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<<La centrale non è quello che ci serve. Quello che vogliamo è
la libertà di respirare senza paura>>.
Il più grande compirà quattordici anni tra pochi giorni. Il più
piccolo, invece, ha da poco spento le undici candeline. Sguardo
vivace, una timidezza appena accennata dietro occhi furbi che
sembrano scrutare il mondo con disincanto. Sono poco meno di
trenta tra ometti e fanciulle, e sulle loro spalle poggia il
futuro di Doria.
Gli studenti della scuola media doriana, di recente accorpata
all’istituto comprensivo “Giuseppe Troccoli”, diretto dal
preside Antonio Schifino, guardano smarriti fuori dalle finestre
del loro istituto, ai margini del centro abitato, dove
l’orizzonte si fonde con le campagne della Piana. Là in mezzo,
chissà dove, raccontano con temi e disegni, dovrebbe sorgere “la
cosa”. Un’identità senza volto e nome, perché i concetti tecnici
e scientifici sono ancora troppo grandi per farsi largo nella
loro fantasia di adolescenti. Da queste parti, però, si diventa
adulti in fretta. Per caso, ma soprattutto per necessità. E
della centrale termoelettrica a metano in molti hanno sentito
parlare nei giorni della mobilitazione che qui è stata generale:
dal parroco all’Azione Cattolica agli agricoltori, nessuno è
mancato all’appello. Un coro compatto ed armonioso ad intonare
la canzone del no anche davanti al Municipio, su trattori e
rimorchi.
Il Comune gli ha dato in parte ragione. Manifestando la volontà
politica, e non ancora giuridica, di spostare il sito del
“mostro”. Ma questo non gli basta: hanno paura che la centrale
possa rinascere altrove nelle campagne di Cassano. Sempre e
comunque troppo vicino a Doria. Ed allora, presa carta e penna,
si affidano ai cronisti perché trasmettano al sindaco della
città, Roberto Senise, una lettera aperta. Cordiale e sincera,
vergata a mano dieci giorni fa, ma ritenuta ancora attuale.
<<Signor sindaco – esordiscono – la nostra è una denuncia contro
la centrale termoelettrica che si vorrebbe far sorgere a Doria:
la sentiamo come una minaccia alla nostra salute. Essa
provocherebbe sicuramente molti danni all’ambiente e
inquinerebbe l’aria>>. E questo, loro che ancora possono godersi
il privilegio di andare a scuola in bici, proprio non lo
vogliono. <<Se è vero, come in tanti dicono, che in questo
nostro piccolo paese viviamo soltanto d’aria – aggiungono con
velata ironia – almeno l’aria lasciatecela pulita. Sappiamo bene
i danni che la centrale potrebbe causare: tumori della pelle ed
allergie>>.
Certo, sull’altro piatto della bilancia ci sarebbero decine di
posti di lavoro. Quelli stessi per i quali, una volta varcata la
soglia della maggiore età, molti di loro potrebbero essere
costretti ad emigrare. <<Sappiamo – scrivono – che la centrale
porterebbe lavoro, ma il prezzo che un giorno potremmo pagare
sarebbe troppo alto. Pertanto continuiamo ad accontentarci di
quel poco che la nostra terra ci offre, e poco importa se il
nostro paese non si trasforma e non diventa moderno come
altri>>.
Non disdegnano il progresso, ma amano la natura. <<Ci auguriamo
– chiosano – che la serietà di queste motivazioni induca a
prendere in considerazione il nostro grido d’allarme>>. Sogni e
speranze, tra presente e futuro: la politica che ha già deluso i
loro padri, deluderà adesso anche figli e nipoti?
Gianpaolo Iacobini |