|
La
terra trema, Cassano s’interroga: cosa succederebbe se il
terremoto arrivasse da queste parti?
Persone diffidenti, i cassanesi. Scorza dura, a proteggere
un’antica cordialità. Ventiquattr’ore dopo la tragedia molisana,
le edicole cittadine vengono svuotate di quotidiani come nei
giorni bui dei tanti omicidi di mafia. Vicende diverse, unite da
un elemento: la morte. Si parla, si discute, si litiga. E tutti
cercano di capire cosa potrebbe succedere se la terra tremasse
in città.
La prima risposta la fornisce la storia: dal 1750 ad oggi, le
scosse devastanti non sono state molte. Nel 1783, il 28 di
marzo, uno sciame sismico di potenza impressionante distrusse la
Cattedrale, poi ricostruita. Nel 1832 altro tremolìo, altre
distruzioni, ma nulla a che vedere con quel sesto grado della
scala Mercalli che attraversò il paese nel 1905: le uniche fonti
attendibili restano i giornali dell’epoca.
<<Attualmente – racconta il vicesindaco Tonino Di Cicco,
delegato alla Protezione Civile – la situazione è notevolmente
migliorata. Ci siamo dotati di un piano di protezione civile
comunale, e siamo sede del centro operativo misto
territoriale>>. La prevenzione, dunque, comincia ad essere un
concetto apprezzato, anche se non del tutto praticato. In caso
di terremoto, l’unità di crisi municipale e i volontari del Com
lauropolitano sarebbero in grado di mobilitarsi nel giro di
mezz’ora. A loro disposizione qualche camion, un’autobotte, una
ruspa, telefoni, radio, computer, due gruppi elettrogeni e
brandine per eventuali sfollati. Da raccogliere ed accudire in
tre aree: i campi sportivi di Cassano e Sibari, la stazione
ferroviaria sibarita. In tutto 250 posti a fronte di una
popolazione che supera le 18.000 anime. <<Adesso – aggiunge il
vicesindaco – siamo in attesa di essere autorizzati ad
attrezzare nuove aree di ammassamento, la più importante delle
quali a lato del centro Com>>.
Ma i ritardi del passato, ad ogni modo, restano difficili da
colmare. Così, se è vero che per legge, a partire dal 1964,
tutti gli edifici costruiti sulla scorta di regolari concessioni
edilizie dovrebbero essere antisismici, e quelli abusivi e poi
condonati essere dotati di relativi certificati di idoneità
statica, è altrettanto vero che spesso alla forma non
s’accompagna la sostanza. Risultato: i centri storici,
teoricamente quelli più a rischio, sovente reggono meglio delle
zone di recente costruzione. <<Sul punto – assicura Di Cicco –
siamo molto rigorosi. Gli accertamenti sono minuziosi, e da
qualche mese, al fine di evitare possibili raggiri, la Polizia
Municipale controlla attentamente il rispetto delle norme
all’interno dei cantieri aperti in città>>.
La tragedia di San Giuliano lascia comunque il segno. Di Cicco
pensa ai suoi figli, dieci anni il più grande, appena quattro la
più piccola, e si lascia andare ad un gesto di commozione. <<Mi
sento vicino – dice – a quelle famiglie>>. Poi garantisce:
<<Nelle prossime settimane avvieremo una serie di monitoraggi
anche sul patrimonio edilizio pubblico, scuole comprese>>.
Quelle stesse scuole in cui, annualmente, insegnanti ed alunni
svolgono almeno un’esercitazione per imparare come comportarsi
in caso di incendi e terremoti. Glielo hanno insegnato un anno
fa i Vigili del Fuoco. <<I piani di evacuazione – chiosa Di
Cicco – ci sono. Quello che manca è l’informazione>>. Un sorriso
e un gesto scaramantico chiudono la conversazione: Cassano non è
più quella del 1905, ma il terremoto fa sempre paura. Nonostante
tutto.
Gianpaolo Iacobini |