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<<Cosenza
come Messina, città “babba”. Dove la mafia c’è ma tutti, per
troppo tempo, hanno fatto finta di non vederla>>.
Euprepio Curto, senatore della Repubblica italiana, non si
nasconde dietro un dito. E denuncia i presunti parallelismi tra
la città bruzia ed il capoluogo messinese. <<I collegamenti –
premette il commissario dell’Antimafia – sono ipotetici, ma non
lontani dalla realtà>>. E giù, allora, con le sensazioni
raccolte in due giorni di incontri ed audizioni. <<Messina –
dice il senatore Curto – sembrava una città aliena dalle
tensioni della criminalità. Poi approfondimmo le indagini, e ci
accorgemmo del marcio. Cosenza è stata a lungo l’emblema della
tranquillità, ma la realtà è diversa>>. E qui le impressioni si
trasformano in analitiche contestazioni. <<Molte – specifica
Curto – sono le questioni preoccupanti: una criminalità minorile
in aumento, l’espansione dei clan albanesi e cinesi, l’attivismo
dei rom. E poi, le banche: è impossibile che di fronte ad un
livello di reddito basso gli istituti bancari e gli sportelli
postali trabocchino di depositi intestati a gente che,
ufficialmente, sembra non avere di che vivere. Faremo le dovute
verifiche>>.
Stessa Commissione, opinioni diverse. <<Cosenza – ribatte Nichi
Vendola, deputato – non è Messina. Un conto è una città i cui
policlinico ed università sono stabilmente occupate dalle
organizzazioni criminali, la cui borghesia è selezionata nei
liberi concorsi di ‘ndrangheta, altro è una città dove di questo
non v’è traccia>>. Altri, secondo Vendola, i mali cosentini.
<<Prendo atto – attacca – che la Procura non è in è in grado di
combattere efficacemente il sottobosco criminale, alleato chiave
della mafia. Ho posto precise domande sulle questioni criminali,
ma ho ottenuto risposte connotate da un’avarizia tipicamente
scozzese, frasi fatte e stereotipate, proprie di chi non ha
conoscenza del territorio. Se questo è lo stato dell’arte, siamo
preoccupati. Reprimere le attività illecite è importante quanto
combattere i clan. Se uno mangia i pesci grossi e lascia il mare
inquinato, non risolve granchè>>.
<<A Cosenza – rettifica il senatore bruzio Antonio Gentile – c’è
una situazione allarmante, ma questo non significa affermare
l’esistenza di una cultura mafiosa. Vi sono invece fenomeni
criminali abbastanza forti, che conducono alle degenerazioni a
tutti note: intromissioni nelle istituzioni e negli appalti,
controllo del mercato della droga. Cercheremo di comprendere le
ragioni della recente escalation. Le istituzioni devono riuscire
a fare blocco comune, altrimenti si lascerà il campo aperto agli
eserciti della mafia>>.
Dura e polemica, invece, la pasionaria di An, Angela Napoli,
vicepresidente della Commissione. <<L’Antimafia – spiega – era
già a conoscenza delle indagini sui lavori di ammodernamento
della A 3. Sapevamo, altresì, delle complicità tra le comunità
rom di Cassano e Cosenza. Analoga consapevolezza non è stata
dimostrata dal primo cittadino di Cosenza, che nel corso
dell’audizione, in risposta ad una mia precisa domanda, riferita
al suo rapporto con questa comunità, ha finto di disconoscerne
potenza criminale e rilevanza economica>>.
A riassumere il pensiero dell’organismo parlamentare, il
presidente Roberto Centaro. <<E’ venuto meno – sintetizza il
presidente – quel teorema che voleva che Cosenza fosse immune da
cosche mafiose. Da parte delle attuali amministrazioni c’è stata
una presa d’atto della questione. Proseguiremo le nostre
indagini, e chiederemo un aumento degli organici delle forze
dell’ordine e della magistratura>>.
Fine della favola bella: comunque la si veda, anche Cosenza
soffre di ‘ndrangheta.
Gianpaolo Iacobini |