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L’Antimafia a Cassano quindici anni dopo l’ultima volta.
Allora fu Abdon Alinovi, comunista tutto d’un pezzo, a guidare i
parlamentari alla scoperta delle trame cassanesi. Tre lustri
dopo è invece un distinto magistrato di Cassazione in
aspettativa, Roberto Centaro, quarantanove anni incorniciati da
un’austera barba bianca, a portare l’Antimafia nella città delle
terme.
Deputati e senatori arrivano alla spicciolata, sotto scorta,
poco dopo le nove. Cassano, però, snobba l’appuntamento. Enzo
Ceremigna, vicepresidente della Commissione, se ne accorge. <<I
cassanesi – commenta – si sentono evidentemente abbandonati ed
impauriti. La cultura della legalità è quella che dobbiamo
promuovere anche per sollecitare una nuova partecipazione dei
cittadini alla vita collettiva>>>. Tutt’intorno fa da corollario
il cordone di protezione steso dalle forze dell’ordine. I
giornalisti vengono dirottati in un’improvvisata sala stampa.
Poco più in là, nell’aula consiliare, cominciano le audizioni.
Apre le danze il sindaco Roberto Senise. Parlerà per quasi due
ore. <<Ho chiesto – racconterà in seguito – una maggiore
presenza dello Stato, traducibile con l’istituzione di un
commissariato di Polizia, una sezione staccata del Tribunale, un
nucleo dei Baschi Verdi. Ho inoltre sollecitato la Commissione a
verificare la gestione degli appalti e della cosa pubblica negli
ultimi trenta anni. Ho ricevuto rassicurazioni: saranno valutati
nel merito anche procedimenti penali già chiusi o ancora in
corso>>. Il riferimento, che Senise conferma, è alle vicende
giudiziarie, in atto o concluse, che vedono protagonista l’ex
sindaco Salvatore Frasca.
Sotto a chi tocca. I commissari dell’Antimafia si sfilano a
turno dall’aula per infilarsi dritti nel tunnel di telecamere e
registratori. Le audizioni, intanto, proseguono. Sarebbe il
turno dei capigruppo consiliari, ma si materializza
l’imprevisto. I presidenti dei gruppi di centrosinistra chiedono
d’essere ascoltati uno per volta, singolarmente. La Commissione
acconsente, ma il senatore aennino Euprepio Curto, pugliese di
Francavilla Fontana, non ci sta. E fa verbalizzare il proprio
rammarico. <<La Commissione – dice – avrebbe dovuto ascoltare i
capigruppo non come esponenti di forze politiche, ma come
rappresentanti istituzionali. Consentirne l’audizione separata,
stabilisce un concetto politico di divisione, utile alla
criminalità>>.
Dettagli. I lavori procedono alacremente. E dopo mezz’ora le
porte si riaprono. Dentro la minoranza, fuori la maggioranza.
<<Ho sottoposto ai commissari – rivela il presidente
dell’assemblea consiliare, Vittorio Martucci – un’analisi
storica del fenomeno, sollecitando l’adozione di provvedimenti
importanti, quali un decreto per salvare la città dal
dissesto>>. <<Abbiamo chiesto – gli fa eco Gigi Serra,
capogruppo di An – di passare al setaccio gli ultimi decenni di
vita amministrativa, che ci hanno lasciato in eredità un cumulo
di debiti>>. <<Siamo soddisfatti delle risposte ricevute –
chiude Giuseppe Graziadio, leader degli azzurri – e speriamo che
la Commissione ci dia una mano>>.
Avanti tutta: è ora di pranzo. Escono i capigruppo delle
opposizioni, che non rilasciano dichiarazioni, entra don Attilio
Foscaldi. Parroco a Lauropoli, presidente di una fondazione
antiusura, referente dell’associazione “Libera”. Don Foscaldi
consegna carte e pensieri, quindi cede il passo alla delegazione
dei commercianti, capeggiata da Mimmo Lione, presidente della
Confcommercio. Tempo scaduto: <<per meglio approfondire la
questione>>, se ne riparlerà in un’apposita riunione, ma a Roma.
Saluti ed abbracci: la giornata cassanese dell’Antimafia finisce
sotto il sole di piazza Municipio. Le berline blindate ripartono
sgommando, tra gli ululati delle sirene. Non ci sono più parole.
Si attendono adesso i fatti.
Gianpaolo Iacobini |