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Lunedì 23  Dicembre 2002

Lauropoli – Legalità, i giovani attaccano i politici


<<Noi vogliamo rimanere a Cassano, ma aiutateci a sconfiggere quello che è divenuto un avvilente passaparola: A Cassano non c’è niente, va tutto male, meglio andar via>>.
La Cgil chiama a raccolta professori, presidi, Chiesa ed istituzioni per discutere di legalità e ruolo della scuola nella rincorsa verso la normalità, ma nella mente resta l’appello di Ivan Papasso, sedici anni appena, rappresentante degli studenti medi liceali. Un intervento che avrebbe dovuto segnalare la posizione dei giovani cassanesi, spesso senza voce, ancor più sovente derubati dei loro diritti. S’è risolto, alla fine, in un duro j’accuse: contro la politica, <<che insegue solo logiche personalistiche>>, e contro le responsabilità delle generazioni che hanno condotto la città allo sfascio, rifiutandosi, oggi, di aprirsi al confronto ed arroccandosi dietro i merli del potere.
Un grido di dolore e ribellione: per le proposte, che pure non mancano, ci sarà tempo e modo di entrare nei dettagli. Al resto, seguendo i canoni della convegnistica ufficiale, hanno badato gli altri ospiti. Chiamati dalla camera del Lavoro cassanese, guidata da Giuseppe Sammarro, a discutere di scuola e legalità. In platea, tra gli altri, Aldo Viola, preside dei licei, il consigliere regionale Damiano Gagliardi, l’assessore provinciale alla pubblica istruzione, Donatella Laudadio, il segretario comprensoriale della Cgil, Paolo La Greca. Poi, ancora, assiepati all’interno dell’auditorium “Franccesco Toscano” di Lauropoli, monsignor Carmine Scaravaglione, vicario della Diocesi di Cassano, don Mario Del Piano, referente dell’associazione “Libera”, Franco Spingola, leader provinciale della Cgil Scuola.
Ad aprire e coordinare i lavori Peppino Sammarro, con l’invito a un <<costante impegno anticrimine>>. Sulla stessa frequenza Spingola, per il quale <<la scuola deve concorrere a creare un ambiente sociale in cui legalità e sicurezza siano fattori cruciali per lo sviluppo. Non può limitarsi a trasferire nozioni, ma deve formare cittadini  con un alto senso delle regole democratiche, della coscienza civile, della solidarietà della legge, della giustizia, delle istituzioni>>. Esortazioni raccolte e rilanciate da Viola, che ha sollecitato la città << a riflettere su se stessa, ed a farlo subito, per continuare a nutrire speranze di sopravvivenza>>. Quando il microfono è passato agli esponenti della Chiesa, il problema è stato affrontato nudo e crudo. Con tatto vaticano e dirompente forze ideale. Don Scaravaglione non ha esitato ad indicare in <<vigliaccheria ed omertà le ragioni che impediscono di uscire dal guscio dell’individualismo ed aprirsi alla società>>. Il salesiano Del Piano ha suggerito di imboccare una scorciatoia: <<Non attendiamo i Palazzi, ma cominciamo a lavorare. La legalità è una lezione quotidiana, e purtroppo i nostri giovani respirano illegalità ad ogni piè sospinto>>. Quindi il dubbio: <<Dov’è finito il patto per la legalità, firmato nel 1999 da 40 sindaci della Sibaritide e del Pollino?>>
Mancano risposte. Gli unici a saperne qualcosa sono i cassetti dei famosi <<Palazzi>>, depositari di tanti segreti. La Cgil ha trovato la chiave per aprirne qualcuno: almeno la legalità non è più un tabù a Cassano e dintorni.

Gianpaolo Iacobini

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