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Venerdi 12 Aprile 2002

Cassano – Scoperta una cavità carsica

 

Una grotta, forse collegata al sistema carsico di “Sant’Angelo”, in pieno centro cittadino. Sotto l’asfalto di corso Garibaldi.
Su Cassano è scesa ormai la sera quando nei corridoi ovattati di Palazzo di città rimbalza discreto l’eco di una scoperta sensazionale: nelle viscere della città, all’angolo tra corso Garibaldi e via Praino, esiste una cavità carsica di ampie dimensioni, attraversata da due cunicoli. Uno, piegato verso Nord, sembrerebbe puntare sulle Grotte di Sant’Angelo. L’altro, rivolto ad Est, parrebbe invece dirigersi ai piedi della Pietra del Castello, verso la caverna meglio nota come “Vucc’ucciarda”.
Un dedalo di sentieri, stretti, bassi e tortuosi, creati nel corso dei millenni dall’incessante deflusso di corsi d’acqua sotterranei, che potrebbero costituire riprova dell’antica leggenda, ripresa più volte anche da testi scientifici, in ossequio alla quale la città sarebbe sorta su un sistema carsico esteso da nord ad est, avente come punti terminali i versanti rocciosi della Pietra di San Marco e della Pietra del Castello.
Per il momento, però, resta solo da dare conto dell’eccezionale rinvenimento.
La storia comincia qualche giorno fa, quando un ignaro automobilista, in transito su corso Garibaldi, viene inghiottito con la sua auto da una voragine. Sorta nello stesso punto in cui, appena un mese prima, i tecnici del Settore Lavori Pubblici erano intervenuti per riparare una presunta perdita dalla condotta idrica.
Quegli scavi erano stati poi ricoperti con 35 metri cubi di materiali inerti e calcestruzzo. Quando i tecnici riaprono quella vecchia ferita del manto stradale per capire cosa sia successo al sottosuolo fanno i conti con la prima sorpresa: sabbia, pietrisco e cemento non ci sono più. Spariti nel nulla. Davanti ai loro occhi solo il vuoto. Nero ed assoluto.
La questione cambia ufficio, e passa di mano. Finendo sulla scrivania del vicesindaco Antonio Di Cicco. Delegato all’Urbanistica e alla Protezione Civile.
La curiosità, e l’esigenza di garantire la sicurezza, conducono ad una serie di accertamenti mirati. Del fatto vengono avvisati i Dipartimenti nazionale e regionale della Protezione Civile, l’assessorato regionale ai lavori pubblici, finanche il Prefetto, al quale viene chiesto di spedire a Cassano il “Gruppo nazionale difesa catastrofi”.
Nel frattempo, da Alessandria del Carreto, arrivano gli speleologi dello “Sparviere”, guidati da Felice La Rocca. È lui il primo a calarsi. Tre metri sotto il livello stradale, s’affaccia la grotta. Di forma ellissoidale, larga poco più di due metri e alta altrettanto, interamente rivestita di roccia calcarea – dolomitica. Ai fianchi della cavità si aprono due condotti carsici, dal diametro di sessanta centimetri l’uno.
A completare il quadro la relazione del geologo Giuseppe Campanella. L’immissione nelle condutture della rete idrica e fognaria di liquidi colorati consente di escludere perdite. La grotta è frutto del fluire secolare dell’acqua. Probabilmente sulfurea, come quella che, poco più a sud, sgorga dalla Pietra delle Terme, a ridosso delle Terme sibarite. Di Cicco, scartata categoricamente l’ipotesi di seppellire la grotta sotto una colata di cemento, ordina di fugare ogni perplessità, e incarica gli esperti di indagare. Suggerendo un’ispezione della “Vucc’ucciarda”, per verificare la fondatezza della tesi favorevole al collegamento integrato del sistema carsico, da sempre ricorrente nei racconti degli anziani del paese. Forse già oggi se ne saprà di più.
Intanto, tra passato e futuro, riaffiorano dal sottosuolo i tesori di Cassano. Non sarà petrolio, ma poco ci manca.

Gianpaolo Iacobini

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