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Il punto nodale del problema mafioso è legato alla debolezza dei
sistemi di regolazione. Quella dell’ordinamento economico, in
particolare e poi anche sociale e della politica. In tale
contesto,uno dei punti determinanti per la crescita del fenomeno
mafioso è la contiguità di ciò che appare con ciò che è
illegale”. Lo ha affermato il professore Piero Fantozzi, preside
della Facoltà di Sociologia dell’Università della Calabria,
durante i lavori del convegno su : Il ruolo delle istituzioni
locali civili,scolastiche e religiose,nel contrasto e nella
prevenzione della delinquenza mafiosa e nella diffusione della
cultura della legalità ,promosso e organizzato dalla Sezione
Justitia e Pax della Diocesi di Cassano Ionio.
L’appuntamento è servito anche a ricordare e riflettere sulla
strage di Capaci che provocò la morte del giudice Giovanni
Falcone,della moglie Francesca Morbillo e degli uomini della
scorta,che insieme a Paolo Borsellino,giustiziato dalla piovra
pochi mesi dopo di Via D’Amelio sono negli ultimi dieci anni, da
quel tragico 23 maggio 1992,ma in verità lo erano anche prima,
indicati come simboli e riferimenti importanti nella lotta alla
mafia.
I lavori sono stati seguiti da una platea non tanto numerosa, ma
attenta e qualificata. Nell’intervento introduttivo l’avvocato
Roberto Falvo, profondo conoscitore del fenomeno a livello
locale e comprensoriale, nella sua circostanziata relazione ha
sottolineato importanti elementi del fenomeno. Il noto penalista
cassanese,dopo aver richiamato alcuni aspetti generali sul
concetto di mafia, evidenziando come il sistema mafia si
riconosce e si orienti inevitabilmente verso le istituzioni e
che proprio in tale legame di connivenze trova la sua
riproduzione,ha offerto un quadro dettagliato in merito alla
costruzione sul territorio dei fenomeni criminali,con
riferimenti specifici anche all’- esperienza cassanese e della
sibaritide. L’avvocato Falvo facendo spesso riferimento agli
atti processuali che hanno portato alla luce le attività
criminose messe in atto, ha raccontato la storia del locale di
Sibari, istituito e coordinato dal boss campano Giuseppe
Cirillo, insediatosi nel comprensorio con iniziative
imprenditoriali di copertura nel 1968.
La riflessione a più voci autorevoli e qualificate,è proseguita
con l’apporto dell’on. Rosario Chiriano, per il quale
l’argomento in discussione è una tematica che affascina e che
preoccupa. E’ una realtà da affrontare, approfondire e superare
perché la Calabria si riporti al passo con lo sviluppo
economico,sociale e culturale. Per Chiriano è necessario
recuperare l’etica educativa della famiglia,della scuola,dei
mass media e dello Stato e della Chiesa. A tale riguardo, l’uomo
di legge ha offerto vari elementi di riflessione;ha ricordato la
validità della dottrina sociale della chiesa; ha proposto il
pensiero di figure importanti come Don Italo Calabrò, che hanno
indicato sentieri e percorsi di rinascita di questa nostra terra
di Calabria.
Il professore Aldo Viola,preside dei Licei “R.L. Satriani” di
Cassano,a sua volta, si è soffermato sul rapporto tra scuola ,
legalità e giustizia. Secondo il prof. Viola, esiste una
discrasia evidente tra giustizia e legalità. E’ stata la volta
poi, del vicario generale della Diocesi di Cassano,mons. Carmine
Scaravaglione. L’autorevole rappresentante della chiesa
cassanese, ha sottolineato le varie situazioni di degrado che
albergano nella società regionale e locale e focalizzata
l’attenzione sulle tante contraddizioni che emergono e che di
fatto favoriscono l’espansione del fenomeno mafioso. Il
religioso, nel concludere il suo intervento ha invitato le varie
istituzioni a collaborare per la crescita della comunità . Le
ultime battute sono state del professore Fantozzi, che ha
coordinato gli interventi.
La società giusta,-ha rimarcato - è quella che noi riusciamo a
costruire dal basso e non quella che ci viene data dall’alto. E’
quella che pezzo pezzo costruiamo con fatica e con rischio verso
le cose giuste,affermando anche nel pericolo ciò che è
importante, senza fermarsi davanti alla prepotenza e alle
intimidazioni.
Così,ha concluso il prof. Fantozzi,i grandi testimoni della
lotta alla mafia e alla criminalità organizzata hanno affermato
i principi e creato i pilastri della difesa e non c’è modo
morbido,edulcorato senza rischi per difenderci ; non esiste,e
noi siamo responsabili perché spesso facciamo finta che tutto
ciò non è vero.-
Mimmo Petroni |