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Sempre più vecchia, sempre più sola: Cassano si addentra nel
terzo millennio divorata dall’emigrazione e dalla disgregazione
sociale, indebolita dal cancro mafioso.
Hai voglia a parlare di rinascita, di futuro sostenibile, di
sperane assortite: visto dalle rive dell’Eiano, il futuro
semplicemente non esiste. Cancellato dalle cifre impietose che
ogni anno, con diabolica puntualità, gli istituti statistici
riversano sul Belpaese. Un intreccio di numeri e proiezioni per
delineare i contorni della nuova Cassano. Quella che, stando ai
piani di sviluppo elaborati negli anni ’80, avrebbe dovuto
immergersi nel XXII secolo facendo sfoggio di benessere, cultura
e progresso.
Invece così non è. Lo svela l’Istat, lo conferma l’Anci,
l’associazione dei comuni italiani, lo sottolineano Bankitalia e
i Ministeri del Lavoro e degli Interni. Leggere per credere.
In primo piano la situazione demografica. La soglia dei 20.000
abitanti, faticosamente sfiorata nel 1985, appare oggi solo un
lontano ricordo. In città si nasce ancora, e pure tanto, perché
la natalità si attesta su indici elevati, e si muore poco, per
grazia ricevuta da una longevità in espansione. Ma le strade che
portano al Nord sono più intasate che mai da braccia e cervelli.
Così, a fronte dei 18.125 residenti censiti il primo gennaio del
2000, stanno i 18.085 odierni. 204 le nascite nel corso del
2000, 157 le morti.
Quel che proprio non va è il raffronto tra arrivi e partenze.
Sebbene cresca e si consolidi una fiorente comunità di
extracomunitari, provenienti, in primis, dall’Albania e dal
Marocco, gli addii rovesciano i rapporti di forza. Con un saldo
migratorio negativo: su mille abitanti nove prendono le valigie
e volano via, in cerca di fortuna.
Chi, al contrario, resiste in città è costretto a fare i conti
con emergenze divenute ormai tristi abitudini. In cima
all’elenco spicca l’allarme criminalità. <<Il comprensorio della
Sibaritide – riferisce il rapporto annuale del 2000 sul fenomeno
della criminalità organizzata, elaborato dal Ministero degli
Interni – è una delle zone più esposte all’azione violenta del
crimine organizzato. In particolare, il territorio di Cassano
Ionio è prezioso crocevia per i traffici illegali di sostanze
stupefacenti>>.
A ruota segue la piaga della disoccupazione e del lavoro nero.
Alle migliaia di senza lavoro abitualmente conteggiati nelle
statistiche dell’Ufficio di collocamento, si sommano adesso i
tanti, non quantificabili, che cedono al richiamo del sommerso o
addirittura rinunciano a denunciare il proprio stato di
inattività.
Note positive? Spulciando, qualcosa si trova. Le imprese attive
nel territorio comunale, comprese quelle commerciali ed
artigiane, risultano essere 737, quelle agricole poco più di
1900. La vita, poi, nonostante tutto, pare scorrere nel migliore
dei modi: gli ultraottantenni sfiorano le 500 unità, mentre lo
scettro del primato è detenuto da una solitaria nonnina che di
primavere sulle spalle ne conta più di cento.
Tutto è perduto? I numeri, freddi e spietati, questo non lo
dicono. D’altronde, scavando ancora, una certa ricchezza, almeno
economica, non fa fatica ad emergere: 8.207 le autovetture
circolanti secondo l’Aci per le strade del paese, 16 milioni gli
euro depositati sui conti correnti accesi presso i quattro
sportelli bancari esistenti.
Un paradosso lampante e stridente. Buono a riempire le cronache
di un giorno, ma non a costruire l’avvenire di una comunità che
muore lentamente.
Gianpaolo Iacobini |
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