrali termoelettriche».
Il docente universitario, poi, ha smentito punto per punto le
promesse legate alle ciminiere dei colossi termoelettrici. «Sul
piano occupazionale danno un contributo insignificante. Centrali
da 500 a 1000 megawatt (quella prevista per Cassano è da 780),
quando entrano a regime, offrono un’occupazione media che si
aggira sui 20-25 addetti. Sul piano tecnologico è una scelta
vecchia e perdente. I combustibili fossili, secondo le più
recenti ricerche, saranno sempre meno disponibili a partire dal
2015. Sul piano ambientale le centrali a turbogas hanno un
impatto ambientale minore rispetto alle vecchie centrali a
gasolio. Ma aumenta l’emissione di anidride solforosa,
decisamente dannosa per le produzioni agricole».
Il prof non s’è limitato a criticare l’ipotesi centrali ma ha
citato forme alternative per la produzione di energia elettrica.
Forse ecocompatibili con la realtà calabrese e soprattutto meno
dannose. «Nel 2001, assieme a sette sindaci del Parco nazionale
dell’Aspromonte, abbiamo creato una società (Eolo 21) per la
valorizzazione delle energie rinnovabili, a partire dal vento.
Abbiamo seguito questa strada perché in Aspromonte le condizioni
per lo sfruttamento del vento sono molto buone. Diverse aziende
nazionali ed estere giravano i paesi della zona offrendo
contratti grazie ai quali, in cambio dell’uso del terreno per
installare una “fattoria eolica”, offrivano al Comune l’1,5% del
fatturato. Con la nostra “Eolo 21” offriremo il 6% del fatturato
ai Comuni».
Antonio Perna ha poi messo l’accento sulla possibilità di
sfruttare il sole per produrre energia elettrica. Un’ipotesi che
tempo addietro l’Enea ha elaborato proprio per la Sibaritide,
che può contare su un irraggiamento solare di primissima
qualità. La chance, però, è stata inspiegabilmente trascurata e
dimenticata dai Palazzi. Perché???
Al convegno, tra gli altri, era presente il sindaco Roberto
Senise. Che ha ripreso l’ipotesi centrale termoelettrica per il
Cassanese. L’amministratore ha sottolineato il no del Comune nel
pieno rispetto della volontà popolare. Epperò ha continuato a
citare i grandi benefici che la realizzazione avrebbe garantito
all’intero comprensorio. Infine, ha ripetuto che cambierebbe
idea qualora ci fosse un movimento popolare pro-centrale!
Domenico Marino |