|
I misteri della centrale: Cassano potrebbe averla anche senza
volerla.
La storia è quella della centrale termoelettrica alimentata a
metano che l’Ansaldo vorrebbe realizzare nelle campagne di
Doria. Quindici ettari di fertile terra da riservare ad un
impianto a ciclo combinato da 780 Megawatt termici, da tirar su
nel giro di trenta mesi. Investimento complessivo: mille
miliardi di vecchie lire.
In città la centrale è sponsorizzata da pochi, e neppure
apertamente. I più si dicono contrari, ma entrambi gli
schieramenti sembrano accomunati da un dato: nessuno sa indicare
attraverso quali procedure giuridiche Cassano potrà aprire o
chiudere le porte all’impianto. Palazzo di città continua a
spargere rassicurazioni. <<La centrale – fanno sapere dal
Municipio – non si farà contro la volontà popolare>>. I comitati
del no alternano spirito concertativo a propositi battaglieri, e
appaiono sensibili alla buona volontà del Municipio. A guastare
l’idilliaco quadretto, tuttavia, un mare di norme ed
interpretazioni giurisprudenziali. Risultato: Cassano potrebbe
avere la centrale senza accorgersene.
Via alla ricostruzione. Il 14 marzo 2002 i tecnici Ansaldo
effettuano i rilievi fonometrici a Doria, scortati dalle volanti
della Polizia Municipale: già allora il Comune sapeva cosa
accadeva, ma di dibattito pubblico nemmeno l’ombra. Nel giro di
un mese, il colosso energetico europeo avanza al Ministero per
le Attività Produttive la richiesta per la costruzione della
centrale doriana. Trenta giorni appena, utili però a fare la
differenza: il 9 aprile, infatti, il Parlamento licenzia la
legge numero 55, avente ad oggetto la riconversione del decreto
sbloccacentrali firmato il 9 febbraio dal Ministro Antonio
Marzano. Due articoli soltanto, idonei a rivoluzionare la
disciplina per la costruzione degli impianti di energia
elettrica. Dichiarati <<opere di pubblica utilità>> e pertanto
<<soggetti ad un’autorizzazione unica la quale sostituisce
autorizzazioni, concessioni ed atti di assenso comunque
denominati>>.
Spulciando bene, ecco emergere altre “perle”. <<L’autorizzazione
– aggiunge il secondo comma del primo articolo – è rilasciata a
seguito di un procedimento unico, al quale partecipano le
amministrazioni statali e locali interessate, d’intesa con la
regione interessata. Tale autorizzazione comprende
l’autorizzazione ambientale integrata e sostituisce le singole
autorizzazioni ambientali>>. E poi, ancora, <<l’istruttoria si
conclude una volta acquisita la valutazione d’impatto ambientale
(VIA), in ogni caso entro il termine di centottanta giorni dalla
data di presentazione della richiesta, comprensiva del progetto
preliminare e dello studio di impatto ambientale>>. Danni
collaterali: <<il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di
variante urbanistica>>, mentre l’inchiesta pubblica parallela ad
una VIA ormai ridotta a mero parere tecnico, viene cancellata. O
meglio, sospesa.
Successivamente, l’Ansaldo avvia la procedura per il rilascio di
tutti i pareri necessari. Il 18 luglio, a Roma, Conferenza di
Servizi con giallo. Il sindaco di Cassano, Roberto Senise,
concede <<l’assenso di massima>>, garantendo anche per la
Provincia ed imbrigliandola giuridicamente. <<Si considera
acquisito – recita l’art. 14 della l. 241 del 1990 – l’assenso
dell’amministrazione la quale, regolarmente convocata, non abbia
partecipato alla conferenza o via abbia partecipato tramite
rappresentanti privi della competenza ad esprimere
definitivamente la volontà>>. La Provincia, conosciuto
l’inghippo, avrebbe avuto venti giorni per disconoscere il “ghe
pensi mì” senisiano, ma il finale del “pasticciaccio brutto” è
ignoto ai più.
Arriva agosto. La Regione Calabria riceve gli incartamenti
Ansaldo, ma la notizia, pure in questo caso, resta ben
custodita. Nel resto d’Italia, intanto, prende piede la rivolta
contro la legge sbloccacentrali. <<Deploriamo – denuncia il Wwf
– la filosofia emergenziale ispiratrice della legge. La VIA è
stata ridotta a poca cosa, mentre gli enti locali vengono
mortificati: l’autorizzazione unica avrà automaticamente effetto
di variante degli strumenti urbanistici. La sospensione
dell’inchiesta pubblica, poi, elimina la trasparenza e la
facoltà di accesso dei cittadini alle informazioni>>.
Le preoccupazioni per una “elettrificazione selvaggia” della
Penisola, e gli evidenti contrasti con gli articoli della
Costituzione in tema di federalismo, nonché con diverse
direttive europee, inducono alla sollevazione le Regioni.
L’Emilia Romagna guida il trenino degli scontenti, ed il 5
settembre, in sede di Conferenza Unificata Stato – Regioni –
Città, vengono quantomeno individuati dei <<criteri generali di
valutazione dei progetti di costruzione ed esercizio di impianti
di produzione elettrica>>, fermo restando l’impianto legislativo
sancito dalla legge d’aprile.
Il resto è cronaca recente. A Cassano sbarcano i comitati cugini
sparsi per il comprensorio, e cavano fuori dal progetto Ansaldo
le prime incongruenze. Mancherebbero infatti <<statistiche
sanitarie o studi relativi al territorio della provincia di
Cosenza>>, con riferimento alla salute pubblica. La questione
diventa tema di un esposto indirizzato allo “sterilizzato”
Ministero dell’Ambiente. In contemporanea, sul punto viene
convocata, per il 22 di ottobre, l’assemblea consiliare. Ma il
malcontento cresce: martedì sera i comitati vanno a Palazzo di
città per incontrare il sindaco, ma all’appuntamento trovano
anche i tecnici Ansaldo. Succede il finimondo. Con gli uomini
del colosso energetico costretti ad una sapiente ritirata
strategica, incorniciata dal palpabile imbarazzo degli
amministratori.
Morale: cittadini, consiglio comunale e comitati si agitano, ma
per loro potrebbe aver già deciso qualcun altro. Farlo digerire
ai cassanesi, eventualmente, sarà un po’ dura.
Gianpaolo Iacobini |