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Aeroporto: la società di gestione c’è. Adesso fuori i soldi.
Posta la <<pietra miliare>>, si inizia a fare sul serio. D’ora
in avanti, infatti, nessuno potrà più accampare alibi: gli
strumenti giuridici per la realizzazione e gestione dello scalo
aeroportuale sibarita esistono. Si passa alla fase due, quella
della costruzione. Ma senza soldi, e volontà politica certa, non
si andrà da nessuna parte.
Dubbi infondati? Piuttosto storiche perplessità.
Di aeroporti nella Piana si comincia a parlare negli anni ‘80.
Lo fa, da Cassano, l’allora parlamentare - sindaco – padrone del
Psi, Salvatore Frasca. Che nel commissionare il piano regolare
generale della città ionica, si preoccupa di prevedere un’area
da riservare ad uno scalo aeroportuale.
Passano i tempi, cambiano le mode ed i governi, ma l’aeroporto
resta al suo posto. Nonostante i tentativi di scippo. Nel 1997
la Regione Calabria approva il piano regionale dei trasporti:
Sibari ed il suo scalo ci sono. Immaginati come un possibile
punto di riferimento per una vasta area, che va dal Tirreno
cosentino allo Ionio lucano, coinvolgendo un potenziale bacino
d’utenza affollato da 700.000 e passa anime. Un aeroporto di
terzo livello, da tirar su in contrada “Olmo Torto”, ai margini
della statale 534, a metà strada tra Cassano e Corigliano, su
una superficie di settanta ettari. Unica la pista per il decollo
e l’atterraggio, inizialmente lunga due chilometri, in seguito
quasi raddoppiata ed oggi in attesa del necessario via libera
dell’Enac.
L’11 novembre del 1998 il sogno si trasferisce in Parlamento.
Cesare Marini, senatore dello Sdi, ne fa un disegno di legge.
Mentre nel 2000 uno studio di fattibilità commissionato dal
Dipartimento regionale Trasporti abbozza i tratti del nascituro
scalo, prevedendo un investimento da 90 miliardi delle vecchie
lire, il ddl Marini, e con esso gli stanziamenti governativi,
pari a circa 14 milioni di euro, s’impantanano nella palude
romana. Sul finire del 2001, in Calabria, la Consulta tecnica
della Regione approva il progetto esecutivo dell’opera.
Nell’estate 2002, invece, lo scalo sibarita diventa uno dei
punti cardine dell’accordo di programma quadro. Per il primo
lotto, da 11 milioni di euro, i fondi ci sarebbero. Per altri 10
milioni, necessari al completamento, si vedrà. <<Le difficoltà e
le opposizioni – ribadisce a più riprese Aurelio Misiti,
assessore regionale ai lavori pubblici - non mancano, ma non
cederemo: l’aeroporto lo vogliamo fortemente>>.
A Roma, intanto, inizia la via crucis. La partita si gioca al
Senato: la Commissione Ambiente approva, la Affari Istituzionali
no. Tra rinvii e contestazioni, si giunge all’ottobre 2002.
Marini insiste affinché <<venga approvata una legge di spesa che
consenta il trasferimento delle risorse previste (i famosi 14
euromilioni, ndc) in favore della Regione Calabria>>. I suoi
colleghi senatori frenano, e sollevano obiezioni di
incostituzionalità, scaricando sulla stessa Regione onori ed
oneri della complessiva realizzazione. Infine il compromesso: il
ddl, opportunamente rivisto, prosegue nel suo iter, ma il
traguardo è ancora lontano. E di finanziamenti, almeno di quelli
romani, a tutt’oggi non v’è ancora traccia.
Gianpaolo Iacobini |