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Giovedì 21 Novembre 2002

Cassano –  “Cosenza come Messina” – “Città dove la mafia c’è, ma tutti hanno fatto finta di non vederla”.


<<Cosenza come Messina, città “babba”. Dove la mafia c’è ma tutti, per troppo tempo, hanno fatto finta di non vederla>>.
Euprepio Curto, senatore della Repubblica italiana, non si nasconde dietro un dito. E denuncia i presunti parallelismi tra la città bruzia ed il capoluogo messinese. <<I collegamenti – premette il commissario dell’Antimafia – sono ipotetici, ma non lontani dalla realtà>>. E giù, allora, con le sensazioni raccolte in due giorni di incontri ed audizioni. <<Messina – dice il senatore Curto – sembrava una città aliena dalle tensioni della criminalità. Poi approfondimmo le indagini, e ci accorgemmo del marcio. Cosenza è stata a lungo l’emblema della tranquillità, ma la realtà è diversa>>. E qui le impressioni si trasformano in analitiche contestazioni. <<Molte – specifica Curto – sono le questioni preoccupanti: una criminalità minorile in aumento, l’espansione dei clan albanesi e cinesi, l’attivismo dei rom. E poi, le banche: è impossibile che di fronte ad un livello di reddito basso gli istituti bancari e gli sportelli postali  trabocchino di depositi intestati a gente che, ufficialmente, sembra non avere di che vivere. Faremo le dovute verifiche>>.
Stessa Commissione, opinioni diverse. <<Cosenza – ribatte Nichi Vendola, deputato – non è Messina. Un conto è una città i cui policlinico ed università sono stabilmente occupate dalle organizzazioni criminali, la cui borghesia è selezionata nei liberi concorsi di ‘ndrangheta, altro è una città dove di questo non v’è traccia>>. Altri, secondo Vendola, i mali cosentini. <<Prendo atto – attacca – che la Procura non è in è in grado di combattere efficacemente il sottobosco criminale, alleato chiave della mafia. Ho posto precise domande sulle questioni criminali, ma ho ottenuto risposte connotate da un’avarizia tipicamente scozzese, frasi fatte e stereotipate, proprie di chi non ha conoscenza del territorio. Se questo è lo stato dell’arte, siamo preoccupati. Reprimere le attività illecite è importante quanto combattere i clan. Se uno mangia i pesci grossi e lascia il mare inquinato, non risolve granchè>>.
<<A Cosenza – rettifica il senatore bruzio Antonio Gentile – c’è una situazione allarmante, ma questo non significa affermare l’esistenza di una cultura mafiosa. Vi sono invece fenomeni criminali abbastanza forti, che conducono alle degenerazioni a tutti note: intromissioni nelle istituzioni e negli appalti, controllo del mercato della droga. Cercheremo di comprendere le ragioni della recente escalation. Le istituzioni devono riuscire a fare blocco comune, altrimenti si lascerà il campo aperto agli eserciti della mafia>>.
Dura e polemica, invece, la pasionaria di An, Angela Napoli, vicepresidente della Commissione. <<L’Antimafia – spiega – era già a conoscenza delle indagini sui lavori di ammodernamento della A 3. Sapevamo, altresì, delle complicità tra le comunità rom di Cassano e Cosenza. Analoga  consapevolezza non è stata dimostrata dal primo cittadino di Cosenza, che nel corso dell’audizione, in risposta ad una mia precisa domanda, riferita al suo rapporto con questa comunità, ha finto di disconoscerne potenza criminale e rilevanza economica>>.
A riassumere il pensiero dell’organismo parlamentare, il presidente Roberto Centaro. <<E’ venuto meno – sintetizza il presidente – quel teorema che voleva che Cosenza fosse immune da cosche mafiose. Da parte delle attuali amministrazioni c’è stata una presa d’atto della questione. Proseguiremo le nostre indagini, e chiederemo un aumento degli organici delle forze dell’ordine e della magistratura>>.
Fine della favola bella: comunque la si veda, anche Cosenza soffre di ‘ndrangheta.

Gianpaolo Iacobini

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