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Sabato 23 Novembre 2002

Cassano –  Prenotare una risonanza magnetica diventa un’odissea


Cade, si procura un ematoma al ginocchio. Dopo tre mesi, e diverse visite negli ospedali della provincia, riesce ad ottenere il verdetto della risonanza magnetica. Peccato sia sbagliato: sarà necessario ripetere l’intera trafila.
Ammalarsi, a volte, è un guaio. Per uscirne indenni, a quanto pare, occorrerebbe essere giovani, possibilmente automuniti, e possibilmente ricchi. Guai, invece, per anziani e pensionati. Se poi non si è in grado di pilotare un’auto o una lambretta in grado di sfidare il fragile asfalto della A3, allora potrebbe essere la fine.
La storia è quella di una coppia di maturi sessantenni cassanesi, Maria Restieri e Salvatore Rabia. Lei casalinga, lui pensionato. Conosciuto in città per essere tra i fondatori della Lega italiana di Salvaguardia ambientale. Tutto inizia ad agosto. I coniugi Rabia, insieme ad altri amici, raggiungono le cime del Pollino per un’allegra scampagnata. L’imprevisto è in agguato: Maria Restieri mette un piede in fallo, e ruzzola a terra. Nessuna conseguenza seria, solo un fastidioso dolore al ginocchio.
Nei giorni seguenti comincia il pellegrinaggio. Il medico di famiglia prescrive gli unguenti del caso. Suggerendo, precauzionalmente, una risonanza magnetica. Detto e fatto: Salvatore Rabia accompagna la moglie a Castrovillari. I medici del pronto soccorso la visitano, ma di più non possono fare: il loro ospedale, dicono, non è attrezzato per la risonanza magnetica.  Non resta che sperare nella miracolosità delle pomate. Anche perchè l’ospedale più vicino è quello di Cosenza.
L’auspicio è presto sconfitto dalle fitte dolorose. Raggiungere le strutture ospedaliere cosentine diventa indispensabile. E qui s’affaccia il paradosso. Perché occorre prenotarsi ed aspettare il proprio turno. La cosa, normalissima, non spaventa, ma per effettuare la prenotazione è necessario un viaggio preliminare a Cosenza: a Cassano, infatti, non esistono centri in grado di ricevere e poi ritrasmettere le segnalazioni ai nosocomi competenti. <<Nemmeno per telefono – racconta Salvatore Rabia – mi è stato possibile prenotare. Pare che ciò non sia ammesso>>.
Il calendario segna la prima quindicina di ottobre. Il vicepresidente della Lisa si mette in auto, e parte alla volta di Cosenza, destinazione “Annunziata”. Ottiene la prenotazione, e dopo un paio di settimane la moglie viene chiamata ad effettuare i dovuti accertamenti: altro viaggio a Cosenza. Passa un’altra settimana: i risultati della risonanza magnetica sono pronti. C’è un solo inconveniente: bisogna ritirarli personalmente. Non possono essere spediti per posta né affidati a terzi.
Pazienza e gambe in spalla: si riparte. Il referto parla chiaro: nessuna complicazione grave. Solo un edema. Sulla strada del ritorno, però, si materializza l’assurdo: la risonanza sembrerebbe essere quella di Maria Restieri, ma il referto è intestato ad altra persona. Al primo svincolo l’auto dei Rabia inverte la marcia e si precipita all’ “Annunziata”. I medici cercano di tranquillizzare gli sventurati cassanesi, propendendo per il mero errore materiale. I due tornano mesti a casa. Per allontanare pensieri e preoccupazioni, decidono di ripetere dall’inizio l’intero iter. <<Con la salute – commenta amaro Salvatore Rabia – non si scherza>>. E intanto accettano di parlare della loro esperienza ai giornalisti. <<Non ce l’abbiamo con nessuno – dicono sinceri – né intendiamo sollevare polveroni, ma speriamo che raccontare la nostra storia serva a far riflettere quanti si occupano della sanità pubblica>>.
Meditate, gente, meditate.

Gianpaolo Iacobini

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