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La
marcia dei cinquecento: sono loro, studenti e giovani delle
associazioni di volontariato, a tenere alta la bandiera
dell’Antimafia a Cassano.
Avrebbe dovuto essere la giornata dell’orgoglio. È stata invece
il momento della verità. La città s’è guardata dentro ed ha
scoperto d’essere fragile e sola. A sostenerla soltanto gli
alunni delle varie scuole cittadine e gli eroi del volontariato.
La mattinata inizia con qualche polemica. La Chiesa, pure
ufficialmente inserita da Palazzo di città nel novero degli
organizzatori, non si vede. Lo stesso vale per i commercianti,
che mandano le loro delegazioni ma non mobilitano. <Condividiamo
lo spirito della manifestazione – spiega Mimmo Lione, leader
della Confcommercio – ma siamo dispiaciuti per il nostro mancato
preventivo coinvolgimento>>. Il sindaco Roberto Senise, patron
dell’iniziativa, esterna ai microfoni Rai la sua <<amarezza>>,
ma oltre non si va. Per fortuna ci sono i giovani. <<Stiamo
vivendo in un clima di terrore – rivelano Ivan Papasso e
Veronica Garofalo, in rappresentanza dei liceali cassanesi – e
si ha persino paura di uscire la sera. Ma noi non abbassiamo la
testa: ci batteremo per la difesa della democrazia e per una
maggiore sicurezza>>.
Via, si parte. Il corteo lo aprono i gonfaloni. Pochi: Cassano,
Corigliano, Castrovillari, Terranova da Sibari. In prima fila i
sindaci, diversi consiglieri provinciali e regionali, gli
assessori provinciali Franz Caruso e Rosina Console, quello
regionale Giovanni Dima. Tonino Gentile, senatore e membro della
Commissione Antimafia, è l’unico parlamentare presente. Angela
Napoli e Giuseppe Geraci con un fax esprimono <<solidarietà ai
cassanesi>> e si scusano: a Roma si vota la Finanziaria, e
questo tiene i “romani” alla larga dalla Sibaritide. Ai margini
del lungo serpentone fanno da corona decine di Carabinieri,
agli ordini del capitano Santi Valentino Vasta, e di poliziotti,
coordinati dalla dirigente Anna Paniccia.
L’itinerario è quello delle processioni storiche: su per via
Duomo fino a piazza Paglialunga, quindi piccola variazione. Con
strappo alle porte del paese, davanti alla Caserma dei
Carabinieri, e ritorno in piazza Municipio: sotto a chi tocca.
<<Siamo qui – dice il sindaco Senise – per rivendicare a gran
voce la presenza dello Stato, affinché vengano garantiti la
sicurezza pubblica ed il rispetto della legalità>>.
Benedetto Di Iacovo, segretario provinciale della Uil, a nome
della Triplice ripropone <<il patto per la legalità e lo
sviluppo>>. Don Attilio Foscaldi, parroco a Lauropoli, punta il
dito <<sull’abbandono, colpevole, di un intero quartiere, quello
di Timpone Rosso, preda del degrado sociale>>. Il senatore
Gentile insiste per <<l’istituzione a Sibari di un commissariato
di pubblica sicurezza, in una zona divenuta crocevia di chiari
interessi criminali>>. Luciano Lupo, per il Siulp, gli fa eco.
<<Cosenza non è Varese, Cassano non è Busto Arsizio: qui da noi
la situazione è preoccupante. Un commissariato a Sibari sarebbe
l’ideale. Noi lo vogliamo, ma le decisioni spettano ad altri>>.
Sulla stessa linea gli agenti della Uil – Polizia e del Sap: un
coro unanime.
In piazza, intanto, vivono la loro giornata per la legalità
anche la madre e la sorella di Carmine Pepe, il sedicenne ucciso
a Lauropoli appena una domenica fa. Gli oratori si succedono, ma
negli interventi non c’è spazio per una vita spezzata. L’unica
voce “stonata” è quella di Franz Caruso. Che ricorda, ed esprime
<<l’umana solidarietà>>.
Così va sul palco. Un passo più in là, sul fronte Antimafia
assiepato dietro striscioni e bandiere, la musica è diversa.
<<Le infiltrazioni nella pubblica amministrazione abbondano –
sostiene Ferdinando Pignataro, segretario calabrese della Cgil –
proprio mentre l’attenzione scema. Prevenire e reprimere: i due
concetti marciano assieme. Siamo favorevoli agli investimenti,
purchè compatibili con l’ambiente. Cinque centrali
termoelettriche nella piana di Gioia Tauro, due in quella di
Sibari, sono testimonianza evidente della mancanza di governo
del territorio. Le amministrazioni locali nicchiano, oppure sono
consenzienti>>.
La denuncia è forte, ma non trova riscontri. Come del resto il
parere di chi la mafia la combatte a scuola e nelle
associazioni. <<La scarsa affluenza di popolo – sottolinea Aldo
Viola, preside del liceo “Satriani” – è segno di indifferenza.
Fortunatamente gli studenti, in autonomia, hanno maturato la
necessità di uno scatto in avanti rispetto al passato>>. <<Manca
il ceto produttivo. Perché? Siamo rammaricati – aggiungono
Carmen Zullo e Domenico Martino, volontari della “Misericordia”
– pure per l’assenza della Chiesa. Si avverte nell’aria la
latitanza dello Stato, anche se dal palco se ne sostiene la
presenza. Dobbiamo puntare sull’educazione: una larga fetta di
giovani è estranea ai discorsi sulla legalità>>. In coda
finiscono gli scout del gruppo “Cassano 1”. <<Giusta la
manifestazione – commenta Franco Cataldi, capo scout – ma
colpisce l’assenza della gente comune. A noi cattolici spetta il
compito più delicato: divenire punto di riferimento educativo
per le nuove generazioni>>.
Si torna a casa. Nel tardo pomeriggio secondo appuntamento, con
la veglia di preghiera organizzata dalla Curia. In una
Cattedrale stracolma, il Vescovo, monsignor Domenico Graziani,
circondato dai parroci cassanesi, guida il momento di
<<riflessione cristiana>> riservato al <<dolore di una terra che
vuole manifestare preoccupazione ma anche speranza>>.
Si va avanti fino a sera: oggi è un altro giorno. Ancora
maledettamente più difficile.
Gianpaolo Iacobini |