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Martedì 3 Dicembre 2002

Cosenza – Una storia con troppi rinvii: per crederci servono anche i soldi -


Aeroporto: la società di gestione c’è. Adesso fuori i soldi.
Posta la <<pietra miliare>>, si inizia a fare sul serio. D’ora in avanti, infatti, nessuno potrà più accampare alibi: gli strumenti giuridici per la realizzazione e gestione dello scalo aeroportuale sibarita esistono. Si passa alla fase due, quella della costruzione. Ma senza soldi, e volontà politica certa, non si andrà da nessuna parte.
Dubbi infondati? Piuttosto storiche perplessità.
Di aeroporti nella Piana si comincia a parlare negli anni ‘80. Lo fa, da Cassano, l’allora parlamentare - sindaco – padrone del Psi, Salvatore Frasca. Che nel commissionare il piano regolare generale della città ionica, si preoccupa di prevedere un’area da riservare ad uno scalo aeroportuale.
Passano i tempi, cambiano le mode ed i governi, ma l’aeroporto resta al suo posto. Nonostante i tentativi di scippo. Nel 1997 la Regione Calabria approva il piano regionale dei trasporti: Sibari ed il suo scalo ci sono. Immaginati come un possibile punto di riferimento per una vasta area, che va dal Tirreno cosentino allo Ionio lucano, coinvolgendo un potenziale bacino d’utenza affollato da 700.000 e passa anime. Un aeroporto di terzo livello, da tirar su in contrada “Olmo Torto”, ai margini della statale 534, a metà strada tra Cassano e Corigliano, su una superficie di settanta ettari. Unica la pista per il decollo e l’atterraggio, inizialmente lunga due chilometri, in seguito quasi raddoppiata ed oggi in attesa del necessario via libera dell’Enac.
L’11 novembre del 1998 il sogno si trasferisce in Parlamento. Cesare Marini, senatore dello Sdi, ne fa un disegno di legge. Mentre nel 2000 uno studio di fattibilità commissionato dal Dipartimento regionale Trasporti abbozza i tratti del nascituro scalo, prevedendo un investimento da 90 miliardi delle vecchie lire, il ddl Marini, e con esso gli stanziamenti governativi, pari a circa 14 milioni di euro, s’impantanano nella palude romana. Sul finire del 2001, in Calabria, la Consulta tecnica della Regione approva il progetto esecutivo dell’opera.
Nell’estate 2002, invece, lo scalo sibarita diventa uno dei punti cardine dell’accordo di programma quadro. Per il primo lotto, da 11 milioni di euro, i fondi ci sarebbero. Per altri 10 milioni, necessari al completamento, si vedrà. <<Le difficoltà e le opposizioni – ribadisce a più riprese Aurelio Misiti, assessore regionale ai lavori pubblici - non mancano, ma non cederemo: l’aeroporto lo vogliamo fortemente>>.
A Roma, intanto, inizia la via crucis. La partita si gioca al Senato: la Commissione Ambiente approva, la Affari Istituzionali no. Tra rinvii e contestazioni, si giunge all’ottobre 2002. Marini insiste affinché <<venga approvata una legge di spesa che consenta il trasferimento delle risorse previste (i famosi 14 euromilioni, ndc) in favore della Regione Calabria>>. I suoi colleghi senatori frenano, e sollevano obiezioni di incostituzionalità, scaricando sulla stessa Regione onori ed oneri della complessiva realizzazione. Infine il compromesso: il ddl, opportunamente rivisto, prosegue nel suo iter, ma il traguardo è ancora lontano. E di finanziamenti, almeno di quelli romani, a tutt’oggi non v’è ancora traccia.

Gianpaolo Iacobini

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