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Una grotta, forse
collegata al sistema carsico di “Sant’Angelo”, in pieno centro
cittadino. Sotto l’asfalto di corso Garibaldi.
Su Cassano è scesa ormai la sera quando nei corridoi ovattati di
Palazzo di città rimbalza discreto l’eco di una scoperta
sensazionale: nelle viscere della città, all’angolo tra corso
Garibaldi e via Praino, esiste una cavità carsica di ampie
dimensioni, attraversata da due cunicoli. Uno, piegato verso
Nord, sembrerebbe puntare sulle Grotte di Sant’Angelo. L’altro,
rivolto ad Est, parrebbe invece dirigersi ai piedi della Pietra
del Castello, verso la caverna meglio nota come “Vucc’ucciarda”.
Un dedalo di sentieri, stretti, bassi e tortuosi, creati nel
corso dei millenni dall’incessante deflusso di corsi d’acqua
sotterranei, che potrebbero costituire riprova dell’antica
leggenda, ripresa più volte anche da testi scientifici, in
ossequio alla quale la città sarebbe sorta su un sistema carsico
esteso da nord ad est, avente come punti terminali i versanti
rocciosi della Pietra di San Marco e della Pietra del Castello.
Per il momento, però, resta solo da dare conto dell’eccezionale
rinvenimento.
La storia comincia qualche giorno fa, quando un ignaro
automobilista, in transito su corso Garibaldi, viene inghiottito
con la sua auto da una voragine. Sorta nello stesso punto in
cui, appena un mese prima, i tecnici del Settore Lavori Pubblici
erano intervenuti per riparare una presunta perdita dalla
condotta idrica.
Quegli scavi erano stati poi ricoperti con 35 metri cubi di
materiali inerti e calcestruzzo. Quando i tecnici riaprono
quella vecchia ferita del manto stradale per capire cosa sia
successo al sottosuolo fanno i conti con la prima sorpresa:
sabbia, pietrisco e cemento non ci sono più. Spariti nel nulla.
Davanti ai loro occhi solo il vuoto. Nero ed assoluto.
La questione cambia ufficio, e passa di mano. Finendo sulla
scrivania del vicesindaco Antonio Di Cicco. Delegato
all’Urbanistica e alla Protezione Civile.
La curiosità, e l’esigenza di garantire la sicurezza, conducono
ad una serie di accertamenti mirati. Del fatto vengono avvisati
i Dipartimenti nazionale e regionale della Protezione Civile,
l’assessorato regionale ai lavori pubblici, finanche il
Prefetto, al quale viene chiesto di spedire a Cassano il “Gruppo
nazionale difesa catastrofi”.
Nel frattempo, da Alessandria del Carreto, arrivano gli
speleologi dello “Sparviere”, guidati da Felice La Rocca. È lui
il primo a calarsi. Tre metri sotto il livello stradale,
s’affaccia la grotta. Di forma ellissoidale, larga poco più di
due metri e alta altrettanto, interamente rivestita di roccia
calcarea – dolomitica. Ai fianchi della cavità si aprono due
condotti carsici, dal diametro di sessanta centimetri l’uno.
A completare il quadro la relazione del geologo Giuseppe
Campanella. L’immissione nelle condutture della rete idrica e
fognaria di liquidi colorati consente di escludere perdite. La
grotta è frutto del fluire secolare dell’acqua. Probabilmente
sulfurea, come quella che, poco più a sud, sgorga dalla Pietra
delle Terme, a ridosso delle Terme sibarite. Di Cicco, scartata
categoricamente l’ipotesi di seppellire la grotta sotto una
colata di cemento, ordina di fugare ogni perplessità, e incarica
gli esperti di indagare. Suggerendo un’ispezione della “Vucc’ucciarda”,
per verificare la fondatezza della tesi favorevole al
collegamento integrato del sistema carsico, da sempre ricorrente
nei racconti degli anziani del paese. Forse già oggi se ne saprà
di più.
Intanto, tra passato e futuro,
riaffiorano dal sottosuolo i tesori di Cassano. Non sarà
petrolio, ma poco ci manca.
Gianpaolo Iacobini |
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