Maria
Milito e Damiano Pepe sono i genitori di Carmine,
l’adolescente ucciso domenica scorsa a Lauropoli. Da loro
riceviamo e volentieri pubblichiamo.
<<A
una settimana di distanza dal tragico evento, sentiamo il
bisogno di ricordare il nostro piccolo Carmine, anche e
soprattutto per fare chiarezza e dissipare ogni e qualsiasi
dubbio circa la rettitudine e l’onestà, non solo sua ma
dell’intera famiglia.
Carmine era un ragazzo buono, di sani principi, allegro. Sin da
bambino aveva avuto la fortuna di godere di un ottimo rapporto,
improntato a solidi rapporti, sia con i genitori, sia con i
nonni. Come tanti suoi coetanei, coltivava diverse passioni:
l’amore per la musica, e per la tromba in particolare, ne aveva
fatto uno dei componenti della locale banda musicale.
Dopo aver ultimato gli studi di scuola media inferiore, aveva
preferito intraprendere, fin da subito, un’attività lavorativa.
In tal senso, era andato a cercar fortuna a Torino, contribuendo
in tal modo a garantire un’esistenza dignitosa ed onesta a noi
genitori.
Uno dei sogni del nostro Carmine era quello di avere la
possibilità di partecipare all’acquisto di una casa finalmente
tutta nostra.
A sette giorni da quella drammatica sera, ancora non riusciamo a
credere ed accettare che lui non ci sia più, che possa essere
morto per una precisa intenzione criminale. Quali colpe avrebbe
potuto avere il nostro Carmine, un ragazzo appena adolescente,
ingenuo e spensierato come tanti altri? Non è possibile! Nessuno
dei ricordi, delle impressioni e delle minime sensazioni che
conserviamo di lui può spiegare quanto successo. Nessuno.
A noi piace ricordarlo con le parole dei suoi amici, che nel
dedicargli l’estremo saluto così si sono rivolti a lui: “Tu
sarai la nostra forza quando ci sentiremo soli e le avversità
della vita ci colpiranno. Ci basterà pensare ai tuoi bellissimi
occhi azzurri, al tuo sorriso sempre pronto, alla tua
disponibilità per ritrovare la forza di andare avanti. Ci
consola sapere che da lassù vegli su di noi e su coloro che ti
vogliono bene”>>.
Cassano
vive immersa nella paura. Le indagini proseguono. Maria Milito
e Damiano Pepe non urlano. Con garbo ed umiltà, chiedono
verità e giustizia. Lo chiedono da cittadini al loro Stato,
che è poi quello di tutti noi: la Repubblica Italiana.
Gianpaolo Iacobini |