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Giovedì 17 Ottobre 2002

Cassano – I misteri della centrale: chi deciderà?


I misteri della centrale: Cassano potrebbe averla anche senza volerla.
La storia è quella della centrale termoelettrica alimentata a metano che l’Ansaldo vorrebbe realizzare nelle campagne di Doria. Quindici ettari di fertile terra da riservare ad un impianto a ciclo combinato da 780 Megawatt termici, da tirar su nel giro di trenta mesi. Investimento complessivo: mille miliardi di vecchie lire.
In città la centrale è sponsorizzata da pochi, e neppure apertamente. I più si dicono contrari, ma entrambi gli schieramenti sembrano accomunati da un dato: nessuno sa indicare attraverso quali procedure giuridiche Cassano potrà aprire o chiudere le porte all’impianto. Palazzo di città continua a spargere rassicurazioni. <<La centrale – fanno sapere dal Municipio – non si farà contro la volontà popolare>>. I comitati del no alternano spirito concertativo a propositi battaglieri, e appaiono sensibili alla buona volontà del Municipio. A guastare l’idilliaco quadretto, tuttavia, un mare di norme ed interpretazioni giurisprudenziali. Risultato: Cassano potrebbe avere la centrale senza accorgersene.
Via alla ricostruzione. Il 14 marzo 2002 i tecnici Ansaldo effettuano i rilievi fonometrici a Doria, scortati dalle volanti della Polizia Municipale: già allora il Comune sapeva cosa accadeva, ma di dibattito pubblico nemmeno l’ombra. Nel giro di un mese, il colosso energetico europeo avanza al Ministero per le Attività Produttive la richiesta per la costruzione della centrale doriana. Trenta giorni appena, utili però a fare la differenza: il 9 aprile, infatti, il Parlamento licenzia la legge numero 55, avente ad oggetto la riconversione del decreto sbloccacentrali firmato il 9 febbraio dal Ministro Antonio Marzano. Due articoli soltanto, idonei a rivoluzionare la disciplina per la costruzione degli impianti di energia elettrica. Dichiarati <<opere di pubblica utilità>> e pertanto <<soggetti ad un’autorizzazione unica la quale sostituisce autorizzazioni, concessioni ed atti di assenso comunque denominati>>.
Spulciando bene, ecco emergere altre “perle”. <<L’autorizzazione – aggiunge il secondo comma del primo articolo – è rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano le amministrazioni statali e locali interessate, d’intesa con la regione interessata. Tale autorizzazione comprende l’autorizzazione ambientale integrata e sostituisce le singole autorizzazioni ambientali>>. E poi, ancora, <<l’istruttoria si conclude una volta acquisita la valutazione d’impatto ambientale (VIA), in ogni caso entro il termine di centottanta giorni dalla data di presentazione della richiesta, comprensiva del progetto preliminare e dello studio di impatto ambientale>>. Danni collaterali: <<il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica>>, mentre l’inchiesta pubblica parallela ad una VIA ormai ridotta a mero parere tecnico, viene cancellata. O meglio, sospesa.
Successivamente, l’Ansaldo avvia la procedura per il rilascio di tutti i pareri necessari. Il 18 luglio, a Roma, Conferenza di Servizi con giallo. Il sindaco di Cassano, Roberto Senise, concede <<l’assenso di massima>>, garantendo anche per la Provincia ed imbrigliandola giuridicamente. <<Si considera acquisito – recita l’art. 14 della l. 241 del 1990 – l’assenso dell’amministrazione la quale, regolarmente convocata, non abbia partecipato alla conferenza o via abbia partecipato tramite rappresentanti privi della competenza ad esprimere definitivamente la volontà>>. La Provincia, conosciuto l’inghippo, avrebbe avuto venti giorni per disconoscere il “ghe pensi mì” senisiano, ma il finale del “pasticciaccio brutto” è ignoto ai più.
Arriva agosto. La Regione Calabria riceve gli incartamenti Ansaldo, ma la notizia, pure in questo caso, resta ben custodita. Nel resto d’Italia, intanto, prende piede la rivolta contro la legge sbloccacentrali. <<Deploriamo – denuncia il Wwf – la filosofia emergenziale ispiratrice della legge. La VIA è stata ridotta a poca cosa, mentre gli enti locali vengono mortificati: l’autorizzazione unica avrà automaticamente effetto di variante degli strumenti urbanistici. La sospensione dell’inchiesta pubblica, poi, elimina la trasparenza e la facoltà di accesso dei cittadini alle informazioni>>.
Le preoccupazioni per una “elettrificazione selvaggia” della Penisola, e gli evidenti contrasti con gli articoli della Costituzione in tema di federalismo, nonché con diverse direttive europee, inducono alla sollevazione le Regioni. L’Emilia Romagna guida il trenino degli scontenti, ed il 5 settembre, in sede di Conferenza Unificata Stato – Regioni – Città, vengono quantomeno individuati dei <<criteri generali di valutazione dei progetti di costruzione ed esercizio di impianti di produzione elettrica>>, fermo restando l’impianto legislativo sancito dalla legge d’aprile.
Il resto è cronaca recente. A Cassano sbarcano i comitati cugini sparsi per il comprensorio, e cavano fuori dal progetto Ansaldo le prime incongruenze. Mancherebbero infatti <<statistiche sanitarie o studi relativi al territorio della provincia di Cosenza>>, con riferimento alla salute pubblica. La questione diventa tema di un esposto indirizzato allo “sterilizzato” Ministero dell’Ambiente. In contemporanea, sul punto viene convocata, per il 22 di ottobre, l’assemblea consiliare. Ma il malcontento cresce: martedì sera i comitati vanno a Palazzo di città per incontrare il sindaco, ma all’appuntamento trovano anche i tecnici Ansaldo. Succede il finimondo. Con gli uomini del colosso energetico costretti ad una sapiente ritirata strategica, incorniciata dal palpabile imbarazzo degli amministratori.
Morale: cittadini, consiglio comunale e comitati si agitano, ma per loro potrebbe aver già deciso qualcun altro. Farlo digerire ai cassanesi, eventualmente, sarà un po’ dura.

Gianpaolo Iacobini

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