Martedì 11 Febbraio 2003

Cassano Ionio - Le centrali termoelettriche sono scelte neocoloniali


«La scelta di localizzare in Calabria nuove centrali elettriche che usano combustibili fossili è una scelta neocoloniale che va contro gli interessi delle popolazioni e la valorizzazione delle risorse locali». Parole del professore Tonino Perna, docente di Sociologia economica all’Università di Messina, nonché presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte. Fanno parte della relazione che avrebbe dovuto snocciolare sabato sera al convegno sul tema “Energia e ambiente: quale futuro per la Calabria”, organizzato dalla Diocesi di Cassano. Pur bloccato da una fastidiosa influenza il prof ha trasmesso l’intervento, attorno a cui è stata organizzata la discussione moderata dal vescovo monsignor Domenico Graziani.
Il cattedratico ha chiarito che il rischio cassanese di subire una centrale termoelettrica è comune a molti altri comprensori calabresi. Dopo essersi retoricamente chiesto perché in Calabria si sia scatenata questa corsa, Perna ha smentito l’ipotesi del fabbisogno regionale, «poiché la Calabria esporta ad altre regioni meridionali oltre la metà dell’energia prodotta. Vi è un accordo stipulato nell’autunno 2000 tra la giunta regionale calabrese e quella lombarda per lo sviluppo di questo settore nella nostra terra. Nessun’altra regione è stata così disponibile ad accogliere centrali termoelettriche».
Il docente universitario, poi, ha smentito punto per punto le promesse legate alle ciminiere dei colossi termoelettrici. «Sul piano occupazionale danno un contributo insignificante. Centrali da 500 a 1000 megawatt (quella prevista per Cassano è da 780), quando entrano a regime, offrono un’occupazione media che si aggira sui 20-25 addetti. Sul piano tecnologico è una scelta vecchia e perdente. I combustibili fossili, secondo le più recenti ricerche, saranno sempre meno disponibili a partire dal 2015. Sul piano ambientale le centrali a turbogas hanno un impatto ambientale minore rispetto alle vecchie centrali a gasolio. Ma aumenta l’emissione di anidride solforosa, decisamente dannosa per le produzioni agricole».
Il prof non s’è limitato a criticare l’ipotesi centrali ma ha citato forme alternative per la produzione di energia elettrica. Forse ecocompatibili con la realtà calabrese e soprattutto meno dannose. «Nel 2001, assieme a sette sindaci del Parco nazionale dell’Aspromonte, abbiamo creato una società (Eolo 21) per la valorizzazione delle energie rinnovabili, a partire dal vento. Abbiamo seguito questa strada perché in Aspromonte le condizioni per lo sfruttamento del vento sono molto buone. Diverse aziende nazionali ed estere giravano i paesi della zona offrendo contratti grazie ai quali, in cambio dell’uso del terreno per installare una “fattoria eolica”, offrivano al Comune l’1,5% del fatturato. Con la nostra “Eolo 21” offriremo il 6% del fatturato ai Comuni».
Antonio Perna ha poi messo l’accento sulla possibilità di sfruttare il sole per produrre energia elettrica. Un’ipotesi che tempo addietro l’Enea ha elaborato proprio per la Sibaritide, che può contare su un irraggiamento solare di primissima qualità. La chance, però, è stata inspiegabilmente trascurata e dimenticata dai Palazzi. Perché???
Al convegno, tra gli altri, era presente il sindaco Roberto Senise. Che ha ripreso l’ipotesi centrale termoelettrica per il Cassanese. L’amministratore ha sottolineato il no del Comune nel pieno rispetto della volontà popolare. Epperò ha continuato a citare i grandi benefici che la realizzazione avrebbe garantito all’intero comprensorio. Infine, ha ripetuto che cambierebbe idea qualora ci fosse un movimento popolare pro-centrale!

Domenico Marino

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