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Intervista
a Topo Gigio tra i resti magnogreci e romani del Museo nazionale
archeologico della Sibaritide. Di fronte a taccuino e biro non
c’è lui, però, ma i suoi genitori, produttori, autori e amici di
sempre: Maria Perego e Peppe Mazzullo. Solo loro che dal 1961
gli danno vita, carattere, gesti e parole. L’ideatrice è stata
Perego. Ma solo l’incontro con l’attore messinese Mazzullo, che
di Gigio è la voce e molto altro, ha fruttato quel mix che da
quarantuno anni diverte mezzo mondo. Perché nato a Milano e
svezzato dalle telecamere Rai, Gigio ha conquistato i quattro
angoli del globo. Ovunque, un successo straordinario.
«Gigio sa d’essere piccolo di fronte alla realtà e ai problemi
del mondo -racconta "mamma Maria”- ma ha un grande ottimismo e
quindi cerca di vincere le difficoltà. Non sempre gli va bene,
ma si perdona qualche piccolo errore. È un personaggio
perennemente stupito. Da ingiustizie e problemi ambientali, a
esempio».
Che figlio è, Gigio?
«Un figlio che ha una sua personalità ben definita. E a volte ci
scappa anche dalle mani. Non sempre riusciamo a contenerlo».
Il nome? Perché proprio Topo Gigio?
«Topo perché è un topo e perché così non rischiava di stridere
in un determinato ambiente scenico. Gigio perché è il diminutivo
veneto (io sono nata a Venezia) di Luigi, con un nonsocché di
campagnolo. E Gigio ha del topo di campagna dentro di sé, non è
né vuole essere cittadino».
Nonostante sia solo un “bambino”, Topo Gigio vorrebbe andare a
fare uno spettacolo anche nel rifugio di Bin Laden. «Chissà che
non possa insegnare qualcosa anche a lu. Perché Gigio ha la
forza d’arrivare al cuore di tutti, anche a quello dei cattivi.
Non si sa mai!».
“Mamma Maria” racconta con un pizzico di comprensibile
soddisfazione un messaggio che Walt Disney le inviò l’anno prima
di morire, durante uno dei diversi e fortunatissimi tour
americani di Gigio. «“Carissima -mi scrisse- sono molto contento
che tu sia italiana. Perché gli italiani ammazzano i loro
talenti e quindi non mi darai mai fastidio”».
“Papà Peppe” parla di un rapporto speciale con Gigio, senza
dubbio il suo personaggio preferito. «Per un attore è
un’esperienza meravigliosa. Perché è davvero un bel personaggio,
che regala molta gioia e fa riflettere parecchio prima di
parlare. Mi calo molto nella parte e non nego che in quei
momenti, se qualcuno mi chiama Peppino Mazzullo, mi da
fastidio». L’attore non nega qualche difficoltà a girare il
mondo con Gigio, costretto, quasi come il Papa, a conoscere
decine di lingue.
Al Museo nazionale sibarita, alle 18.30 di domenica, è andato in
scena lo spettacolo “Topo Gigio il piccolo archeologo”, col
quale il piccolo grande topolino ha raccontato agli adulti e
soprattutto ai bambini la leggendaria storia di Sybaris.
Domenico Marino |