bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
 
 



































 

Lunedì 23 Aprile 2002

Cassano – Le Grotte di Sant’Angelo rinnovano la loro magia – Parlano Giovambattista Graziadio e Pietro Salmena, due “veterani” del complesso carsico.


Voglia di Grotte: fiorisce in città la discussione sulle gemme di “Sant’Angelo”.
Riaperti i cancelli del primo, breve tratto delle Grotte, Cassano ritrova il perduto amore per il complesso carsico adagiato sulle pendici del monte Astrolomo.
Dalle cantine e dalle soffitte emergono libri e foto ingiallite, mentre dal buio della memoria fanno capolino i ricordi della gioventù e le speranze future.
Il primo a farsi vivo con i cronisti per raccontare un’esperienza particolare è Giovambattista Graziadio. Oggi commerciante, ma tra il 1977 ed il 1980 assessore comunale al Turismo. <<All’epoca, d’intesa con la Sovrintendenza – ricorda Graziadio –  riuscimmo a far finanziare quattro campagne di ricerche, portate avanti dal gruppo triestino “Boegan”. Un lavoro che continuò la precedente opera di illustri professori, come Tinè e Peroni, e che diede vita ad un filone inesauribile di testi scientifici, saggi, convegni  e addirittura poesie sull’argomento>>.
Un altro passo all’indietro, e lo scoop è servito. <<Le prime scoperte – rivela l’ex assessore – sono datate aprile 1961. In un giorno di primavera due giovani cassanesi, Leonardo Russo e Giuseppe Malomo, visitando per gioco e curiosità le Grotte, rinvennero ossa umane e cocci di vasi antichi: fu l’inizio della fiaba>>.
Ieri favola, oggi realtà appena abbozzata. E domani? <<Mi auguro – chiosa Graziadio – che vengano completate le indagini conoscitive e riprese le campagne di scavi>>.
Sulla stessa lunghezza d’onda lo speleo restauratore Pietro Salmena, che sul finire dei ’70 fu al fianco del “Boegan”. Oggi Salmena lavora tra le teche del Museo archeologico della Sibaritide. Ma allora era in prima fila. Sempre pronto ad immergersi nelle viscere della terra, armato di fune e torcia.<<Gli scavi e le ricerche – conferma – evidenziarono una frequentazione umana collocabile tra il neolitico medio e la tarda età del bronzo. In quegli anni, come già prima di noi, fin dal 1962, avevano fatto vari studiosi, ci imbattemmo anche in pregevole materiale ceramico, decorato con pitture policrome stilisticamente riferibili ad aree dell’Italia continentale, e in una gran quantità di schegge in selce ed ossidiana. Negli stessi luoghi – prosegue lo speleo restauratore cassanese –  si ritrovarono forme di inumazione di massa, risultate in seguito fondamentali per lo studio dei rituali funebri in età preistorica>>.Bei tempi andati. Ora resta da pensare al futuro. <<Riaperte le Grotte e la piccola reception, bisogna pensare anche alle strutture. Personalmente – propone Salmena, che tra l’altro è anche memro della Consulta nazionale della Uil sulle Belle Arti – ritengo opportuno privilegiare gli aspetti scientifici. Per quanto riguarda la ricettività, sarebbe forse il caso di mettere in piedi una struttura didattica in armonia con l’ambiente, evitando funghi in cemento e piastre girevoli>>.Tra ricordi e speranze, Cassano riabbraccia le sue Grotte.

Gianpaolo Iacobini

torna alle notizie

stampa

 Prenotatelo contribuirete alla crescita del sito.
Per  informazioni contattare la redazione info@cassanoalloionio.info












 

 

 


 



































 

|top|

© Copyright 2002 Web Study - Gaetano Zaccato www.zaccato.it