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Mercoledì 23 Ottobre 2002

Cassano –  Doria vince, ma la centrale si farà lo stesso


Doria vince la sua battaglia, ma Cassano perde la guerra: la maggioranza di centrodestra salva le campagne doriane ma lascia le porte aperte al progetto Ansaldo.
Signori, si alza il sipario. Dopo mesi di silenzio, arrivano le prime verità. Il consiglio si divide, ed il governo civico getta la maschera: la centrale non si farà a Doria, ma la fattibilità dell’opera in altro sito sarà oggetto <<di successive valutazioni>>.
La chiarezza tanto reclamata emerge al termine di un lungo martedì. Doria invade Cassano: una ventina di trattori, decine di auto, trecento persone circa occupano civilmente piazza Municipio ed affollano l’aula consiliare. I più vivaci sono i ragazzi dell’Associazione Cattolica, colorati di giallo. Tutti giovanissimi, capitanati dalla responsabile del gruppo, Rosaria Via. <<Vogliamo che i nostri figli – dice – crescano in un ambiente pulito. La Calabria non può diventare la pattumiera d’Italia>>. <<Siamo anziani – grida Iolanda De Filpo, casalinga – ma ci preoccupiamo per l’avvenire dei nostri giovani. La centrale sarebbe un colpo mortale per la salute pubblica>>. Non meno preoccupati gli agricoltori, che dai loro trattori bardati con le bandiere di Confagricoltura mandano un messaggio netto. <<Se il mostro nascerà – spiega Armando Selvaggi – dovremo chiudere tutto e andar via>>.
I trecento salgono in consiglio. In mezzo a loro, senza vessilli, gli esponenti dei partiti politici. Riconoscibili, tra gli altri, il consigliere regionale Franco Pacenza e l’assessore provinciale Rosina Console. A seguire, tanta società civile: “Cittadini a Sibari”, il presidente della Consulta dei sindaci della Sibaritide, Giacinto Casciaro, la Confcommercio, i Cobas, Cgil, Cisl e Uil. Mancano, invece, i tecnici Ansaldo: la conferenza dei capigruppo decide di tenerli fuori dal dibattito.
L’aria è tesa. L’azzurra Maria Luisa Varcasia giustifica l’assenza, ribadendo la sua contrarietà alla centrale, spedendo un fax. Manca il segretario generale, e il documento resta confinato nella stanza chiusa a chiave: sarà per un’altra volta.
Le polveri le accende il diessino Federico Carlucci. Che ricostruisce l’iter della vicenda ed accusa Senise di <<aver agito in splendida solitudine, esautorando il consiglio e tenendo nascosto ciò che doveva restare nascosto>>. L’altro diessino Luigi Adduci gli da man forte, censurando il comportamento di un sindaco <<che sembra aver fatto della centrale un fatto suo personale>>.
Il centrodestra replica a tono. L’azzurro Liborio Bloise denuncia <<la confusione e le strumentalizzazioni create dal centrosinistra>>, precisa che <<un territorio che attende lo sviluppo non può nutrirsi di pregiudizi>>, e lancia l’idea di istituire un comitato da affiancare al sindaco. Valeria Greco, capogruppo Sdi, non accetta la mano tesa e segnala il pericolo. <<In base alla legislazione vigente – racconta con dovizia di particolari – potremmo ritrovarci con la centrale pur non volendola>>. La folla applaude, l’aria si surriscalda, la seduta viene sospesa.
Si ricomincia dieci minuti dopo. Con una sorpresa. Parla Roberto Bruno, uomo di An. <<Come medico e come consigliere mi dichiaro contrario alla centrale in quel sito>>. Seguono le reprimende contro <<una sinistra che solo ora si accorge delle tematiche ambientali>>. Le minoranze intanto, incalzano. Il socialista Giuseppe Santagada sottolinea la presunta <<incompatibilità dell’impianto con l’aeroporto, e la presenza nella zona di altre centrali>>, insistendo per la nomina di <<un comitato tecnico – scientifico di alto livello>>, il forzista Gianni Lombardi, a microfoni spenti, peròra la causa di <<una valutazione generale, a livello comprensoriale, per valutare l’impatto di tutte le centrali esistenti e di quelle destinate a nascere>>, prima di assumere qualsiasi decisione. <<La Sibaritide – afferma il suo (ex?) collega di partito, Pierluigi Pennini – è candidata a divenire pattumiera d’Italia. Il consiglio avrebbe potuto essere convocato prima della Conferenza di Servizi>>. Pino Bruno, indipendente, bolla il tutto come <<decisione inopportuna e scellerata>>.
L’ora si fa tarda. Le posizioni si delineano: il capogruppo aennino Gigi Serra traccia la rotta. <<Nessuno, in maggioranza, è per il sì. Vi è stata un’errata gestione per ciò che riguarda la corretta informazione dell’opinione pubblica, ma non andremo mai contro la volontà popolare. Prima di scegliere, vorremmo solo che fossero serenamente valutati i pro e i contro del progetto>>. Il capogruppo azzurro Giuseppe Graziadio annuisce e conferma: la linea del centrodestra è quella delineata da Serra.
Marco Valerio Lufrano, Margherita, che dubbi non ne ha, s’aggiunge alla folta comitiva dei contrari, poco prima che Pietro Francomano, terzo aennino, prenda le distanze dal suo capogruppo. <<Mio figlio – racconta – mi ha imposto di votare no. Serra ha voluto lasciare uno spiraglio, ma An è nettamente contraria, e lo sarà fin quando non sarà dimostrata l’inesistenza del sia pur minimo danno ambientale>>.
Posizioni limpide. Roberto Senise tenta di raddrizzare la barca. Sposa l’impostazione di Serra e Graziadio, ma finisce con l’esporre il manifesto del sì. <<Il metano – elenca – non è inquinante. Non ci saranno consumi d’acqua né prelievi dall’acquedotto o modifiche del microclima. Nella fase di cantiere, ci saranno punte massima di 600 occupati, quasi tutti cassanesi. Ci sarà garantita la metanizzazione di Doria, la realizzazione di un’area urbanizzata riservata alle imprese del nord, l’erogazione annua di tre miliardi di lire ed un risparmi annuale di quasi due miliardi sulle bollette elettriche comunali>>. In sintesi, aggiunge, <<una manna dal cielo>>.
Al voto, però, si scontrano due mondi: il centrosinistra vorrebbe votare un ordine del giorno in cui si attesta la <<netta contrarietà>> alla centrale. Il centrodestra, dopo lungo consulto e con qualche mal di pancia, sceglie un’altra strada: Doria è salva, ma si rinvia ad altra sede e data per la discussione della bontà dell’opera. Che dunque qualche santo in paradiso, o meglio, a Palazzo di città, ce l’ha.

Gianpaolo Iacobini

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