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<<La
centrale termoelettrica non si farà. Né a Doria, né da nessun
altra parte>>.
Gli ambientalisti vincono. Roberto Senise, sindaco di Cassano,
si concede al sensazionale annuncio nel giorno in cui
l’Antimafia visita la città ed esterna le proprie preoccupazioni
per le infiltrazioni mafiose nei grandi appalti, pubblici e
privati.
La storia della svolta è facilmente ricostruibile. A dar fuoco
alle polveri, innescando una serie di benefiche reazioni,
provvede la parlamentare di Alleanza Nazionale, Angela Napoli.
<<Le cosche calabresi – commenta la vicepresidente
dell’Antimafia – sono inserite in tutti gli appalti. Siamo anche
a conoscenza che dietro la costruzione delle centrali
termoelettriche si muove già la criminalità organizzata>>.
Il riferimento trasmette la scossa. Dai documenti filtra la
deposizione resa appena lo scorso maggio alla Commissione dal
procuratore della Dda di Catanzaro, Mariano Lombardi. Le
“attenzioni” criminali riversate sull’edificanda centrale di
Simeri Crichi avevano indotto la distrettuale ad attivarsi in
tutta la regione. Anche in un’area destinataria di grandi
investimenti similari, quella della Sibaritide e del Pollino,
sulla carta destinata ad ospitare il gassificio coriglianese, il
termovalorizzatore di Castrovillari, gli impianti termoelettrici
di Altomonte e Cassano. <<Chi si oppone alle centrali – va giù
dura Angela Napoli - lotta implicitamente contro la delinquenza.
Chi le favorisce, invece, è colluso con la criminalità
organizzata, tranne che non riesca a dimostrare, dati alla mano,
di essere in grado di esercitare forme di controllo idonee ad
escludere infiltrazioni indesiderate>>.
È il botto. Palazzo di città trema. Il vicesindaco Tonino Di
Cicco, che accompagna la parlamentare di An, affida ad
un’impercettibile smorfia la sua sorpresa. Poco più in là,
intanto, Nichi Vendola, altro commissario, ha appena il tempo di
rincarare la dose. <<Chiedo al Prefetto – aggiunge – di fornire
chiarimenti sul monitoraggio delle procedure relative alla
centrale di Doria>>. La notizia vola veloce di bocca in bocca,
con la rapidità di una freccia scoccata dall’arco. La
transumanza dei giornalisti nelle stanze del Municipio
l’accompagna e la conduce al cospetto del primo cittadino. Che
prende atto delle dichiarazioni dei due parlamentari, e con
calma serafica annuncia quella che rivela essere una decisione
presa da tempo. Ufficializzata, a suo dire, già nei giorni
scorsi. Con la lettera aperta rivolta agli abitanti di Doria.
<<La centrale – assicura – non si farà. Il no, netto e
definitivo, riguarda l’intero territorio comunale. In un primo
momento avevamo pensato di escludere solo il sito doriano, poi
ci siamo orientati ad escludere radicalmente il progetto>>.
Certo, aggiunge Senise, <<ritenevo l’idea utile e foriera di
occupazione e sviluppo, ma la città ha manifestato il suo
dissenso, e noi, come avevamo anticipato, non abbiamo alcuna
intenzione di andare contro la volontà popolare>>.
Altro giro, altri pareri. Le opposizioni, centrosinistra in
testa, accolgono prudentemente la novità. Si dicono soddisfatte,
ma con la socialista Valeria Greco auspicano che <<la questione
venga definita presto con una chiara delibera del consiglio
comunale>>. E preannunciano di aver intenzione di richiedere una
seduta urgente dell’assemblea consiliare per affrontare la
questione.
La Sibaritide aspetta, e cerca di capire qualcosa in più.
Gianpaolo Iacobini |