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Messaggio natalizio ricco di significati religiosi, dottrinari e
umani del vescovo della millenaria Diocesi di Cassano, monsignor
Domenico Graziani. Il quale si è rivolto quasi personalmente a
ciascuno dei fedeli.
«La nascita di un bambino -ha scritto il presule- è come una
piccola luce il cui fulgore risplende in una luce più grande,
che si manifesta per gradi. La sensibilità della persona, la
consapevolezza del desiderio, il coinvolgimento della vita nella
sua integrità determinano l’intensità della folgorazione. C’è
come una forza che ti proietta verso qualcosa che ti trascende
in altezza e in profondità e ti fa collocare la nascita di
“quel” bambino nel fenomeno più grande della Natività: lì
sperimenti dolcezza, bontà ma anche forza, amore inverato nel
sacrificio, ricchezza proveniente da uno svuotamento. Se poi hai
la grazia di collegare la nascita all’atto di donazione del Dio
Amore, nel bimbo, che così ti appare agli occhi, fondi la tua
fiducia basilare, la capacità dell’abbandono, l’indefettibilità
dell’amore, l’ardore della speranza. Ti trovi così fervidamente
desideroso di cogliere la gioia e comunicarla agli altri con un
invito insistente, ancora più pressante, perché traluce nel tuo
volto e nella tua vita la sua verità. Oppure: il desiderio, che
quasi per una sorta incredibile di “connaturalità” ti appariva
come ovvio, ti diventa come un macigno che ti minaccia o ti
distrugge».
Monsignor Graziani ha insistito molto sulla nascita di Cristo
quale richiamo alla salvezza eterna.
«Questa percezione simbolica della Natività è cammino esemplare
per noi, via più immediata per cogliere il valore ed il
significato della Natività di Gesù. Nel bambino di Betlemme
siamo chiamati a riconoscere e adorare l’Agnello immolato. Come
nel sacrificio di Isacco, il Figlio di Dio Padre onnipotente, il
segno rivelatore dell’amore oltre ogni misura, che ti salva
iscrivendo il tuo nome nel Libro della vita che inizia con la
fondazione del mondo, che ti salva inserendoti in quella realtà,
che è il mondo nelle mani di Dio, intriso di gioia ma anche di
dolore innocente; nel dramma del dolore innocente ritrovi il
germe e il segno dell’Amore invincibile ed eterno. Se questa
possibilità non ti si apre, non puoi contemplare una natività né
tantomeno la Natività di Gesù. Tutt’al più, la puoi consumare
nel formalismo freddo di un rito ricorrente, nel quale comunque
prevale il primato della fruizione e del consumo di quella che
miseramente (per te) finisce con l’essere solo un’altra
opportunità per l’io. Se invece ti lasci prendere dall’onda
della grazia e ti lasci allargare il cuore, il riconoscimento
del Divin Bambino ti potenzia gli occhi e l’intelligenza: ti si
presenta la Nascita di Gesù come Rinascita, in Lui, primizia dei
salvati, di ogni uomo, di tutto il mondo. Ti trovi
sorprendentemente abilitato a gridare sui tetti la Bella
Notizia: la salvezza è possibile, il Salvatore è venuto, non
abbiamo da attendere nessun altro. Potremo far riferimento ai
segni della storia grande e piccola accanto e dentro di noi per
dire: la profondità e la forza dell’eternità si sintetizzano
dolcemente e semplicemente così: Gesù è nato per noi;
prostriamoci davanti a Lui e saremo salvi!»
Infine la tradizionale benedizione: «Abbiate questi sentimenti
nel nome di Gesù nel quale vi benedico tutti nelle vostre
famiglie».
Domenico Marino |