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Il
giro d’Europa in canoa per entrare nel guinnes dei primati e
conoscere i popoli, la cultura e i costumi del continente.
Rainer e Franziska Ulm sembrano una coppia di tranquilli
vacanzieri, sperduti tra le darsene dei Laghi di Sibari. Sposati
da sei anni, i due coniugi tedeschi nascondono però dietro il
loro volto abbronzato l’amore per l’avventura. Che li spinge a
riscoprire il gusto della vita solcando mari e fiumi europei.
All’inseguimento, tra l’altro, di un’impresa sportiva destinata
a rimanere scolpita nel librone dei guinnes.
L’avventura di Rainer e Franziska inizia il primo maggio del
duemila. Aiutati da un pool di sponsor, si lasciano alle spalle
il tran tran quotidiano: impiegata in una casa editrice lei,
funzionario della multinazionale Bosch lui. La sfida, o il
challenge, come dicono loro, parte dalle rive del Danubio. Da
percorrere per intero, fino a giungere nel mar Nero e da qui,
successivamente, risalire il Mediterraneo prima di entrare
nell’Atlantico per affrontare il rush finale, con l’arrivo
previsto ad Amburgo nell’ottobre del 2004.
Il bel Danubio blu di un tempo, adesso concentrato di rifiuti e
liquami industriali, li porta a toccare Austria, Slovacchia,
Ungheria, Serbia, Romania e Bulgaria. Splendidi panorami, ma
pure momenti spiacevoli. Come quando, sulle sponde rumene, dove
la povertà spinge la gente a rifornirsi d’acqua imbevibile, i
poliziotti arrestano la coppia, lamentando irregolarità
burocratiche.
Chiariti gli equivoci, il cammino riprende. Alla media di
quindici miglia al giorno. Dal mar Nero alle isole dell’Egeo
attraverso lo stretto dei Dardanelli. In balìa di onde alte
anche tre metri, osteggiati dal vento nemico. Alla fine, però,
arriva l’approdo sulle coste italiane, con lo scalo a Santa
Maria di Leuca, e da qui il successivo trasferimento a Taranto e
Sibari. In riva allo Ionio cosentino gli Ulm vengono ospitati ai
Laghi di Sibari, grazie alla disponibilità di Duilio Valente,
direttore tecnico dei Cantieri Nautici. Pochi giorni di riposo,
prima di riprendere la marcia verso Amburgo. L’occasione giusta
per raccontare peripezie e sogni. Franziska e Rainer parlano
bene l’inglese, ma riescono a farsi capire anche in italiano.
Elogiano la calda accoglienza riservata loro dagli italiani, e
con l’aiuto di una mappa illustrano il loro tragitto: 10.000
chilometri nel cuore dell’Europa unita. <<In diversi momenti –
confessa Franziska – abbiamo creduto di morire, sballottati da
onde e tempeste. Siamo protestanti, ma crediamo fortemente in
Dio, e siamo convinti che arriveremo al traguardo con il suo
aiuto>>. E quasi a riprova di una fede inossidabile, dai kayak,
lunghi 5 metri e larghi poco meno di uno, dotati di pagaie,
minuscole vele, gps, carte nautiche e telefono satellitare,
spunta una Bibbia. L’unico libro caricato a bordo.Poi, sotto il
sole di Sibari, Franziska e Reiner si scambiano un bacio e
salutano i cronisti: è già l’ora di ripartire verso quel sogno
chiamato vita.
Gianpaolo Iacobini |