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Giovedì 31 Ottobre 2002

Doria –  Gli alunni: la centrale non è quello che ci serve -


<<La centrale non è quello che ci serve. Quello che vogliamo è la libertà di respirare senza paura>>.
Il più grande compirà quattordici anni tra pochi giorni. Il più piccolo, invece, ha da poco spento le undici candeline. Sguardo vivace, una timidezza appena accennata dietro occhi furbi che sembrano scrutare il mondo con disincanto. Sono poco meno di trenta tra ometti e fanciulle, e sulle loro spalle poggia il futuro di Doria.
Gli studenti della scuola media doriana, di recente accorpata all’istituto comprensivo “Giuseppe Troccoli”, diretto dal preside Antonio Schifino, guardano smarriti fuori dalle finestre del loro istituto, ai margini del centro abitato, dove l’orizzonte si fonde con le campagne della Piana. Là in mezzo, chissà dove, raccontano con temi e disegni, dovrebbe sorgere “la cosa”. Un’identità senza volto e nome, perché i concetti tecnici e scientifici sono ancora troppo grandi per farsi largo nella loro fantasia di adolescenti. Da queste parti, però, si diventa adulti in fretta. Per caso, ma soprattutto per necessità. E della centrale termoelettrica a metano in molti hanno sentito parlare nei giorni della mobilitazione che qui è stata generale: dal parroco all’Azione Cattolica agli agricoltori, nessuno è mancato all’appello. Un coro compatto ed armonioso ad intonare la canzone del no anche davanti al Municipio, su trattori e rimorchi.
Il Comune gli ha dato in parte ragione. Manifestando la volontà politica, e non ancora giuridica, di spostare il sito del “mostro”. Ma questo non gli basta: hanno paura che la centrale possa rinascere altrove nelle campagne di Cassano. Sempre e comunque troppo vicino a Doria. Ed allora, presa carta e penna, si affidano ai cronisti perché trasmettano al sindaco della città, Roberto Senise, una lettera aperta. Cordiale e sincera, vergata a mano dieci giorni fa, ma ritenuta ancora attuale.
<<Signor sindaco – esordiscono – la nostra è una denuncia contro la centrale termoelettrica che si vorrebbe far sorgere a Doria: la sentiamo come una minaccia alla nostra salute. Essa provocherebbe sicuramente molti danni all’ambiente e inquinerebbe l’aria>>. E questo, loro che ancora possono godersi il privilegio di andare a scuola in bici, proprio non lo vogliono. <<Se è vero, come in tanti dicono, che in questo nostro piccolo paese viviamo soltanto d’aria – aggiungono con velata ironia – almeno l’aria lasciatecela pulita. Sappiamo bene i danni che la centrale potrebbe causare: tumori della pelle ed allergie>>.
Certo, sull’altro piatto della bilancia ci sarebbero decine di posti di lavoro. Quelli stessi per i quali, una volta varcata la soglia della maggiore età, molti di loro potrebbero essere costretti ad emigrare. <<Sappiamo – scrivono – che la centrale porterebbe lavoro, ma il prezzo che un giorno potremmo pagare sarebbe troppo alto. Pertanto continuiamo ad accontentarci di quel poco che la nostra terra ci offre, e poco importa se il nostro paese non si trasforma e non diventa moderno come altri>>.
Non disdegnano il progresso, ma amano la natura. <<Ci auguriamo – chiosano – che la serietà di queste motivazioni induca a prendere in considerazione il nostro grido d’allarme>>.  Sogni e speranze, tra presente e futuro: la politica che ha già deluso i loro padri, deluderà adesso anche figli e nipoti?

Gianpaolo Iacobini

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