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Centrale termoelettrica: la
procedura va avanti. Lo conferma, da Roma, il Ministero per le
attività produttive.
Senza se, senza ma. Non resta spazio neppure per un forse. La
procedura amministrativa avviata per tirar su nelle campagne di
Doria una centrale termoelettrica a ciclo combinato è viva e
vegeta. E continua a muovere i suoi passi in sede ministeriale.
Un passo indietro nel tempo, per non perdere il filo della
memoria. È il marzo 2002: per le strade della città una
pattuglia della Polizia Municipale scorta distinti signori
armati di sofisticate attrezzature tecnologiche. Un cartellino
li qualifica come tecnici della Ansaldo e della International
Power, le società che confluite in un unico consorzio avrebbero
in mente di realizzare proprio a Cassano un impianto per la
produzione di energia elettrica. Mille i miliardi di vecchie
lire da investire nel giro di tre anni: Palazzo di città, con un
occhio alle dissestate casse municipali, spalanca porte e
portoni, ma non avvisa nessuno.
Si va avanti nel silenzio: ad aprile Ansaldo ed International
Power presentano il loro progetto al Ministero delle attività
produttive, sulla scorta del decreto sbloccacentrali, convertito
in legge appena pochi giorni prima. Procedure semplificate,
tempi brevi, valutazione d’impatto ambientale svuotata, enti
locali depotenziati: comincia l’avventura della centrale
cassanese.
A luglio prima conferenza di servizi: il sindaco Roberto Senise
e i suoi collaboratori corrono a Roma. E offrono l’assenso di
massima del Municipio, ma anche della Provincia: misteri della
politica. A settembre, infine, la bomba esplode sui giornali: si
scoprono le carte. Palazzo di città sponsorizza apertamente
l’iniziativa. Le minoranze uliviste si schierano per il no. La
parte del leone, però, la fanno i cittadini e gli imprenditori
agricoli. Un’intera comunità, quella doriana, si ribella. E dopo
alterne vicende, vince la battaglia: a metà dicembre in
consiglio comunale la maggioranza, spinta dall’opposizione di
parte di An, ripiega. All’unanimità l’assemblea consiliare
decide di bocciare la proposta Ansaldo. Il sindaco, pur
continuando a vantare le <<positive ricadute occupazionali>> del
progetto, dice di voler <<riconoscere la volontà popolare>>, ed
assicura: <<Non se ne farà più niente>>. I dubbi restano: stando
al decreto sbloccacentrali, infatti, competente a rilasciare
l’autorizzazione alla costruzione di nuove centrali è il
<<Ministero per le attività produttive, di concerto con la
Regione interessata>>. Non certo il Comune, il cui niet,
tuttavia, fa finire nel dimenticatoio la questione. Non
dimentica, invece, la Chiesa cassanese, che alla vicenda dedica
un apposito convegno lasciando trasparire la propria contrarietà
all’ipotesi di elettrificare ed industrializzare la Piana di
Sibari.
Adesso si ricomincia. Ufficialmente: il 13 febbraio 2003,
infatti, il Ministero delle attività produttive dirama l’elenco
aggiornato delle richieste pendenti per l’autorizzazione alla
costruzione di nuove centrali elettriche. La Calabria partecipa
con tre candidature: San Ferdinando, Crotone e Cassano. Agevole
la spiegazione: le società proponenti non hanno ancora ritirato
ufficialmente la loro richiesta per Cassano. E l’iter, anche
quello davanti alla commissione che sforna i decreti di
valutazione d’impatto ambientale, va avanti. Ancora una volta,
nel silenzio generale.
Gianpaolo Iacobini |