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Tra
finti squali e veri delfini, pescherecci e gozzi, cronaca di un
giorno in mare con gli uomini della Guardia Costiera.
Sull’estate che avanza e si appresta a doppiare la boa del
Ferragosto, vigilano i marinai dell’Ufficio Circondariale
Marittimo di Corigliano, agli ordini del Tenente di Vascello
Marcello Notaro. Deputati al controllo della fascia di litorale
che da Cariati sale verso nord, fino alle balze di Rocca
Imperiale.
Le migliaia di turisti e diportisti che affollano lo Ionio
cosentino moltiplicano gli impegni, ma ogni promessa è debito.
Così, alla vigilia del giorno più “caldo” dell’anno, una
pattuglia di cronisti viene ammessa a bordo delle motovedette
dei Guardacoste.
Sembra un’allegra gita, ma è una missione in piena regola: si
salpa dalle banchine coriglianesi su “Charlie Papa 504”, la
vedetta che ogni giorno fa la spola tra Cariati e Corigliano. A
bordo il comandante, capo Pino Balbi, e i sottocapi Angelo
Gallitelli e Salvatore Gangi. Saluti e strette di mano, quindi
via. Verso il mare aperto.
All’uscita del porto, Cp 504 piega la prua verso Capo Trionto e
offre un assaggio delle proprie potenzialità: due motori diesel
da 275 cavalli l’uno, sei cilindri in linea, apparato propulsivo
a idrogetti ed un’autonomia di 250 miglia nautiche, garantita da
serbatoi da 750 litri. Con velocità massima di 38 nodi. Varata
nel 1981, Cp 504 andrà in pensione il prossimo settembre. Con
gran dispiacere dell’affezionato equipaggio, già pronto,
tuttavia, a coccolare la nuova vedetta classe 500 destinata al
Circomare.
Si naviga sotto costa, come ogni giorno, a duecento metri dalla
battigia. <<Generalmente – spiega capo Balbi – svolgiamo
attività di pattugliamento, controllando imbarcazioni e
pescherecci, e puntiamo molto sulla prevenzione>>. Lasciata alle
spalle Schiavonea, superate le ciminiere Enel di contrada Sant’Irene,
la gazzella dei mari si affaccia su Momena e Torrepinta, ferite
nell’orgoglio e nell’ambiente. Un gozzo con due pescatori viene
sottoposto a verifiche. Un motoscafo con tranquilla famigliola
viene invitato a rispettare le distanze, poi nulla di più:
giornata piatta. Come lo Ionio scaldato dal sole ritrovato.
A mezzogiorno, però, si entra in azione. La centrale operativa
trasmette la segnalazione allarmata di alcuni bagnanti: squalo a
caccia dalla parti di località Fossa, comune di Rossano, al
confine con Mirto. Capo Balbi apre il gas, mentre il sottocapo
Gallitelli, direttore di macchina, tiene d’occhio i motori e le
mille spie che ne testano lo stato di salute. Nel frattempo, il
suo collega Gangi cura la strumentazione: radar, ecoscandaglio,
radio goniometro, gps satellitare.
Mezz’ora dopo, arriva il cessato allarme: due delfini mostrano
le loro pinne, rincorrendosi tra le onde di uno Ionio
rinfrescato da una leggera brezza di sud est.
La centrale viene avvisata, e Cp 504 riprende la sua marcia.
All’altezza di Capo Trionto si inverte la rotta, e il timone
punta su Sibari. Sulla strada del ritorno resta il tempo per
controllare un peschereccio: si controllano distanza dalla costa
e profondità del fondale, quindi si da l’ok. E la pesca
prosegue, come il placido viaggio della Cp 504.
Sul giornale di bordo non viene aggiunto altro: dopo aver
percorso venti miglia, si rientra in porto. Domani è un altro
giorno. Di quelli cruciali per il popolo delle vacanze e gli
angeli della Guardia Costiera.
Gianpaolo Iacobini |