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Aeroporto:
la Calabria citeriore lo vuole, Roma frena. Storia di un sogno a
rischio.
Sibari, contrada Olmo Torto. Cuore della Piana. Qui, in mezzo a
campi pianeggianti coltivati ad ortaggi e grano, ai bordi della
statale 534, dovrebbe sorgere lo scalo aeroportuale della
Sibaritide. Il quarto della Calabria, destinato a servire un
comprensorio popolato da oltre settecentomila anime, compresi i
cugini lucani residenti nelle province di Matera e Potenza. Olmo
Torto e i suoi contadini aspettano sereni il gran giorno, ma le
notizie che giungono da Roma non ispirano fiducia.
Un passo indietro. Nel 1997 la regione Calabria approva il piano
regionale dei trasporti. La Piana strappa l’aeroporto. L’11
novembre 1998 il senatore socialista Cesare Marini presenta un
disegno di legge <<sull’istituzione e costruzione dell’aeroporto
di Sibari>>. Due percorsi paralleli, uno regionale, l’altro
parlamentare, per un unico traguardo: l’aeroporto.
La Regione prosegue spedita per la sua strada. Nel 2000 uno
studio di fattibilità commissionato dal Dipartimento Trasporti
abbozza i tratti del nascituro scalo, prevedendo un investimento
da 90 miliardi di vecchie lire. Seguono progetti esecutivi e
intese istituzionali. Nel frattempo, il cammino del ddl Marini
s’impantana nella palude romana. Certo, stando alle prerogative
riconosciute alle regioni dalla modifica in senso federalista
dell’articolo 117 della Costituzione, la Regione potrebbe far da
sé, ma Roma ha promesso investimenti cospicui, quasi 14 milioni
di euro. Legati a due fattori tra loro in simbiosi:
l’approvazione del ddl Marini e di una legge di spesa che
trasferisca quei fondi in Calabria.
Facile? Tutt’altro. Il 13 febbraio 2001 il disegno di legge
approda in Commissione Affari Costituzionali, sottocommissione
pareri, e riceve il via libera. Il successivo dicembre lo
scenario cambia. L’Italia ha mutato indirizzo già da tempo,
scegliendo il Governo Berlusconi e la Casa delle Libertà. La
questione approda nella Commissione lavori pubblici. <<Il
relatore Francesco Chirilli (Fi), dopo aver ricordato che quello
di Sibari sarebbe il quarto aeroporto nella regione Calabria –
recitano i resoconti della seduta dell’11 dicembre – e che
pertanto sarebbe necessaria un’attenta valutazione dei costi –
benefici derivanti da questa infrastruttura, illustra il
provvedimento>>.
Il testo contiene disposizioni analitiche, <<di dettaglio>>. Una
precisione forse eccessiva, sulla quale già nella precedente
legislatura, in molti avevano avuto da ridire. Ma sul finire del
2001 è bufera. <<Il relatore Chirilli – prosegue il verbale
della seduta – ricorda che sulla proposta di costruzione di
questo aeroporto esiste un parere molto complesso dell’Enac, che
ne evidenzia i punti critici e farebbe propendere per un
eventuale adeguamento strutturale degli aeroporti già
esistenti>>. La ciliegina sulla torta l’aggiunge il senatore
Egidio Pedrini (Udeur) <<per sottolineare come il provvedimento
manchi della quantificazione degli oneri>>.
Inizia la via crucis. La Commissione territorio, ambiente e beni
ambientali non pone ostacoli, ma nella Affari Costituzionali le
cose si complicano. Terribilmente. Il 23 gennaio 2002 cambia il
relatore, ma la musica è sempre la stessa. Il senatore Luciano
Falcier (Fi) solleva presunti <<contrasti del ddl con il
riformato articolo 117 della Costituzione>>, e propone pertanto
<<l’espressione di un parere contrario>>.
Passa l’estate, arriva ottobre. Il primo del mese battaglia
cruciale in Commissione. Parla Cesare Marini, che <<sottolinea
l’importanza della costruzione dell’aeroporto in un’area, quella
di Sibari, che rappresenta il più vasto ed omogeneo territorio
della Calabria>>, segnalando <<l’esistenza di 26 miliardi di
vecchie lire stanziati con le leggi finanziarie 2001 e 2002>>.
<<Si tratta quindi – aggiunge Marini – di approvare una legge di
spesa che consenta il trasferimento delle dette risorse alla
Regione Calabria>>. A ciò si aggiungono una serie di emendamenti
volti al superamento dei rilievi di incostituzionalità.
Ancora non basta. Chirilli ribadisce <<la necessità di
verificare la fattibilità dell’opera sulla base di un preventivo
studio dell’Enac>>. La verde Anna Donati rileva come <<la
Commissione non abbia alcun elemento per valutare l’effettiva
domanda di utilizzo, credibile e certificata, di una simile
infrastruttura>>. Celestino Pedrazzini, senatur della Lega Nord,
dichiara che <<non è immaginabile pensare che la costruzione di
un aeroporto possa essere supportata, in termini di redditività,
dal solo flusso turistico>>. L’aennino Giuseppe Menardi da Cuneo
chiede <<quale sia la ragione per la quale, dato che si tratta
di un’opera della regione Calabria, non sia la stessa regione a
finanziarsela integralmente>>. Infine, a chiudere, l’opinione
del sottosegretario ai Trasporti ed Infrastrutture, il forzista
Guido Viceconte. <<Dopo la riforma del titolo V della
Costituzione – fa osservare il viceministro – la materia della
costruzione degli aeroporti civili rientra tra quelle
concorrenti con le regioni. L’intervento finanziario dovrebbe
pertanto essere a carico della regione Calabria>>.
Due settimane dopo, il quindici di ottobre, tocca gli
emendamenti. Il ddl Marini viene “ripulito” dalle disposizioni
di dettaglio e dalle incrostazioni incostituzionali. La
Sottocommissione approva, ma l’aeroporto resta ancora un
miraggio lontano. Prudentemente, dalle parti di Olmo Torto gli
agricoltori continuano a coltivare ortaggi e grano. Per le ruspe
e gli aerei c’è tempo: antica saggezza contadina.
Gianpaolo Iacobini |