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Sabato 02 Novembre 2002

Cassano – Terremoto in Molise, Cassano s’interroga


La terra trema, Cassano s’interroga: cosa succederebbe se il terremoto arrivasse da queste parti?
Persone diffidenti, i cassanesi. Scorza dura, a proteggere un’antica cordialità. Ventiquattr’ore dopo la tragedia molisana, le edicole cittadine vengono svuotate di quotidiani come nei giorni bui dei tanti omicidi di mafia. Vicende diverse, unite da un elemento: la morte. Si parla, si discute, si litiga. E tutti cercano di capire cosa potrebbe succedere se la terra tremasse in città.
La prima risposta la fornisce la storia: dal 1750 ad oggi, le scosse devastanti non sono state molte. Nel 1783, il 28 di marzo, uno sciame sismico di potenza impressionante distrusse la Cattedrale, poi ricostruita. Nel 1832  altro tremolìo, altre distruzioni, ma nulla a che vedere con quel sesto grado della scala Mercalli che attraversò il paese nel 1905: le uniche fonti attendibili restano i giornali dell’epoca.
<<Attualmente – racconta il vicesindaco Tonino Di Cicco, delegato alla Protezione Civile – la situazione è notevolmente migliorata. Ci siamo dotati di un piano di protezione civile comunale, e siamo sede del centro operativo misto territoriale>>. La prevenzione, dunque, comincia ad essere un concetto apprezzato, anche se non del tutto praticato. In caso di terremoto, l’unità di crisi municipale e i volontari del Com lauropolitano sarebbero in grado di mobilitarsi nel giro di mezz’ora. A loro disposizione qualche camion, un’autobotte, una ruspa, telefoni, radio, computer, due gruppi elettrogeni e brandine per eventuali sfollati. Da raccogliere ed accudire in tre aree: i campi sportivi di Cassano e Sibari, la stazione ferroviaria sibarita. In tutto 250 posti a fronte di una popolazione che supera le 18.000 anime. <<Adesso – aggiunge il vicesindaco – siamo in attesa di essere autorizzati ad attrezzare nuove aree di ammassamento, la più importante delle quali a lato del centro Com>>.
Ma i ritardi del passato, ad ogni modo, restano difficili da colmare. Così, se è vero che per legge, a partire dal 1964, tutti gli edifici costruiti sulla scorta di regolari concessioni edilizie dovrebbero essere antisismici, e quelli abusivi e poi condonati essere dotati di relativi certificati di idoneità statica, è altrettanto vero che spesso alla forma non s’accompagna la sostanza. Risultato: i centri storici, teoricamente quelli più a rischio, sovente reggono meglio delle zone di recente costruzione. <<Sul punto – assicura Di Cicco – siamo molto rigorosi. Gli accertamenti sono minuziosi, e da qualche mese, al fine di evitare possibili raggiri, la Polizia Municipale controlla attentamente il rispetto delle norme all’interno dei cantieri aperti in città>>.
La tragedia di San Giuliano lascia comunque il segno. Di Cicco pensa ai suoi figli, dieci anni il più grande, appena quattro la più piccola,  e si lascia andare ad un gesto di commozione. <<Mi sento vicino – dice – a quelle famiglie>>. Poi garantisce: <<Nelle prossime settimane avvieremo una serie di monitoraggi anche sul patrimonio edilizio pubblico, scuole comprese>>. Quelle stesse scuole in cui, annualmente, insegnanti ed alunni svolgono almeno un’esercitazione per imparare come comportarsi in caso di incendi e terremoti. Glielo hanno insegnato un anno fa i Vigili del Fuoco. <<I piani di evacuazione – chiosa Di Cicco – ci sono. Quello che manca è l’informazione>>. Un sorriso e un gesto scaramantico chiudono la conversazione: Cassano non è più quella del 1905, ma il terremoto fa sempre paura. Nonostante tutto.

Gianpaolo Iacobini

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