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Sabato  23 Marzo  2002

Cassano Ionio – E’ tornato a casa dall’Afghanistan

Cassano – Kabul andata e ritorno, lungo la rotta che dalla guerra porta alla pace. A guardarlo in viso Gaetano Cavaliere non sembra affatto un guerriero: sorriso mite, a tratti timido, gran voglia di vivere. Eppure lui, sottocapo in ferma breve nelle fila della Marina Militare, è uno dei protagonisti della spedizione italiana in Afghanistan. Kabul non l’ha mai vista, ma dal ponte della “Garibaldi” ha osservato gli Harrier V8 alzarsi in volo e puntare verso la disastrata terra dei talebani. Quattro mesi dopo, Cavaliere, e con lui altri due giovani cassanesi, Biagio Scorza e Francesco D’Aversa, entrambi residenti a Lauropoli, è ritornato a casa. Sbarcato a Taranto la notte del 18 marzo scorso. Una pacca sulla spalla agli amici conosciuti nel Golfo Persico, quindi il ritorno in città. Nell’indifferenza generale. Neppure un telegramma o una telefonata dalle istituzioni. Come se combattere per la pace fosse niente: così è se vi pare.  Intanto Cavaliere riassaggia il gusto della libertà e degli affetti. Stringe al petto la famiglia e la fidanzata, Simona, una graziosa fanciulla di Lauropoli, e accetta di rivivere brandelli di vita ormai consegnati all’album dei ricordi.  La partenza da Taranto, in una buia sera di novembre, cede il passo al ventiduesimo compleanno. Festeggiato montando la guardia mentre la “Garibaldi” si lasciava alle spalle il canale di Suez. Una malinconia che esplode, e diventa tristezza, a Natale.
<<E’ stato forse quello – ricorda il marinaio cassanese – il momento più duro. Un vuoto incredibile, colmato a stento con la fratellanza nata a bordo>>. Una vera città, la “Garibaldi”, popolata da oltre 900 militari. Sveglia alle 7, colazione, posti di lavaggio e poi tutti al lavoro. <<Il mio compito – rivela Cavaliere – era quello di curare la tenuta del magazzino dei ricambi meccanici. Fortunatamente, non abbiamo avuto guai durante la navigazione>>. Poco più di due settimane, per raggiungere il mare Arabico e gettare l’ancora davanti alle luci di Dubai, capitale degli Emirati Arabi Uniti. A un’ora di volo dalle desertiche valli afgane. Con gli americani che salgono sulla portaerei italiana per indicare gli obiettivi della missione.
Il tempo trascorre lento. Vietato, per ragioni di sicurezza, l’uso dei telefoni cellulari, l’Italia viene raggiunta telefonicamente ogni tre giorni. Il tutto sullo sfondo di esercitazioni e simulazioni d’attacco. Chimico ed aereo.
Agli inizi di Gennaio la faccenda sembra farsi seria. <<A bordo – ricorda Cavaliere – era scattato l’allarme giallo, ovvero il penultimo gradino prima dello stato di massima allerta. I voli si moltiplicarono, da quattro a otto missioni: un via vai incredibile>>.  A febbraio, invece, la tensione si raffredda, e dopo 84 giorni si scende a terra. Per le vie di Dubai. <<Una città stupenda. Mi hanno colpito il canto continuo dei muezzin, e i veli che coprivano i lineamenti delle donne. Un mondo affascinante>>.
Alla fine giunge l’ora del ritorno. Nel Golfo arrivano il “Durand De La Penne” e la “Maestrale”: il “Garibaldi”, la “Zeffiro”, la “Etna” e la “Aviere” risalgono la linea dell’equatore e approdano a Taranto, Italia. Dopo 119 giorni.
<<Ho riflettuto spesso – ammette Cavaliere – sui perché della spedizione. La guerra non piace a nessuno, ma credo che ognuno di noi si sia reso utile al perseguimento della pace. Devo ringraziare i miei familiari e la mia fidanzata: pensavo di non farcela, di scoppiare. Adesso sono fiero di me.  Mi sento più maturo. In mezzo alle sofferenze ho afferrato il valore ed il senso della vita>>.
Tra guerra e pace, piccoli uomini crescono. Storie eccezionali dall’apatica Cassano.

Gianpaolo Iacobini

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