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Domenica 10 Novembre 2002

Cassano -  La città scopre di essere fragile e sola


La marcia dei cinquecento: sono loro, studenti e giovani delle associazioni di volontariato, a tenere alta la bandiera dell’Antimafia a Cassano.
Avrebbe dovuto essere la giornata dell’orgoglio. È stata invece il momento della verità. La città s’è guardata dentro ed ha scoperto d’essere fragile e sola. A sostenerla soltanto gli alunni delle varie scuole cittadine e gli eroi del volontariato.
La mattinata inizia con qualche polemica. La Chiesa, pure ufficialmente inserita da Palazzo di città nel novero degli organizzatori, non si vede. Lo stesso vale per i commercianti, che mandano le loro delegazioni ma non mobilitano. <Condividiamo lo spirito della manifestazione – spiega Mimmo Lione, leader della Confcommercio – ma siamo dispiaciuti per il nostro mancato preventivo coinvolgimento>>. Il sindaco Roberto Senise, patron dell’iniziativa, esterna ai microfoni Rai la sua <<amarezza>>, ma oltre non si va. Per fortuna ci sono i giovani. <<Stiamo vivendo in un clima di terrore – rivelano Ivan Papasso e Veronica Garofalo, in rappresentanza dei liceali cassanesi – e si ha persino paura di uscire la sera. Ma noi non abbassiamo la testa: ci batteremo per la difesa della democrazia e per una maggiore sicurezza>>.
Via, si parte. Il corteo lo aprono i gonfaloni. Pochi: Cassano, Corigliano, Castrovillari, Terranova da Sibari. In prima fila i sindaci, diversi consiglieri provinciali e regionali, gli assessori provinciali Franz Caruso e Rosina Console, quello regionale Giovanni Dima. Tonino Gentile, senatore e membro della Commissione Antimafia, è l’unico parlamentare presente. Angela Napoli e Giuseppe Geraci con un fax esprimono <<solidarietà ai cassanesi>> e si scusano: a Roma si vota la Finanziaria, e questo tiene i “romani” alla larga dalla Sibaritide. Ai margini del lungo serpentone  fanno da corona decine di Carabinieri, agli ordini del capitano Santi Valentino Vasta, e di poliziotti, coordinati dalla dirigente Anna Paniccia.
L’itinerario è quello delle processioni storiche: su per via Duomo fino a piazza Paglialunga, quindi piccola variazione. Con strappo alle porte del paese, davanti alla Caserma dei Carabinieri, e ritorno in  piazza Municipio: sotto a chi tocca.
<<Siamo qui – dice il sindaco Senise – per rivendicare a gran voce la presenza dello Stato, affinché vengano garantiti la sicurezza pubblica ed il rispetto della legalità>>.
Benedetto Di Iacovo, segretario provinciale della Uil, a nome della Triplice ripropone <<il patto per la legalità e lo sviluppo>>. Don Attilio Foscaldi, parroco a Lauropoli,  punta il dito <<sull’abbandono, colpevole, di un intero quartiere, quello di Timpone Rosso, preda del degrado sociale>>. Il senatore Gentile insiste per <<l’istituzione a Sibari di un commissariato di pubblica sicurezza, in una zona divenuta crocevia di chiari interessi criminali>>. Luciano Lupo, per il Siulp, gli fa eco. <<Cosenza non è Varese, Cassano non è Busto Arsizio: qui da noi la situazione è preoccupante. Un commissariato a Sibari sarebbe l’ideale. Noi lo vogliamo, ma le decisioni spettano ad altri>>. Sulla stessa linea gli agenti della Uil – Polizia e del Sap: un coro unanime.
In piazza, intanto, vivono la loro giornata per la legalità anche la madre e la sorella di Carmine Pepe, il sedicenne ucciso a Lauropoli appena una domenica fa. Gli oratori si succedono, ma negli interventi non c’è spazio per una vita spezzata. L’unica voce “stonata” è quella di Franz Caruso. Che ricorda, ed esprime <<l’umana solidarietà>>.
Così va sul palco. Un passo più in là, sul fronte Antimafia assiepato dietro striscioni e bandiere, la musica è diversa. <<Le infiltrazioni nella pubblica amministrazione abbondano – sostiene Ferdinando Pignataro, segretario calabrese della Cgil – proprio mentre l’attenzione scema. Prevenire e reprimere: i due concetti marciano assieme. Siamo favorevoli agli investimenti, purchè compatibili con l’ambiente. Cinque centrali termoelettriche nella piana di Gioia Tauro, due in quella di Sibari, sono testimonianza evidente della mancanza di governo del territorio. Le amministrazioni locali nicchiano, oppure sono consenzienti>>.
La denuncia è forte, ma non trova riscontri. Come del resto il parere di chi la mafia la combatte a scuola e nelle associazioni. <<La scarsa affluenza di popolo – sottolinea Aldo Viola, preside del liceo “Satriani” – è segno di indifferenza. Fortunatamente gli studenti, in autonomia, hanno maturato la necessità di uno scatto in avanti rispetto al passato>>. <<Manca il ceto produttivo. Perché? Siamo rammaricati – aggiungono Carmen Zullo e Domenico Martino, volontari della “Misericordia” – pure per l’assenza della Chiesa. Si avverte nell’aria la latitanza dello Stato, anche se dal palco se ne sostiene la presenza. Dobbiamo puntare sull’educazione: una larga fetta di giovani è estranea ai discorsi sulla legalità>>. In coda finiscono gli scout del gruppo “Cassano 1”. <<Giusta la manifestazione – commenta Franco Cataldi, capo scout – ma colpisce l’assenza della gente comune. A noi cattolici spetta il compito più delicato: divenire punto di riferimento educativo per le nuove generazioni>>.
Si torna a casa. Nel tardo pomeriggio secondo appuntamento, con la veglia di preghiera organizzata dalla Curia. In una Cattedrale stracolma, il Vescovo, monsignor Domenico Graziani, circondato dai parroci cassanesi, guida il momento di <<riflessione cristiana>> riservato al <<dolore di una terra che vuole manifestare preoccupazione ma anche speranza>>.
Si va avanti fino a sera: oggi è un altro giorno. Ancora maledettamente più difficile.

Gianpaolo Iacobini

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