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<<Noi vogliamo rimanere a Cassano, ma aiutateci a sconfiggere
quello che è divenuto un avvilente passaparola: A Cassano non
c’è niente, va tutto male, meglio andar via>>.
La Cgil chiama a raccolta professori, presidi, Chiesa ed
istituzioni per discutere di legalità e ruolo della scuola nella
rincorsa verso la normalità, ma nella mente resta l’appello di
Ivan Papasso, sedici anni appena, rappresentante degli studenti
medi liceali. Un intervento che avrebbe dovuto segnalare la
posizione dei giovani cassanesi, spesso senza voce, ancor più
sovente derubati dei loro diritti. S’è risolto, alla fine, in un
duro j’accuse: contro la politica, <<che insegue solo logiche
personalistiche>>, e contro le responsabilità delle generazioni
che hanno condotto la città allo sfascio, rifiutandosi, oggi, di
aprirsi al confronto ed arroccandosi dietro i merli del potere.
Un grido di dolore e ribellione: per le proposte, che pure non
mancano, ci sarà tempo e modo di entrare nei dettagli. Al resto,
seguendo i canoni della convegnistica ufficiale, hanno badato
gli altri ospiti. Chiamati dalla camera del Lavoro cassanese,
guidata da Giuseppe Sammarro, a discutere di scuola e legalità.
In platea, tra gli altri, Aldo Viola, preside dei licei, il
consigliere regionale Damiano Gagliardi, l’assessore provinciale
alla pubblica istruzione, Donatella Laudadio, il segretario
comprensoriale della Cgil, Paolo La Greca. Poi, ancora,
assiepati all’interno dell’auditorium “Franccesco Toscano” di
Lauropoli, monsignor Carmine Scaravaglione, vicario della
Diocesi di Cassano, don Mario Del Piano, referente
dell’associazione “Libera”, Franco Spingola, leader provinciale
della Cgil Scuola.
Ad aprire e coordinare i lavori Peppino Sammarro, con l’invito a
un <<costante impegno anticrimine>>. Sulla stessa frequenza
Spingola, per il quale <<la scuola deve concorrere a creare un
ambiente sociale in cui legalità e sicurezza siano fattori
cruciali per lo sviluppo. Non può limitarsi a trasferire
nozioni, ma deve formare cittadini con un alto senso delle
regole democratiche, della coscienza civile, della solidarietà
della legge, della giustizia, delle istituzioni>>. Esortazioni
raccolte e rilanciate da Viola, che ha sollecitato la città << a
riflettere su se stessa, ed a farlo subito, per continuare a
nutrire speranze di sopravvivenza>>. Quando il microfono è
passato agli esponenti della Chiesa, il problema è stato
affrontato nudo e crudo. Con tatto vaticano e dirompente forze
ideale. Don Scaravaglione non ha esitato ad indicare in
<<vigliaccheria ed omertà le ragioni che impediscono di uscire
dal guscio dell’individualismo ed aprirsi alla società>>. Il
salesiano Del Piano ha suggerito di imboccare una scorciatoia:
<<Non attendiamo i Palazzi, ma cominciamo a lavorare. La
legalità è una lezione quotidiana, e purtroppo i nostri giovani
respirano illegalità ad ogni piè sospinto>>. Quindi il dubbio:
<<Dov’è finito il patto per la legalità, firmato nel 1999 da 40
sindaci della Sibaritide e del Pollino?>>
Mancano risposte. Gli unici a saperne qualcosa sono i cassetti
dei famosi <<Palazzi>>, depositari di tanti segreti. La Cgil ha
trovato la chiave per aprirne qualcuno: almeno la legalità non è
più un tabù a Cassano e dintorni.
Gianpaolo Iacobini |