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Questo
centro storico tanto bello eppure tanto brutto. Bello per i
vicoli, le piazze, gli stabili e i comignoli che conservano un
sapore antico e affascinante. Brutto perché gli stessi vicoli,
le stesse piazze, gli stessi stabili e gli stessi comignoli sono
“sporcati” da decenni d'abbandono. Una patina di trascuratezza
che avverti muovendoti in questo splendido caos di memorie e
tesori. La assapori con amarezza guardando le porte chiuse, le
saracinesche abbassate, la mancanza di gente per le vie;
ascoltando i racconti colmi di rimpianti da parte di cittadini e
commercianti che in questo borgo vivono e lavorano da decenni,
nonostante tutto. Come Lorenzo Leone, da trentacinque dietro il
bancone di una merceria in via Guerrazzi (“a 'nzalikeat”).
«Viviamo da anni una lenta ma progressiva fase calante, con la
gente che abbandona un centro storico mai ristrutturato. Da
amministrazioni di sinistra, centro e destra. Sono rimaste solo
case vuote, pochi anziani e qualcuno costretto dalle necessità.
Non credo d'azzardare troppo dicendo che stiamo toccando il
fondo. E probabilmente non solo nella parte antica. Non sono
pochi a confessarmi che di sera quasi hanno paura ad arrivare
sino a qui. Perché in strada non si muove nessuno. Eppure solo
una ventina d'anni addietro era tutto un pullulare di gente».
Non cambia registro e soprattutto non smorza l'amarezza don
Silvio La Padula, parroco della Cattedrale sistemata proprio nel
cuore del centro storico. «Basta farsi due passi in giro per
toccare con mano l'abbandono in cui soffre il nostro borgo
antico. Sono diventato il parroco di anziani e qualche malato.
L'ultimo paradosso è il blocco di una dorsale strategica nel
tessuto viario della zona. Non capisco perché non s'interviene
sulla straordinaria ricchezza rappresentata dal borgo antico.
Invece di sognare progetto faraonici sarebbe meglio recuperare e
valorizzare l'esistente. Non solo costa di meno ma farebbe bene
a tutti». Sul recupero quale primo e fondamentale passo è
d'accordo la dottoressa Silvana Gallo, che a due passi dal Duomo
gestisce una storica farmacia “storica”. «Basta guardare con
attenzione i centro storici che in altre regioni ma anche in
Calabria sono tanto decantati, per comprendere il valore del
nostro. Che, però, è abbandonato nella più totale indifferenza
non solo dalle istituzioni ma dagli stessi cittadini. Possibile
che nessuno si accorga dello spopolamento continuo e della
precarietà strutturale dei palazzi? Possibile che piazza Mercato
non possa essere altro che un parcheggio? E pensare che tanto la
Regione quanto l'Unione europea garantiscono finanziamenti a
iosa per eventuali interventi di ristrutturazione». Non
abbandona un leitmotiv di delusione il trentenne Raffaele Vidiri,
che nei vicoli del centro storico vive da sempre. «Sento il
dovere di ringraziare le coppie giovani che decidono di
risiedere qui, investendo per restaurare splendide abitazioni
antiche. Non sarebbe una cattiva idea se invece di fare
costruire in altre zone, a volte addirittura impervie e
pericolanti, si pensasse a sovvenzioni per quanti rimettono a
nuovo vecchie case, ridando vita ai palazzi e a tutto
l'ambiente».
Domenico Marino |