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I Cassanesi chiedono un Pronto Soccorso? Dopo l’inaugurazione,
nel maggio 2001, della Postazione territoriale d’emergenza
(118), la gente sembra ambire a un ambulatorio fisso ove
trasportare feriti più o meno gravi. Lo dimostrano in maniera
lampante i numerosi episodi durante i quali il personale medico
in servizio alla Pet cittadina si trovano di fronte persone che
giungono in Ospedale con auto private per accompagnare persone
ferite e che sperano siano medicate in quello che, forse,
credono sia un Pronto soccorso come tanti altri.
L’equivoco s’è creato sin dall’inaugurazione della Postazione
territoriale d’emergenza. Affamata da decenni di bisogni
sanitari inappagati e inappagabili, la collettività cassanese ha
accolto gli specialisti del 118 come vera e propria manna
piovuta dal cielo, riconoscendo in loro qualcuno cui potersi
finalmente rivolgere per le eventuali emergenze mediche. Ecco
perché, oltre a richiedere il “normale” pronto intervento
attraverso il 118, spesso e volentieri individuano nella Pet un
Pronto soccorso per qualsiasi emergenza. Oltre a creare problemi
strettamente medici, in quanto gli specialisti in servizio alla
Postazione non hanno né il dovere né soprattutto gli strumenti
necessari per operare simili interventi, l’affollamento dinanzi
la sede del 118 genera tutta una serie di difficoltà pratiche,
col traffico eccessivo che impedisce un rapido movimento di
manovra alle ambulanze. Senza considerare l’imbarazzo dei
medici, costretti a negare l’intervento o magari operarne
qualcuno “più possibile”, in barba alle direttive e correndo
rischi personali, trattandosi di mansioni non previste e perciò
“in nero”.
Per evitare il perpetuarsi di simili e spiacevoli episodi, nei
giorni scorsi dalla Pet cittadina è partita una lettera per il
sindaco, al comando carabinieri, alla polizia municipale, al
direttore del distretto sanitario di Trebisacce e al direttore
sanitario del presidio ospedaliero della cittadina ionica. Dopo
avere illustrato il caso, precisando che l’intensità
dell’equivoco è in aumento negli ultimi tempi, la missiva non
nasconde che a volte la faccenda sfocia in «discussioni
spiacevoli», che creano notevoli disagi al servizio e difficoltà
alla Centrale operativa nella gestione delle chiamate. Ecco
perché si chiede a ciascuno dei destinatari un «maggiore impegno
nel volere informare la cittadinanza sul compito del servizio
urgenza-emergenza, che esula certamente dall’obbligo di erogare
prestazioni ambulatoriali o di pronto soccorso».
Domenico Marino |