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CASSANO JONIO – «L'eredità del Sud nella storia politica
italiana»: è stato questo l'interessante tema di un affollato
convegno tenutosi nel salone «Cesana» delle Terme Sibarite
promosso dalll'associazione culturale «Nuova idea cittadina»,
che ha visto scrittori, storiografici di diversa scrittura
confrontarsi su un tema di grande valenza
culturale-sociale-politica-storica attinente un argomento molto
delicato e dai risvolti molteplici, ossia la questione
meridionale ancora oggi irrisolta. Il professore Giuseppe
Trebisacce, ordinario di storia della pedagogia all'Università
della Calabria, ha incentrato il suo intervento su tre
direttrici, storicamente irrisolte, riproposte all'attenzione
del dibattito politico e culturale nell'immediato dopoguerra: un
blocco di potere moderato e conservatore, una grande
disgregazione sociale, una situazione di forte arretratezza
culturale e scolastica. L'oratore, dopo avere evidenziato che a
distanza di 50 anni molti dei problemi di allora si trascinano
irrisolti, ha affermato che è dal 1970 che non c'è un dibattito
sulla questione meridionale o comunque non ha più la forza
ideologica e politica di un tempo. E se non c'è tensione
ideologica e impegno politico – ha rimarcato il cattedratico –
diventa difficile organizzare una risposta forte del
Mezzogiorno. Il volontariato da solo non basta. «Oggi – ha
aggiunto Trebisacce – siamo in presenza di un intreccio nel
quale buona parte del Mezzogiorno è protagonista e responsabile
della sua stessa emarginazione in stretta correlazione con il
centro del sistema di potere. Chi crede davvero che i gruppi
dominanti meridionali vogliano davvero cambiare? Chi pensa che
la classe politica meridionale possa stare al proprio posto
senza un rapporto privilegiato con quella centrale? «La realtà –
ha concluso Trebisacce – è poco esaltante ma è a partire
dall'assunzione di questa consapevolezza che si possono creare
le premesse per un'autentica inversione di tendenza che possa
far sperare in un futuro diverso del nostro Mezzogiorno». Il
vicario generale della Diocesi di Cassano, mons. Marcine
Scaravaglione, ha quindi sostenuto che oggi il dato più
preoccupante è ancora il problema della disoccupazione. Problema
vecchio ma sempre esplosivo sottolineando come nell'era della
globalizzazione non si riesce a trovare lo sbocco per un lavoro
dignitoso e duraturo. «I cosiddetti lavori socialmente utili – a
giudizio del prelato – sono palliativi che addormentano il
problema ma non lo risolvono lasciando in piedi un precariato
che incide sui giovani non solo economicamente ma soprattutto
psicologicamente». E qui Scaravaglione ha messo in evidenza i
rischi quali: la devianza, la microcriminalità, la droga, gli
affari squallidi di tanti usurai che prolificano come pidocchi
sul corpo sociale e su quello di tanti sventurati. Avviandosi
alla conclusione, il vice vescovo ha detto che occorre insistere
non solo sulla costruzione di infrastrutture non trascurando nel
contempo la riconversione dell'agricoltura nel quadro della
vocazione meridionale e delle esigenze imposte dall'essere
membri dell'Unione Europea riconsiderare il ruolo del turismo. È
necessaria – ha aggiunto il numero due della Diocesi Cassanese –
la formazione culturale e professionale ad ogni livello che
risponda a precise domande di occupazione qualificata,
chiedendo, infine, ai politici degli Enti Locali, della Regione,
della Nazione di riconsiderare la «questione meridionale» atteso
che non si deve scherzare con le sofferenze dei popoli perché –
ha rimarcato – se si globalizzerà il grido di dolore dei poveri
sarà per tutti «pianto e stridore di denti». Lo scrittore e
saggista Pierfranco Bruni ha poi affermato che il Meridione, a
cominciare dalla sua storia, è divenuto sempre più non solo
questione nazionale ma problema burocratico e che alla base
della sua lettura vi sono due sfere che vanno lette anche
geograficamente. C'è indubbiamente un fattore politico ma ce n'è
un altro di natura economico-produttivo. Quello produttivo del
post-industriale e quello culturale che riguarda sempre più
nuovi saperi. Parlare di economia significa – ha argomentato
Bruni – ritornare a riscoprire le identità culturali, storiche e
produttive dell'Italia nell'Europa. E parlare di identità – ha
sottolineato – in economia significa investire sui prodotti
locali che risultano come catalizzatori in un rilancio di tutta
un'economia che va certamente recuperata come modello
d'investimento. «Il Sud che è nella letteratura assorbe – a
parere di Bruni – tutta una contestualizzazione che ha un senso
sia storico sia economico sia esistenziale. Ecco perché – ha
concluso – è il Sud delle identità». Folta la rappresentanza di
uomini politici tra cui il consigliere regionale Giovanni Dima,
l'on. Giuseppe Aloise, l'assessore provinciale Rosetta Console.
Numerosi i messaggi pervenuti al tavolo della presidenza tr cui
quello dell'on. Domenico Pappaterra che ha evidenziato come la
questione meridionale, assunta per decenni come priorità dalle
varie classi dirigenti, non ha ancora trovato una piena
risoluzione negli atti di governo. «Il compito di tutti noi – ha
scritto Pappaterra – dalle varie postazioni in cui ci troviamo –
dovrà essere quello di ridare slancio e vigore, oggi più che
mai, al Sud e alla Calabria in particolare».
Antonio Franzese |