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Sabato 9 Novembre 2002

Cassano Ionio. Anche la Chiesa si mobilita con una Veglia di preghiera -
La Città in Piazza contro la mafia
-
 I
l corteo partirà da Piazza Municipio e si snoderà per le vie cittadine


Cassano Ionio – La mafia non passerà. Mobilitazione generale delle Istituzioni e, si spera, delle coscienze libere e sane di cui Cassano è ancora ricca. La misura è colma. E oggi si scende in piazza per rimarcare un sentimento di ostilità nei confronti di violenze che non conoscono ostacoli e confini. L’ultimo assassinio di un ragazzo, appena sedicenne, ha sconvolto l’animo della laboriosa e onesta popolazione cassanese, e non solo. Alla reazione emotiva dovrà, ora, seguire quella razionale di ripudio della violenza, di condanna della mafia e di abbandono di ogni atteggiamento che, anche indirettamente, potrebbe in qualche modo agevolare o facilitare l’azione devastante della criminalità organizzata. Si è stanchi di assistere inermi alla mattanza che ha interessato il vasto territorio di Cassano e dell’intera Sibaritide. Un ritorno alle forme più elementari della legalità è più che mai necessario e dovrà cominciare dagli aspetti più semplici dell’agire quotidiano. Educazione alla legalità, anche e soprattutto dalle piccole cose. Oggi in piazza ci saranno tutti. Così come la Cattedrale, stasera, alle ore 18, sarà gremita di cittadini che parteciperanno alla Veglia di preghiera che la Chiesa ha inteso organizzare per affermare la sacralità della vita contro ogni forma di sopraffazione verso il proprio simile. Stamattina il corteo si muoverà, alle 9, da piazza Municipio per snodarsi attraverso le principali arterie della cittadina sibarita e concludersi nel luogo di partenza. La manifestazione, organizzata, subito dopo l’ultimo fatto di sangue, dall’amministrazione comunale, dai sindacati e dai gruppi consiliari, vedrà la partecipazione della Chiesa, delle Scuole di ogni ordine e grado, delle forze politiche, di quelle sociali e culturali. Non faranno mancare il loro apporto i commercianti cassanesi che nella battaglia contro la criminalità sono stati sempre in  prima fila, pagando anche, con la vita di Giuseppe Cirigliano, un prezzo altissimo. Sicuramente, considerato che la recrudescenza mafiosa non può essere vissuta come un “cancro” che colpisce solo la realtà cassanese, non faranno mancare la loro solidarietà e la loro presenza le popolazioni e le amministrazioni dei Comuni del comprensorio. Anche gli organi periferici dello Stato oggi saranno presenti. E, proprio al loro cospetto, dopo gli interventi dei vari oratori, il sindaco Senise e l’intero consiglio comunale dovrebbero mettere in atto una convinta quanto significativa provocazione. Dovrebbero, “per denunciare ancora una volta l’insufficienza dell’intervento dello Stato a Cassano”, rassegnare le proprie dimissioni. Perché di maggiori interventi dello Stato se ne avverte il bisogno di fronte a una criminalità che uccide quando vuole, come vuole e dove vuole. Una criminalità che agisce incurante della presenza delle forze dell’ordine che, quotidianamente e con abnegazione, sono impegnate nella lotta contro il crimine. Mette in campo una spietata crudeltà al solo fine di accaparrarsi il controllo di tutte le attività illecite che si svolgono sul suo territorio. Non indietreggia di fronte a niente. Anzi, recenti studi non fanno altro che confermare che essa davanti a nuove e probabili azioni di sviluppo, che potrebbero interessare un territorio con notevoli investimenti, non fa altro che affilare le armi e aumentare la sua capacità distruttiva, al fine di non avere concorrenti su possibili illeciti guadagni. E’ stata la strategia di ieri per altre organizzazioni criminali. E’ quella di oggi per la ‘ndrangheta. E’ risaputo e accertato, ormai, che questa ha fatto il salto di qualità. E non da ieri. E’ diventata anch’essa imprenditrice. Una vera e propria holding. Su questo terreno si gioca la partita. Cassano, la Sibaritide e la Calabria non possono rischiare di perderla. “L’unione fa la forza”.

                                                                                    Antonio Iannicelli

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