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Doria
vince la sua battaglia, ma Cassano perde la guerra: la
maggioranza di centrodestra salva le campagne doriane ma lascia
le porte aperte al progetto Ansaldo.
Signori, si alza il sipario. Dopo mesi di silenzio, arrivano le
prime verità. Il consiglio si divide, ed il governo civico getta
la maschera: la centrale non si farà a Doria, ma la fattibilità
dell’opera in altro sito sarà oggetto <<di successive
valutazioni>>.
La chiarezza tanto reclamata emerge al termine di un lungo
martedì. Doria invade Cassano: una ventina di trattori, decine
di auto, trecento persone circa occupano civilmente piazza
Municipio ed affollano l’aula consiliare. I più vivaci sono i
ragazzi dell’Associazione Cattolica, colorati di giallo. Tutt i
giovanissimi, capitanati dalla responsabile del gruppo, Rosaria
Via. <<Vogliamo che i nostri figli – dice – crescano in un
ambiente pulito. La Calabria non può diventare la pattumiera
d’Italia>>. <<Siamo anziani – grida Iolanda De Filpo, casalinga
– ma ci preoccupiamo per l’avvenire dei nostri giovani. La
centrale sarebbe un colpo mortale per la salute pubblica>>. Non
meno preoccupati gli agricoltori, che dai loro trattori bardati
con le bandiere di Confagricoltura mandano un messaggio netto.
<<Se il mostro nascerà – spiega Armando Selvaggi – dovremo
chiudere tutto e andar via>>.
I trecento salgono in consiglio. In mezzo a loro, senza
vessilli, gli esponenti dei partiti politici. Riconoscibili, tra
gli altri, il consigliere regionale Franco Pacenza e l’assessore
provinciale Rosina Console. A seguire, tanta società civile:
“Cittadini a Sibari”, il presidente della Consulta dei sindaci
della Sibaritide, Giacinto Casciaro, la Confcommercio, i Cobas,
Cgil, Cisl e Uil. Mancano, invece, i tecnici Ansaldo: la
conferenza dei capigruppo decide di tenerli fuori dal dibattito.
L’aria
è tesa. L’azzurra Maria Luisa Varcasia giustifica l’assenza,
ribadendo la sua contrarietà alla centrale, spedendo un fax.
Manca il segretario generale, e il documento resta confinato
nella stanza chiusa a chiave: sarà per un’altra volta.
Le polveri le accende il diessino Federico Carlucci. Che
ricostruisce l’iter della vicenda ed accusa Senise di <<aver
agito in splendida solitudine, esautorando il consiglio e
tenendo nascosto ciò che doveva restare nascosto>>. L’altro
diessino Luigi Adduci gli da man forte, censurando il
comportamento di un sindaco <<che sembra aver fatto della
centrale un fatto suo personale>>.
Il centrodestra replica a tono. L’azzurro Liborio Bloise
denuncia <<la confusione e le strumentalizzazioni create dal
centrosinistra>>, precisa che <<un territorio che attende lo
sviluppo non può nutrirsi di pregiudizi>>, e lancia l’idea di
istituire un comitato da affiancare al sindaco. Valeria Greco,
capogruppo Sdi, non accetta la mano tesa e segnala il pericolo.
<<In base alla legislazione vigente – racconta con dovizia di
particolari – potremmo ritrovarci con la centrale pur non
volendola>>. La folla applaude, l’aria si surriscalda, la seduta
viene sospesa.
Si ricomincia dieci minuti dopo. Con una sorpresa. Parla Roberto
Bruno, uomo di An. <<Come medico e come consigliere mi dichiaro
contrario alla centrale in quel sito>>. Seguono le reprimende
contro <<una sinistra che solo ora si accorge delle tematiche
ambientali>>. Le minoranze intanto, incalzano. Il socialista
Giuseppe Santagada sottolinea la presunta <<incompatibilità
dell’impianto con l’aeroporto, e la presenza nella zona di altre
centrali>>, insistendo per la nomina di <<un comitato tecnico –
scientifico di alto livello>>, il forzista Gianni Lombardi, a
microfoni spenti, peròra la causa di <<una valutazione generale,
a livello comprensoriale, per valutare l’impatto di tutte le
centrali esistenti e di quelle destinate a nascere>>, prima di
assumere qualsiasi decisione. <<La Sibaritide – afferma il suo
(ex?) collega di partito, Pierluigi Pennini – è candidata a
divenire pattumiera d’Italia. Il consiglio avrebbe potuto essere
convocato prima della Conferenza di Servizi>>. Pino Bruno,
indipendente, bolla il tutto come <<decisione inopportuna e
scellerata>>.
L’ora si fa tarda. Le posizioni si delineano: il capogruppo
aennino Gigi Serra traccia la rotta. <<Nessuno, in maggioranza,
è per il sì. Vi è stata un’errata gestione per ciò che riguarda
la corretta informazione dell’opinione pubblica, ma non andremo
mai contro la volontà popolare. Prima di scegliere, vorremmo
solo che fossero serenamente valutati i pro e i contro del
progetto>>. Il capogruppo azzurro Giuseppe Graziadio annuisce e
conferma: la linea del centrodestra è quella delineata da Serra.
Marco Valerio Lufrano, Margherita, che dubbi non ne ha,
s’aggiunge alla folta comitiva dei contrari, poco prima che
Pietro Francomano, terzo aennino, prenda le distanze dal suo
capogruppo. <<Mio figlio – racconta – mi ha imposto di votare
no. Serra ha voluto lasciare uno spiraglio, ma An è nettamente
contraria, e lo sarà fin quando non sarà dimostrata
l’inesistenza del sia pur minimo danno ambientale>>.
Posizioni limpide. Roberto Senise tenta di raddrizzare la barca.
Sposa l’impostazione di Serra e Graziadio, ma finisce con
l’esporre il manifesto del sì. <<Il metano – elenca – non è
inquinante. Non ci saranno consumi d’acqua né prelievi
dall’acquedotto o modifiche del microclima. Nella fase di
cantiere, ci saranno punte massima di 600 occupati, quasi tutti
cassanesi. Ci sarà garantita la metanizzazione di Doria, la
realizzazione di un’area urbanizzata riservata alle imprese del
nord, l’erogazione annua di tre miliardi di lire ed un risparmi
annuale di quasi due miliardi sulle bollette elettriche
comunali>>. In sintesi, aggiunge, <<una manna dal cielo>>.
Al voto, però, si scontrano due mondi: il centrosinistra
vorrebbe votare un ordine del giorno in cui si attesta la
<<netta contrarietà>> alla centrale. Il centrodestra, dopo lungo
consulto e con qualche mal di pancia, sceglie un’altra strada:
Doria è salva, ma si rinvia ad altra sede e data per la
discussione della bontà dell’opera. Che dunque qualche santo in
paradiso, o meglio, a Palazzo di città, ce l’ha.
Gianpaolo Iacobini |