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Mercoledi 10 Aprile 2002

Cassano –  “Cresce l’emigrazione”.

 

Sempre più vecchia, sempre più sola: Cassano si addentra nel terzo millennio divorata dall’emigrazione e dalla disgregazione sociale, indebolita dal cancro mafioso.
Hai voglia a parlare di rinascita, di futuro sostenibile, di sperane assortite: visto dalle rive dell’Eiano, il futuro semplicemente non esiste. Cancellato dalle cifre impietose che ogni anno, con diabolica puntualità, gli istituti statistici riversano sul Belpaese. Un intreccio di numeri e proiezioni per delineare i contorni della nuova Cassano. Quella che, stando ai piani di sviluppo elaborati negli anni ’80, avrebbe dovuto immergersi nel XXII secolo facendo sfoggio di benessere, cultura e progresso.
Invece così non è. Lo svela l’Istat, lo conferma l’Anci, l’associazione dei comuni italiani, lo sottolineano Bankitalia e i Ministeri del Lavoro e degli Interni. Leggere per credere.
In primo piano la situazione demografica. La soglia dei 20.000 abitanti, faticosamente sfiorata nel 1985, appare oggi solo un lontano ricordo. In città si nasce ancora, e pure tanto, perché la natalità si attesta su indici elevati, e si muore poco, per grazia ricevuta da una longevità in espansione. Ma le strade che portano al Nord sono più intasate che mai da braccia e cervelli. Così, a fronte dei 18.125 residenti censiti il primo gennaio del 2000, stanno i 18.085 odierni. 204 le nascite nel corso del 2000, 157 le morti.
Quel che proprio non va è il raffronto tra arrivi e partenze. Sebbene cresca e si consolidi una fiorente comunità di extracomunitari, provenienti, in primis, dall’Albania e dal Marocco, gli addii rovesciano i rapporti di forza. Con un saldo migratorio negativo: su mille abitanti nove prendono le valigie e volano via, in cerca di fortuna.
Chi, al contrario, resiste in città è costretto a fare i conti con emergenze divenute ormai tristi abitudini. In cima all’elenco spicca l’allarme criminalità. <<Il comprensorio della Sibaritide – riferisce il rapporto annuale del 2000 sul fenomeno della criminalità organizzata, elaborato dal Ministero degli Interni – è una delle zone più esposte all’azione violenta del crimine organizzato. In particolare, il territorio di Cassano Ionio è prezioso crocevia per i traffici illegali di sostanze stupefacenti>>.
A ruota segue la piaga della disoccupazione e del lavoro nero. Alle migliaia di senza lavoro abitualmente conteggiati nelle statistiche dell’Ufficio di collocamento, si sommano adesso i tanti, non quantificabili, che cedono al richiamo del sommerso o addirittura rinunciano a denunciare il proprio stato di inattività.
Note positive? Spulciando, qualcosa si trova. Le imprese attive nel territorio comunale, comprese quelle commerciali ed artigiane, risultano essere 737, quelle agricole poco più di 1900. La vita, poi, nonostante tutto, pare scorrere nel migliore dei modi: gli ultraottantenni sfiorano le 500 unità, mentre lo scettro del primato è detenuto da una solitaria nonnina che di primavere sulle spalle ne conta più di cento.
Tutto è perduto? I numeri, freddi e spietati, questo non lo dicono. D’altronde, scavando ancora, una certa ricchezza, almeno economica, non fa fatica ad emergere: 8.207 le autovetture circolanti secondo l’Aci per le strade del paese, 16 milioni gli euro depositati sui conti correnti accesi presso i quattro sportelli bancari esistenti.
Un paradosso lampante e stridente. Buono a riempire le cronache di un giorno, ma non a costruire l’avvenire di una comunità che muore lentamente.

Gianpaolo Iacobini

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