Lunedì 17 Febbraio 2003

Cassano – Centrale termoelettrica: la procedura va avanti - Le conferme in tal senso giungono direttamente da Roma, dal Ministero per le attività produttive.


Centrale termoelettrica: la procedura va avanti. Lo conferma, da Roma, il Ministero per le attività produttive.
Senza se, senza ma. Non resta spazio neppure per un forse. La procedura amministrativa avviata per tirar su nelle campagne di Doria una centrale termoelettrica a ciclo combinato è viva e vegeta. E continua a muovere i suoi passi in sede ministeriale.
Un passo indietro nel tempo, per non perdere il filo della memoria. È il marzo 2002: per le strade della città una pattuglia della Polizia Municipale scorta distinti signori armati di sofisticate attrezzature tecnologiche. Un cartellino li qualifica come tecnici della Ansaldo e della International Power, le società che confluite in un unico consorzio avrebbero in mente di realizzare proprio a Cassano un impianto per la produzione di energia elettrica. Mille i miliardi di vecchie lire da investire nel giro di tre anni: Palazzo di città, con un occhio alle dissestate casse municipali, spalanca porte e portoni, ma non avvisa nessuno.
Si va avanti nel silenzio: ad aprile Ansaldo ed International Power presentano il loro progetto al Ministero delle attività produttive, sulla scorta del decreto sbloccacentrali, convertito in legge appena pochi giorni prima. Procedure semplificate, tempi brevi, valutazione d’impatto ambientale svuotata, enti locali depotenziati: comincia l’avventura della centrale cassanese.
A luglio prima conferenza di servizi: il sindaco Roberto Senise e i suoi collaboratori corrono a Roma. E offrono l’assenso di massima del Municipio, ma anche della Provincia: misteri della politica. A settembre, infine, la bomba esplode sui giornali: si scoprono le carte. Palazzo di città sponsorizza apertamente l’iniziativa. Le minoranze uliviste si schierano per il no. La parte del leone, però, la fanno i cittadini e gli imprenditori agricoli. Un’intera comunità, quella doriana, si ribella. E dopo alterne vicende, vince la battaglia: a metà dicembre in consiglio comunale la maggioranza, spinta dall’opposizione di parte di An, ripiega. All’unanimità l’assemblea consiliare decide di bocciare la proposta Ansaldo. Il sindaco, pur continuando a vantare le <<positive ricadute occupazionali>> del progetto, dice di voler <<riconoscere la volontà popolare>>, ed assicura: <<Non se ne farà più niente>>. I dubbi restano: stando al decreto sbloccacentrali, infatti, competente a rilasciare l’autorizzazione alla costruzione di nuove centrali è il <<Ministero per le attività produttive, di concerto con la Regione interessata>>. Non certo il Comune, il cui niet, tuttavia, fa finire nel dimenticatoio la questione. Non dimentica, invece, la Chiesa cassanese, che alla vicenda dedica un apposito convegno lasciando trasparire la propria contrarietà all’ipotesi di elettrificare ed industrializzare la Piana di Sibari.
Adesso si ricomincia. Ufficialmente: il 13 febbraio 2003, infatti, il Ministero delle attività produttive dirama l’elenco aggiornato delle richieste pendenti per l’autorizzazione alla costruzione di nuove centrali elettriche. La Calabria partecipa con tre candidature: San Ferdinando, Crotone e Cassano. Agevole la spiegazione: le società proponenti non hanno ancora ritirato ufficialmente la loro richiesta per Cassano. E l’iter, anche quello davanti alla commissione che sforna i decreti di valutazione d’impatto ambientale, va avanti. Ancora una volta, nel silenzio generale.

Gianpaolo Iacobini

torna alle notizie

stampa

 

|top|