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Sconfiggere la violenza coltivando lo sviluppo sostenibile: la
Chiesa cassanese condanna la follia omicida e tratteggia un
futuro finalmente diverso per l’Alto Ionio.
Monsignor Domenico Graziani è il Vescovo di una Diocesi avvinta
dalla piovra mafiosa. Tra la Sibaritide e il Pollino, da venti
anni ormai, i fatti di sangue sono cronaca ricorrente, come del
resto le storie di prostituzione, droga, illegalità diffusa.
Anime ribelli di una società inquieta, che si agita su uno
sfondo istituzionale diviso e traballante.
Il recente evento delittuoso, l’assassinio dell’imprenditore
edile Gaetano Guzzo, è solo l’ultimo grano di un lunghissimo
rosario di morti. Eventi tra loro diversi per moventi e
modalità, ma tutti uniti dal sottile filo nero del terrore.
Acuito, in questo caso, dalla violazione di un luogo simbolo,
piazza delle Libertà, a Lauropoli. Ai piedi della scalinata
della chiesa “Sacri Cuori”, a pochi metri dall’oratorio dei
fanciulli del quartiere. Nel cuore di rione Capolanza, dove nel
maggio 2001 proprio la parrocchia dei “Sacri Cuori”, in
collaborazione con il mondo del volontariato locale e
l’associazione “Libera” tenne a battesimo la fragile rete
antimafia cassanese.
Adesso, pochi giorni dopo quei cinque colpi esplosi da una
calibro 7.65, arrivano le parole del Vescovo. Pacate ma ferme.
Tese alla naturale condanna di un vile gesto, ma piene di
speranza e foriere di un messaggio di pace. Indirizzato, in
particolare, alle giovani generazioni. <<Mentre esprimiamo la
nostra amarezza ed il nostro sgomento di fronte al fatto
criminoso di domenica scorsa – dice don Graziani, originario di
Calopezzati e pertanto profondo conoscitore della Sibaritide –
riconfermiamo che la violenza, contro - potere dei disperati,
non risolve alcun problema, pregiudicando anzi la capacità
stessa di individuare e sciogliere i nodi esistenti>>.
Da morte e distruzione, ammonisce il Vescovo, non germoglieranno
mai buoni frutti. E nel tentativo di traghettare la Calabria
citeriore verso una nuova cultura di vita, il pastore della
Diocesi invita la Chiesa e i suoi figli a mobilitarsi.
<<Affinché la memoria dell’ucciso e di tutti gli uccisi della
nostra terra – aggiunge Monsignor Graziani – resti comunque in
benedizione della luce di Cristo, unico signore della Storia,
sottolineiamo che già da oggi ci stiamo occupando, con
stringente rigore metodologico, di sviluppo sostenibile, di uno
sviluppo cioè che risponda ai bisogni dell’oggi senza
compromettere la risposta ai bisogni di domani, e che non macchi
in nessun modo la terra che è di Dio, come ogni vita>>.
Pochi concetti, chiari e lineari, per voltar pagina. Opponendo
allo strapotere della violenza un modello di sviluppo inedito,
fondato su valori e principi etici innovativi, rafforzato
dall’attivismo della Diocesi di Cassano.
Per centrare l’obiettivo e tradurre in concretezza quello che
per il momento è solo un desiderio, peraltro condiviso e
sostenuto dalle organizzazioni del volontariato cassanese e dal
crescente impegno dell’universo giovanile, Monsignor Graziani ha
invitato in città Giuliana Martirani, docente di geografia dello
sviluppo presso l’università napoletana “Federico II”, autrice
di diversi saggi su pace e cooperazione, collaboratrice dell’Onu
e della UE. Chiamata a progettare, insieme alle intelligenze
calabresi, lo sviluppo sostenibile e non violento di un lembo di
Calabria in cerca di riscatto.
Gianpaolo Iacobini |