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Uno spettro s’aggira per la Piana: ancora aperta la partita
sulla centrale termoelettrica Ansaldo. Palazzo di città ha
cambiato idea, ma l’Ansaldo afferma di non saperne niente.
Proprio così: l’iter burocratico relativo alla costruzione di
una centrale termoelettrica a metano tra le campagne di Doria è
ancora in corso. A fermarlo non è bastato, né poteva, il
simbolico ordine del giorno approvato il 21 ottobre 2002 dalla
maggioranza di centrodestra in consiglio comunale. Né, tantomeno,
le esternazioni a mezzo stampa del sindaco Roberto Senise. Né,
ancora, quelle della parlamentare Angela Napoli, che da membro
della Commissione Antimafia aveva denunciato gli interessi
illeciti che, a suo dire ed in linea di principio, <<si
agiterebbero dietro le centrali>>.
Come a dire: si fanno i conti senza l’oste. E l’oste, in questo
caso l’Ansaldo, puntualizza la propria posizione. La notizia la
regala un’agenzia di stampa: a parlare è Francesco “Chicco”
Tagliaferri, l’ingegnere ambientalista votato alla causa
dell’energia pulita, delegato dal colosso europeo a seguire le
peripezie dell’impianto doriano. Nessun cenno, questione di
stile, viene fatto ai commenti del primo cittadino, appresi dai
giornali. L’unica battuta viene spesa per raddrizzare il tiro
delle dichiarazioni targate Angela Napoli. <<Non credo – ribatte
Tagliaferri – che le organizzazioni malavitose possano trovare
grande interesse in affari dal basso profitto come le centrali
termoelettriche. Che mediamente hanno una redditività del 15%>>.
Per il resto, in casa Ansaldo ci si limita a sottolineare i
fatti, o meglio, il fatto: il famoso ordine del giorno. Quello
con il quale la maggioranza si limitava a negare agli
imprenditori dell’energia il sito di Doria, lasciando le porte
aperte ad altre, eventuali soluzioni. <<Abbiamo preso atto dell’odg
approvato in consiglio – racconta Tagliaferri – e stiamo
valutando il caso. Perché se è vero che è nostra intenzione
realizzare la centrale nel territorio comunale di Cassano, è
altrettanto vero che rispettiamo pienamente la volontà degli
enti e delle popolazioni locali. Non abbiamo problemi ad
ammettere che qualora il no fosse esteso dal sito indicato
inizialmente a tutto il comune, allora potremmo abbandonare
definitivamente l’ipotesi Cassano>>. Pure perché, è la
precisazione, <<il parere del Comune non ha mero valore
consultivo, ma conserva una sua forza. Anche dopo l’entrata in
vigore del cosiddetto decreto sbloccacentrali>>.
Sarà, ma intanto resta il paradosso di un Municipio che prima
offre massima disponibilità, poi ci ripensa, ma solo a metà.
Risultato: la procedura per la concessione dell’autorizzazione
unica, avviata a livello ministeriale romano, è tuttora in
corso. Leggermente frenata dalla contorsioni politiche
cassanesi, ma comunque in moto. <<Finora – aggiunge il dirigente
dell’Ansaldo – non abbiamo valutato l’ipotesi di un possibile
trasferimento dell’ipotizzata centrale in altra sede, perché non
è stato necessario. Lo faremo, eventualmente, se e quando ci
verranno proposte altre soluzioni. Compreso un sito in diverso
territorio comunale. A quel punto opereremo uno studio
approfondito, analizzando attentamente il rapporto tra costi e
benefici, e ci determineremo di conseguenza>>.
Fin qui l’Ansaldo. La questione “centrale” sbarcherà
probabilmente in consiglio nelle prossime settimane. Due mesi
dopo l’approvazione di un odg pilatesco e strabico.
Gianpaolo Iacobini |