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<<E’ ininfluente che l’iter vada avanti: per noi è preminente la
volontà popolare>>.
Chicco Tagliaferri, l’ingegnere delegato dall’Ansaldo a seguire
e curare le vicende della centrale termoelettrica che la sua
azienda vorrebbe costruire nelle campagne di Doria non ha dubbi:
davanti al Ministero per le attività produttive la procedura
avviata per ottenere il rilascio dell’autorizzazione necessaria
alla realizzazione dell’impianto prosegue, ma l’Ansaldo non
vestirà i panni del colonizzatore industriale e si inchinerà
davanti al popolo sovrano.
<<Generalmente – spiega Tagliaferri – nelle nostre valutazioni
rivestono un peso decisivo tre fattori: impatto ambientale,
compatibilità economica dell’investimento, volere delle comunità
locali>>. A Cassano questo terzo elemento è preceduto dal segno
negativo: contrari i cittadini, contrario, sia pur con le
ripetute perplessità di Palazzo di città, il consiglio comunale.
<<La palla – conferma il dirigente Ansaldo – è ora nelle mani
delle istituzioni locali e centrali. Noi non andremo mai contro
la volontà popolare>>. Se un accordo si troverà, bene.
Altrimenti via, verso altri lidi. Niente sconti, però, per chi
tenta di incrinare la bontà del progetto Ansaldo in materia di
ambiente ed occupazione. Le critiche, in questo caso,
coinvolgono Antonio Perna, il professore universitario messinese
chiamato nei giorni scorsi dalla Chiesa cassanese ad esprimere
il proprio punto di vista sui pregi della centrale
termoelettrica pensata per Doria. Ne era uscito un quadro a
tinte fosche, che Tagliaferri non condivide. Assolutamente. <<Né
dal punto di vista ambientale – spiega – né da quello dei
risvolti occupazionali. Secondo Perna un impianto come il
nostro, da poco meno di 800 megawatt termici, darebbe lavoro, in
pianta stabile, a circa trenta persone. Le nostre stime parlano
di un numero variabile tra le 80 e le 120 unità, cui andrebbero
ad aggiungersi i lavoratori dell’indotto>>.
Visioni contrastanti ed inconciliabili. In mezzo l’ecumenico
sindaco Roberto Senise. Che ribadisce il no amministrativo, ma
dal punto di vista politico lascia ancora aperto qualche
spiraglio. L’assemblea consiliare aveva deliberato la propria
netta contrarietà lo scorso 17 di dicembre? <<Confermo –
commenta Senise – che il provvedimento adottato dal consiglio è
stato inviato a tutti gli enti interessati alla vicenda, dal
Ministero alla stessa Ansaldo>>. Una sbirciatina alla posta
municipale in partenza testimonia l’avvenuto invio del plico con
protocollo del 2 gennaio 2003.
Tutto a posto, dunque? Quasi. L’iter ministeriale, come nessuno
smentisce, prosegue comunque. Alla fine, se Cassano davvero non
vorrà, la centrale emigrerà da qualche altra parte. Intanto,
però, il primo cittadino spera ancora. <<La partita – dice – è
chiusa. Se però i cassanesi dovessero convincersi, e la città
dimostrasse con forza la propria disponibilità ad accogliere la
centrale e i pregi alla stessa collegati, allora qualcosa
potrebbe cambiare>>.
Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi: passa il tempo, ma la musica
non cambia.
Gianpaolo Iacobini |