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I politici sono convinti che l’aeroporto di Sibari assicurerà
sviluppo e ricchezza non solo alla Piana e alla provincia di
Cosenza ma all’intera Calabria e addirittura alla fascia ionica
lucana. L’aviosuperficie sibarita sarà uno scalo passeggeri ma
anche e soprattutto uno scalo merci, che dovrebbe spostare le
ricchezze agricole e agroalimentari locali nel resto d’Europa,
in tempo reale. Un posto in prima classe spetterà agli agrumi
della Sibaritide, già oggi apprezzati nei mercati di mezzo
mondo. E poi il turismo. Da anni gli imprenditori vacanzieri
della Piana si sgolano nel ripetere che lo Jonio cosentino piace
molto all’estero ma attira poco poiché per arrivarci su rotaia o
su strada è un’avventura. L’aeroporto cambierebbe subito le
carte in tavola, facendo schizzare in alto l’appetibilità
europea della Sibaritide. Che oltre a mare, sole, montagna,
terme e borghi medievali può vantare uno scrigno archeologico
tra i più illustri del pianeta: Sybaris. L’aviosuperficie può
davvero fare gola a mezza Calabria e parte della Basilicata.
Soprattutto con l’ammodernamento della A3 e le speranza per la
nuova 106 ionica e una dorsale ferroviaria almeno moderna.
Cosenza e l’Università distano poco più di 60 chilometri e 40
minuti d’auto dal nascente aeroporto. Poco meno di un’ora, su
rotaie, dalla stazione ferroviaria sibarita. A mezz’ora d’auto
c’è Policoro, a 50 minuti il Metapontino, a poco più di un’ora
Matera e il Tarantino. Più complesso il discorso col Tirreno,
anche se la prevista trasversale tra i due mari potrebbe
riaprire anche questa partita.
Domenico Marino |