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Venerdì 30 Agosto 2002

Cassano – Lo speleologo Elia si cala nella voragine di Corso Garibaldi


La Grotta di corso Garibaldi? Un budello di roccia dolomitica, tagliato da corsi d’acqua sulfurea e privo di vegetazione, che dal cuore della città si inabissa nelle viscere della terra, senza congiungersi al sistema carsico di “Sant’Angelo”.
Due ore dopo essersi tuffato nelle tenebre del sottosuolo, Giuseppe Elia riemerge con una faccia stanca ma soddisfatta. Subito costretta a far di conto con le domande delle decine di curiosi che hanno seguito, passo passo, l’esplorazione portata a termine dal ventottenne speleologo cassanese, autore della scoperta di numerose grotte e di una pianta, ribattezzata EG, sulla quale si è appuntato l’interesse della comunità scientifica internazionale.
Il racconto di una mattinata particolare, col traffico in tilt e i clacson sapientemente muti, si apre di buon ora. Il Comune concede il via libera alla missione, ed Elia, membro del gruppo speleologico “Lo Sparviere”, con sede ad Alessandria del Carreto, si cala nella voragine assistito da un suo collega.
l primo tuffo lo porta nella stanza posta a una profondità di cinque metri, già visitata pochi mesi fa da un altro speleologo dello “Sparviere”, Alessandro La Rocca. Un vano di dimensioni modeste, di forma ellissoidale, costituito da uno spesso strato di roccia calcarea. L’ignoto è dietro l’angolo. O meglio, sotto terra. <<Questa – commenterà Elia al ritorno in superficie – è l’unica grotta di Cassano che va subito in verticale. Una cavità sicuramente interessante dal punto di vista tecnico, ma poco fruibile turisticamente>>.
Per amore della scienza, il “Manolo” cassanese si arma di corda e torcia, ed inizia la discesa agli inferi. Cunicoli stretti, da percorrere strisciando, e poi balze senza fondo. Elia scende fino a 25 metri, quindi arresta la sua marcia: troppo pericoloso andare oltre senza la strumentazione e l’assistenza logistica adeguate. Comunque quanto basta per scrivere un altro capitolo del libro dei sogni. <<Il corridoio orizzontale che mi ha permesso di raggiungere i 25 metri di profondità – racconta lo speleologo – si diparte dalla prima stanza, attraverso un foro d’ingresso largo non più di 60 centimetri. Un percorso difficile, in cui la temperatura aumenta man mano che si va giù, reso ostico dalla possibilità di crolli: in alcuni tratti la roccia si presenta friabile, anche se la grotta non sembra presentare problemi di stabilità>>.
Le sorprese, però, riguardano altro. Anzitutto il cemento trovato in gran quantità lungo il cammino. Frutto, probabilmente, degli scellerati tentativi di coprire una grotta ritenuta, inizialmente, un inutile fastidio. Fortunatamente, osservano gli specialisti dello “Sparviere”, la colata di calcestruzzo non ha provocato danni. Sospiro di sollievo: il discorso si sposta su questioni scientifiche. <<Mi sento di escludere – aggiunge Elia – collegamenti con le Grotte di Sant’Angelo e la vicina “Vucc’Ucciarda”. Piuttosto, è ipotizzabile un “apparentamento” con le sorgenti che alimentano le Terme Sibarite: ho avvertito ovunque un forte odore di acqua sulfurea, rinvenendo un laghetto e fanghi scuri. Simili, per l’appunto, a quelli presenti nelle Terme cassanesi e nella Grotta delle Ninfe di Cerchiara>>.
Molte certezze, un unico mistero. <<Vi è un tratto – rivela Elia – in cui s’avvertono forti spifferi d’aria fresca. Ciò rende probabile l’esistenza di un collegamento con aperture esterne>>.
Venticinque anni dopo il gruppo Boegan, la caparbietà di un giovane cassanese e dei suoi amici speleologi riaccende l’amore per le Grotte e segnala l’urgenza di un’approfondita campagna di studi.

Gianpaolo Iacobini

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