|
Con
un convegno di studio e celebrazioni ecumeniche, lo scorso 3
novembre Cassano Jonio (Cs) ha ricordato il suo figlio più
illustre, San Gregorio, nel millenario delle morte (1002-2002).
Nel corso del convegno, introdotto dal vescovo Domenico Graziani,
hanno relazionato il prof. Juan Sever Voicu, della Biblioteca
Vaticana, su «I Padri nella tradizione italo-greca» e la
professoressa Vera von Falkenhauser, dell'Università La
Sapienza, su «Gregorio di Cassano tra Oriente e Occidente». Nato
a Cassano intorno al 920, Gregorio ha il grande merito di aver
portato il fascino dell'Oriente e della sua spiritualità
monastica nel centro dell'Europa, in Germania, finora regno
secolare del monachesimo benedettino. Nei pressi di Aquisgrana,
infatti, a Burtscheid intorno all'anno mille fondò il monastero
greco dei Santi Martiri Apollinare e Nicola, su invito
dell'imperatore Ottone III e soprattutto della madre Teofano,
principessa bizantina, figlia dell'imperatore e di
Costantinopoli. Come ha scritto di recente il prof. Domenico
Minuto nel suo Profili di Santi della Calabria Bizantina (Reggio
Calabria 2002), di San Gregorio son pervenute due Vite, composte
una verso la metà del sec. XI da un suo discepolo nordico, che
però non ebbe modo di conoscere il santo, e l'altra da un suo
devoto tedesco quasi due secoli dopo. Al contrario della
seconda, ampiamente romanzata soprattutto per le notizie che
fornisce sulla famiglia del santo (lo dice tra l'altro figlio
dell'imperatore Niceforo Foca e fratello della principessa
Teofano), la prima, per quanto mutila, costituisce una fonte
storicamente più attendibile e corretta. Di nobile famiglia
cassanese, alla morte del padre Licastro, malgrado la madre Anna
cercasse di combinargli un matrimonio, Gregorio scelse la via
del sacerdozio prima e del monachesimo subito dopo, ritirandosi
nel monastero di S. Andrea presso Cerchiara, ai piedi del
Pollino. Ricevette l'abito monacale dall'egumeno S. Pacomio, che
lo introdusse «nella dolcezza della vita contemplativa». La sua
giornata si svolgeva tra preghiera, trascrizioni di testi sacri
(era un abile calligrafo), lettura e lavoro agricolo. Alla morte
di Pacomio venne chiamato a succedergli come ecumeno e guida
spirituale degli altri monaci, compito che svolse con grande
umiltà facendosi «ultimo servitore di tutti». Erano tempi duri
per la Calabria e per i monaci. Le continue incursioni degli
arabi, infatti, erano causa di devastazioni e ruberie, di cui
furono vittime gli stessi monaci. Fu proprio durante una di
queste incursioni, probabilmente quella del 986-87, che Gregorio
con altri due monaci cadde in mano araba. Si legge nella Vita
che al tentativo degli islamici di malmenarlo per le risposte
argute che dava alle loro domande, le mani di questi ultimi si
paralizzarono e solo la pietà del Santo fece ottenere loro la
guarigione. La fama della sua santità si sparge dovunque, per
cui Gregorio, amante della solitudine più che della notorietà,
cerca di nascondersi agli occhi indiscreti. Ma più si nasconde,
più è ricercato. Lo stesso Catepano, la massima autorità
bizantina del Sud Italia dopo la riforma, vuole farlo conoscere
all'imperatore, per cui lo fece condurre con la Forza ad Otranto
per imbarcarlo verso l'Oriente. Ma una tempesta sospinge la nave
in direzione opposta, per cui Gregorio invece che a
Costantinopoli arriva a Roma intorno al 997, dove fonda il
monastero del Ss. Salvatore. Qui conosce la corte di Ottone III
e incontra la principessa Teofano, che lo convince a seguirlo in
Germania per fondarvi, presso Aquisgrana, il menzionato
monastero dei Santi Apollinare e Nicola, noto come «Monasterium
Porcetense». La sua presenza in terra di Germania è testimoniata
da un diploma di Ottone III del 6 febbraio 1000, che lo menziona
come abate di quel monastero. E proprio ad Aquisgrana, come è
stato ricordato, muore mille anni fa il 4 novembre 1002, dopo
aver lasciato quel segno significativo di spiritualità orientale
a sigillo dell'ideale unità culturale cristiana, matrice
indelebile di un'Europa senza frontiere. Anche Gregorio di
Cassano, dunque, come del resto il contemporaneo S. Nilo di
Rossano, con la forza carismatica della sua spiritualità, ha
saputo porsi come anello di congiunzione tra le due culture
occidentale e orientale, dando un contributo concreto al sogno
dell'Europa unita che, dopo un millennio di disgregazioni e
lotte, sta finalmente ritrovando la sua naturale e profonda
ragione d'essere. All'opera di San Gregorio di Cassano e l'Anno
mille è dedicata una colta monografia curata da D. Domenico
Cirianni e pubblicata nel 1996 dall'Editoriale Progetto 2000.
Luigi Renzo |