|
Doria dice “no” alla Centrale termoelettrica alimentata a metano
che dovrebbe innalzare le sue ciminiere a ridosso dall’abitato e
nel cuore della fertile realtà agricola sibarita. Tanto in
piazza, quanto a scuola, in parrocchia, per strada e nei negozi,
la gente rifiuta con forza la realizzazione. Le risposte
differiscono nei toni e negli accenti ma sono identiche nella
sostanza: questa Centrale non s’ha da fare. «Non deve esistere
nemmeno un’ipotesi del genere -racconta un pensionato incontrato
a Piazza Roma- altrimenti blocchiamo tutto, a cominciare dalla
ferrovia e dalle strade. Da qui non passerà più nessuno». I
doriani sono amareggiati e delusi soprattutto perché il Palazzo
non ha chiesto il loro parere sul caso. Tanto che raccontano
d’avere appreso la notizia dai giornali. «Perché il sindaco non
ci ha incontrato prima? E perché ha rifiutato di venire a Doria
pure quando è stato invitato esplicitamente per discutere della
faccenda?»
Poco più di mille abitanti a metà strada tra Cassano e Sibari,
Doria vive quasi esclusivamente d’agricoltura. Non solo adulti e
anziani ma pure molti giovani lavorano tra le zolle. Il vero
problema, a loro parere, non è rubare alle colture i quindici
ettari su cui impiantare il gigante termoelettrico ma le
conseguenze che l’opera avrà sull’ambiente. «Entro dieci anni
-teme Achille, un altro pensionato- la Centrale rischia
d’infliggere un corpo mortale all’agricoltura di tutta la Piana.
Qui, soprattutto i pescheti riescono a impiegare migliaia di
braccia. E poi, già ora l’incidenza di determinate malattie è
preoccupante». Contrarissimo alla Centrale è un padre di
famiglia che abita a ridosso dell’area individuata per ospitare
le turbine dell’Ansaldo, e che adesso è ricca d’agrumeti,
vigneti, pescheti e orti. «Perché dico no? Perché casa mia
finirebbe praticamente sotto i fili dell’alta tensione». Non
cambia registro il trentenne Adriano: «Vogliamo vederci chiaro.
Non è giusto che quelli del Comune abbiano fatto tutto da soli,
senza informare la gente di Doria e nemmeno il consiglio
comunale». Armando, trentenne con un discreto passato
calcistico, è convinto che la Centrale avvelenerebbe
irrimediabilmente l’aria doriana, già pessima per i pesticidi
sfruttati in agricoltura.
Dopo i chiari umori della piazza, un salto a scuola per dare
voce a bambini e genitori. Entrambi concordi nel gridare un “no”
deciso al colosso termoelettrico. Tanto alle Elementari quanto
alle Medie gli alunni (non tutti, però) raccontano d’avere
sentito parlare della faccenda a casa, da papà e mamma. «È
troppo vicino al paese -sottolineano-. Perché non la spostano su
qualche altro terreno incolto, ce ne sono tanti? Come ci sono
già troppo brutture alla periferia di Doria, con spazzatura
abbandonata ovunque. Perché aggiungere altre fonti
d’inquinamento? Qualche vantaggio ci sarà, ma sicuramente
saranno più numerosi gli svantaggi». D’accordo coi figli sono le
mamme in attesa dei bambini davanti al plesso. Una di loro,
però, lancia un interrogativo su cui riflettere. «Non la
vogliamo. Ma se la rifiutiamo a Doria e poi l’accetta un altro
Comune della zona e ce la piazza a due passi?»
Anche dagli ambienti parrocchiali filtrano pareri negativi sulla
realizzazione, ritenuta rischiosa per la vocazione agricola su
cui si regge il paese.
L’ampio fronte del "no" è guidato dal capogruppo dei Ds in
consiglio comunale, Federico Carlucci, che lancia l’idea di un
comitato popolare per vagliare il caso ed esprimere pareri
basati su dati di fatto, non preconcetti. Per venerdì pomeriggio
sta organizzando una riunione alla delegazione municipale
doriana. «Scelte così importanti -nota- necessitano il
coinvolgimento delle diverse anime comunali. Non comprendo
perché hanno deciso d’impiantare la Centrale in una zona a così
alta densità agricola, perdippiù a ridosso del nascente
aeroporto. Mi chiedo pure la sua compatibilità con le vocazioni
del territorio».
Domenico Marino
|