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 Martedì 02 Luglio 2002

Cassano Ionio - I Cassanesi vogliono il Pronto Soccorso


I Cassanesi chiedono un Pronto Soccorso? Dopo l’inaugurazione, nel maggio 2001, della Postazione territoriale d’emergenza (118), la gente sembra ambire a un ambulatorio fisso ove trasportare feriti più o meno gravi. Lo dimostrano in maniera lampante i numerosi episodi durante i quali il personale medico in servizio alla Pet cittadina si trovano di fronte persone che giungono in Ospedale con auto private per accompagnare persone ferite e che sperano siano medicate in quello che, forse, credono sia un Pronto soccorso come tanti altri.
L’equivoco s’è creato sin dall’inaugurazione della Postazione territoriale d’emergenza. Affamata da decenni di bisogni sanitari inappagati e inappagabili, la collettività cassanese ha accolto gli specialisti del 118 come vera e propria manna piovuta dal cielo, riconoscendo in loro qualcuno cui potersi finalmente rivolgere per le eventuali emergenze mediche. Ecco perché, oltre a richiedere il “normale” pronto intervento attraverso il 118, spesso e volentieri individuano nella Pet un Pronto soccorso per qualsiasi emergenza. Oltre a creare problemi strettamente medici, in quanto gli specialisti in servizio alla Postazione non hanno né il dovere né soprattutto gli strumenti necessari per operare simili interventi, l’affollamento dinanzi la sede del 118 genera tutta una serie di difficoltà pratiche, col traffico eccessivo che impedisce un rapido movimento di manovra alle ambulanze. Senza considerare l’imbarazzo dei medici, costretti a negare l’intervento o magari operarne qualcuno “più possibile”, in barba alle direttive e correndo rischi personali, trattandosi di mansioni non previste e perciò “in nero”.
Per evitare il perpetuarsi di simili e spiacevoli episodi, nei giorni scorsi dalla Pet cittadina è partita una lettera per il sindaco, al comando carabinieri, alla polizia municipale, al direttore del distretto sanitario di Trebisacce e al direttore sanitario del presidio ospedaliero della cittadina ionica. Dopo avere illustrato il caso, precisando che l’intensità dell’equivoco è in aumento negli ultimi tempi, la missiva non nasconde che a volte la faccenda sfocia in «discussioni spiacevoli», che creano notevoli disagi al servizio e difficoltà alla Centrale operativa nella gestione delle chiamate. Ecco perché si chiede a ciascuno dei destinatari un «maggiore impegno nel volere informare la cittadinanza sul compito del servizio urgenza-emergenza, che esula certamente dall’obbligo di erogare prestazioni ambulatoriali o di pronto soccorso».

Domenico Marino

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