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Mercoledì 17 Aprile 2002

Cassano / Risultati del convegno su Eredità del Sud nella storia politica italiana - La questione meridionale resta ancora oggi insoluta


CASSANO JONIO – «L'eredità del Sud nella storia politica italiana»: è stato questo l'interessante tema di un affollato convegno tenutosi nel salone «Cesana» delle Terme Sibarite promosso dalll'associazione culturale «Nuova idea cittadina», che ha visto scrittori, storiografici di diversa scrittura confrontarsi su un tema di grande valenza culturale-sociale-politica-storica attinente un argomento molto delicato e dai risvolti molteplici, ossia la questione meridionale ancora oggi irrisolta. Il professore Giuseppe Trebisacce, ordinario di storia della pedagogia all'Università della Calabria, ha incentrato il suo intervento su tre direttrici, storicamente irrisolte, riproposte all'attenzione del dibattito politico e culturale nell'immediato dopoguerra: un blocco di potere moderato e conservatore, una grande disgregazione sociale, una situazione di forte arretratezza culturale e scolastica. L'oratore, dopo avere evidenziato che a distanza di 50 anni molti dei problemi di allora si trascinano irrisolti, ha affermato che è dal 1970 che non c'è un dibattito sulla questione meridionale o comunque non ha più la forza ideologica e politica di un tempo. E se non c'è tensione ideologica e impegno politico – ha rimarcato il cattedratico – diventa difficile organizzare una risposta forte del Mezzogiorno. Il volontariato da solo non basta. «Oggi – ha aggiunto Trebisacce – siamo in presenza di un intreccio nel quale buona parte del Mezzogiorno è protagonista e responsabile della sua stessa emarginazione in stretta correlazione con il centro del sistema di potere. Chi crede davvero che i gruppi dominanti meridionali vogliano davvero cambiare? Chi pensa che la classe politica meridionale possa stare al proprio posto senza un rapporto privilegiato con quella centrale? «La realtà – ha concluso Trebisacce – è poco esaltante ma è a partire dall'assunzione di questa consapevolezza che si possono creare le premesse per un'autentica inversione di tendenza che possa far sperare in un futuro diverso del nostro Mezzogiorno». Il vicario generale della Diocesi di Cassano, mons. Marcine Scaravaglione, ha quindi sostenuto che oggi il dato più preoccupante è ancora il problema della disoccupazione. Problema vecchio ma sempre esplosivo sottolineando come nell'era della globalizzazione non si riesce a trovare lo sbocco per un lavoro dignitoso e duraturo. «I cosiddetti lavori socialmente utili – a giudizio del prelato – sono palliativi che addormentano il problema ma non lo risolvono lasciando in piedi un precariato che incide sui giovani non solo economicamente ma soprattutto psicologicamente». E qui Scaravaglione ha messo in evidenza i rischi quali: la devianza, la microcriminalità, la droga, gli affari squallidi di tanti usurai che prolificano come pidocchi sul corpo sociale e su quello di tanti sventurati. Avviandosi alla conclusione, il vice vescovo ha detto che occorre insistere non solo sulla costruzione di infrastrutture non trascurando nel contempo la riconversione dell'agricoltura nel quadro della vocazione meridionale e delle esigenze imposte dall'essere membri dell'Unione Europea riconsiderare il ruolo del turismo. È necessaria – ha aggiunto il numero due della Diocesi Cassanese – la formazione culturale e professionale ad ogni livello che risponda a precise domande di occupazione qualificata, chiedendo, infine, ai politici degli Enti Locali, della Regione, della Nazione di riconsiderare la «questione meridionale» atteso che non si deve scherzare con le sofferenze dei popoli perché – ha rimarcato – se si globalizzerà il grido di dolore dei poveri sarà per tutti «pianto e stridore di denti». Lo scrittore e saggista Pierfranco Bruni ha poi affermato che il Meridione, a cominciare dalla sua storia, è divenuto sempre più non solo questione nazionale ma problema burocratico e che alla base della sua lettura vi sono due sfere che vanno lette anche geograficamente. C'è indubbiamente un fattore politico ma ce n'è un altro di natura economico-produttivo. Quello produttivo del post-industriale e quello culturale che riguarda sempre più nuovi saperi. Parlare di economia significa – ha argomentato Bruni – ritornare a riscoprire le identità culturali, storiche e produttive dell'Italia nell'Europa. E parlare di identità – ha sottolineato – in economia significa investire sui prodotti locali che risultano come catalizzatori in un rilancio di tutta un'economia che va certamente recuperata come modello d'investimento. «Il Sud che è nella letteratura assorbe – a parere di Bruni – tutta una contestualizzazione che ha un senso sia storico sia economico sia esistenziale. Ecco perché – ha concluso – è il Sud delle identità». Folta la rappresentanza di uomini politici tra cui il consigliere regionale Giovanni Dima, l'on. Giuseppe Aloise, l'assessore provinciale Rosetta Console. Numerosi i messaggi pervenuti al tavolo della presidenza tr cui quello dell'on. Domenico Pappaterra che ha evidenziato come la questione meridionale, assunta per decenni come priorità dalle varie classi dirigenti, non ha ancora trovato una piena risoluzione negli atti di governo. «Il compito di tutti noi – ha scritto Pappaterra – dalle varie postazioni in cui ci troviamo – dovrà essere quello di ridare slancio e vigore, oggi più che mai, al Sud e alla Calabria in particolare».

Antonio Franzese

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