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Giovedì 21 Novembre 2002

Cassano –  <<I cassanesi si sentono abbandonati ed impauriti>> - “Lo ha sottolineato Enzo Ceremigna, vicepresidente della Commissione”


L’Antimafia a Cassano quindici anni dopo l’ultima volta.
Allora fu Abdon Alinovi, comunista tutto d’un pezzo, a guidare i parlamentari  alla scoperta delle trame cassanesi. Tre lustri dopo è invece un distinto magistrato di Cassazione in aspettativa, Roberto Centaro, quarantanove anni incorniciati da un’austera barba bianca, a portare l’Antimafia nella città delle terme.
Deputati e senatori arrivano alla spicciolata, sotto scorta, poco dopo le nove. Cassano, però, snobba l’appuntamento. Enzo Ceremigna, vicepresidente della Commissione, se ne accorge. <<I cassanesi – commenta – si sentono evidentemente abbandonati ed impauriti. La cultura della legalità è quella che dobbiamo promuovere anche per sollecitare una nuova partecipazione dei cittadini alla vita collettiva>>>. Tutt’intorno fa da corollario il cordone di protezione steso dalle forze dell’ordine. I giornalisti vengono dirottati in un’improvvisata sala stampa. Poco più in là, nell’aula consiliare, cominciano le audizioni.
Apre le danze il sindaco Roberto Senise. Parlerà per quasi due ore. <<Ho chiesto – racconterà in seguito – una maggiore presenza dello Stato, traducibile con l’istituzione di un commissariato di Polizia, una sezione staccata del Tribunale, un nucleo dei Baschi Verdi. Ho inoltre sollecitato la Commissione a verificare la gestione degli appalti e della cosa pubblica negli ultimi trenta anni. Ho ricevuto rassicurazioni: saranno valutati nel merito anche procedimenti penali già chiusi o ancora in corso>>. Il riferimento, che Senise conferma, è alle vicende giudiziarie, in atto o concluse, che vedono protagonista l’ex sindaco Salvatore Frasca.
Sotto a chi tocca. I commissari dell’Antimafia si sfilano a turno dall’aula per infilarsi dritti nel tunnel di telecamere e registratori. Le audizioni, intanto, proseguono. Sarebbe il turno dei capigruppo consiliari, ma si materializza l’imprevisto. I presidenti dei gruppi di centrosinistra chiedono d’essere ascoltati uno per volta, singolarmente. La Commissione acconsente, ma il senatore aennino Euprepio Curto, pugliese di Francavilla Fontana, non ci sta. E fa verbalizzare il proprio rammarico. <<La Commissione – dice – avrebbe dovuto ascoltare i capigruppo non come esponenti di forze politiche, ma come rappresentanti istituzionali. Consentirne l’audizione separata, stabilisce un concetto politico di divisione, utile alla criminalità>>.
Dettagli. I lavori procedono alacremente. E dopo mezz’ora le porte si riaprono. Dentro la minoranza, fuori la maggioranza. <<Ho sottoposto ai commissari – rivela il presidente dell’assemblea consiliare, Vittorio Martucci – un’analisi storica del fenomeno, sollecitando l’adozione di provvedimenti importanti, quali un decreto per salvare la città dal dissesto>>. <<Abbiamo chiesto – gli fa eco Gigi Serra, capogruppo di An – di passare al setaccio gli ultimi decenni di vita amministrativa, che ci hanno lasciato in eredità un cumulo di debiti>>. <<Siamo soddisfatti delle risposte ricevute – chiude Giuseppe Graziadio, leader degli azzurri – e speriamo che la Commissione ci dia una mano>>.
Avanti tutta: è ora di pranzo. Escono i capigruppo delle opposizioni, che non rilasciano dichiarazioni, entra don Attilio Foscaldi. Parroco a Lauropoli, presidente di una fondazione antiusura, referente dell’associazione “Libera”. Don Foscaldi consegna carte e pensieri, quindi cede il passo alla delegazione dei commercianti, capeggiata da Mimmo Lione, presidente della Confcommercio. Tempo scaduto: <<per meglio approfondire la questione>>, se ne riparlerà in un’apposita riunione, ma a Roma.
Saluti ed abbracci: la giornata cassanese dell’Antimafia finisce sotto il sole di piazza Municipio. Le berline blindate ripartono sgommando, tra gli ululati delle sirene. Non ci sono più parole. Si attendono adesso i fatti.

Gianpaolo Iacobini

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