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Voglia di Grotte: fiorisce in città la
discussione sulle gemme di “Sant’Angelo”.
Riaperti i cancelli del primo, breve tratto delle Grotte,
Cassano ritrova il perduto amore per il complesso carsico
adagiato sulle pendici del monte Astrolomo.
Dalle cantine e dalle soffitte emergono libri e foto ingiallite,
mentre dal buio della memoria fanno capolino i ricordi della
gioventù e le speranze future.
Il primo a farsi vivo con i cronisti per raccontare
un’esperienza particolare è Giovambattista Graziadio. Oggi
commerciante, ma tra il 1977 ed il 1980 assessore comunale al
Turismo. <<All’epoca, d’intesa con la Sovrintendenza – ricorda
Graziadio – riuscimmo a far finanziare quattro campagne di
ricerche, portate avanti dal gruppo triestino “Boegan”. Un
lavoro che continuò la precedente opera di illustri professori,
come Tinè e Peroni, e che diede vita ad un filone inesauribile
di testi scientifici, saggi, convegni e addirittura poesie
sull’argomento>>.
Un altro passo all’indietro, e lo scoop è servito. <<Le prime
scoperte – rivela l’ex assessore – sono datate aprile 1961. In
un giorno di primavera due giovani cassanesi, Leonardo Russo e
Giuseppe Malomo, visitando per gioco e curiosità le Grotte,
rinvennero ossa umane e cocci di vasi antichi: fu l’inizio della
fiaba>>.
Ieri favola, oggi realtà appena abbozzata. E domani? <<Mi auguro
– chiosa Graziadio – che vengano completate le indagini
conoscitive e riprese le campagne di scavi>>.
Sulla stessa lunghezza d’onda lo speleo restauratore Pietro
Salmena, che sul finire dei ’70 fu al fianco del “Boegan”. Oggi
Salmena lavora tra le teche del Museo archeologico della
Sibaritide. Ma allora era in prima fila. Sempre pronto ad
immergersi nelle viscere della terra, armato di fune e
torcia.<<Gli scavi e le ricerche – conferma – evidenziarono una
frequentazione umana collocabile tra il neolitico medio e la
tarda età del bronzo. In quegli anni, come già prima di noi, fin
dal 1962, avevano fatto vari studiosi, ci imbattemmo anche in
pregevole materiale ceramico, decorato con pitture policrome
stilisticamente riferibili ad aree dell’Italia continentale, e
in una gran quantità di schegge in selce ed ossidiana. Negli
stessi luoghi – prosegue lo speleo restauratore cassanese – si
ritrovarono forme di inumazione di massa, risultate in seguito
fondamentali per lo studio dei rituali funebri in età
preistorica>>.Bei tempi andati. Ora resta da pensare al futuro.
<<Riaperte le Grotte e la piccola reception, bisogna pensare
anche alle strutture. Personalmente – propone Salmena, che tra
l’altro è anche memro della Consulta nazionale della Uil sulle
Belle Arti – ritengo opportuno privilegiare gli aspetti
scientifici. Per quanto riguarda la ricettività, sarebbe forse
il caso di mettere in piedi una struttura didattica in armonia
con l’ambiente, evitando funghi in cemento e piastre
girevoli>>.Tra ricordi e speranze, Cassano riabbraccia le sue
Grotte.
Gianpaolo Iacobini |