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Eccezionale
ritrovamento: dalla notte dei tempi rispunta il “pupolicchio”,
fantoccio di pezza usato per tenere lontani gli spiriti malvagi.
Era murato in una casa del centro storico. Gli esperti
definiscono la scoperta <<significativa ed importante>>.
Un mucchio di pezza legato stretto da un possente spago, fino ad
assumere sembianze chiaramente umane poggiate su un mandarino
bucherellato e pieno di semi: il “pupolicchio” o “pupa”. Negli
usi popolari dei secoli scorsi ritenuto capace di allontanare
fatture, malocchi, spiriti maligni.
Peppino Piscia, geometra cassanese, sposato e padre di due figli
in tenera età, guarda con attenzione il minuscolo fantoccio
rinvenuto tre anni fa, all’interno di una nicchia murata sotto
un arco della sua abitazione, una casa risalente
alla metà del Settecento, ubicata in via Duomo, nel cuore del
centro storico cassanese. La “pupa” saltò fuori nel 1999,
durante alcuni lavori di ristrutturazione dell’immobile. Piscia
lo conservò, sebbene gli anziani del quartiere gli avessero
consigliato di disfarsene con un rogo purificatore. Adesso, per
caso, se ne scopre la valenza culturale ed antropologica.

<<Scrostando il vecchio intonaco – racconta Piscia – ci
imbattemmo in questo pupazzo,
adagiato in un vano murato. Qualcuno mi suggerì di bruciarlo.
Altri mi dissuasero, spiegandomi come, in realtà, l’oggetto
potesse essere riconducibile a credenze e tradizioni popolari>>.
Così il
“pupolicchio”, ben conservato, ha varcato senza problemi la
soglia del terzo millennio. <<La “pupa” – spiega Leonardo Alario,
cultore di antropologia e storia delle tradizioni popolari –
veniva utilizzato per allontanare influenze maligne. Al pari
delle maschere apotropaiche, che ancor oggi vengono appese agli
usci delle case. Questa la differenza: le maschere evitavano
l’ingresso dei fluidi negativi, il “pupolicchio” proteggeva
invece l’intera abitazione. Il frutto su cui poggiava, svuotato
e bucherellato, conteneva semi secchi, atti a spaventare col
loro rumore le forze del male>>.
Fin qui la spiegazione “tecnica” di riti maturati,
paradossalmente, in piena epoca dei lumi, sul finire del 1700, e
diffusi, precisa Alario, <<in larghi strati della popolazione,
senza distinzioni di censo o cultura>>. Magia nera? Non proprio.
<<La scatola sonora con i suoi semi e l’assenza di trafitture –
sottolinea l’antropologo cassanese – smentiscono siffatta
ipotesi. Siamo piuttosto davanti ad un rituale conosciuto e
diffuso nell’area mediterranea, in ossequio al bisogno,
alimentato dalla superstizione, di opporre una qualche
resistenza alla morte>>. La novità sta allora proprio nel
ritrovamento. Il primo del genere in città. Che nei prossimi
giorni, probabilmente, diverrà meta di studiosi ed esperti di
antropologia.
Piscia, intanto, osserva curioso la strana creatura,
sottraendola alla vivace curiosità del suo primogenito. Poi la
ripone in un’improvvisata ma sicura custodia. Lui, capo scout
lontano da superstizioni e riti esoterici, una decisione l’ha
già presa: il “pupolicchio” continuerà il viaggio nel tempo. In
nome della cultura popolare.
Gianpaolo Iacobini |