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<<La centrale? Nessuno ci ha detto niente, ma noi qua non la
vogliamo. Tra ferriti e pesticidi, è già difficile respirare. Ci
manca solo quella…..>>.
Doria, paese di mille anime sperso tra i colli cassanesi e la
costa sibarita. In una mattinata come tante, “quella”, ovvero la
centrale termoelettrica a metano che l’Ansaldo vorrebbe
costruire da queste parti, diventa il nemico pubblico numero
uno.
La bandiera della protesta, inaspettatamente, la sventolano gli
anziani del paese. <<Quella cosa – dicono – non vedrà la luce.
Se necessario, bloccheremo il traffico, occuperemo la ferrovia,
ci inventeremo qualcos’altro, ma ci opporremo ad un’iniziativa
di cui nessuno s’è degnato di informarci>>.
L’informazione, in effetti, fa un po’ difetto. I pensionati
chiedono lumi ai cronisti sulle ricadute occupazionali
dell’impianto, su dislocazione ed estensione, ma su un punto
paiono irremovibili: l’ambiente, così com’è, fa già <<schifo
abbastanza>>. Testualmente. <<Le nostre campagne – gridano in
coro Achille e i suoi amici di piazza Roma – sono vittima dei
pesticidi. Sotto terra ci sono poi quelle porcherie che arrivano
fino a Sibari>>. Dove “quelle”, in questo caso, sta per ferriti
di zinco. Trentamila tonnellate sotterrate anni fa, ed ancora in
attesa di essere bonificate.
Anziani decisi, giovani, arrabbiati. <<Il sindaco – incalza
Adriano, venticinque anni – non si è neppure degnato di
rispondere ai nostri inviti. Lo avevamo esortato a venire qui
per spiegarci la situazione, ma ha fatto sapere di essere
indaffarato>>.
Nelle scuole ed in parrocchia la musica non cambia: tutti per il
no. Il parroco non rilascia dichiarazioni, ma chi lo conosce
bene assicura: sarà in prima fila al momento opportuno. Nelle
aule della sezione staccata dell’istituto comprensivo “Giuseppe
Troccoli”, invece, gli alunni di elementari e medie non hanno
dubbi. Nella V A in tanti conoscono già la questione. Nella
seconda classe della media anche. Ed il giudizio, semplice
quanto significativo, è unanime: non se ne parla nemmeno.
Chiedere alle mamme in attesa dei figli all’ora della
campanella, poi, è come sfondare una porta aperta: i posti di
lavoro fanno gola, ma la salute viene prima di tutto. E il
ritornello dei pesticidi e delle ferriti torna a risuonare
tragico in ogni commento.
Così Doria si prepara alla rivolta. Pacifica e democratica.
<<Venerdì prossimo, nella sala della delegazione municipale –
rivela Federico Carlucci, consigliere comunale diessino e
doriano doc – terremo a battesimo un comitato che reclamerà
confronto, chiarezza ed informazione>>. Senza colori e casacche
politiche. <<La partecipazione – precisa Carlucci - è aperta a
tutti. Va coinvolto il paese. Un confronto preventivo sarebbe
stato necessario. Occorre ora valutare se il progetto Ansaldo
sia compatibile con le risorse esistenti e con il sito
prescelto, ad alta densità agricola. Il sindaco non può servirci
questa pietanza indigesta dalla sera alla mattina>>.
Palazzo di città, intanto, va avanti per la sua strada:
stamattina, alle 11, in Municipio, conferenza stampa di
presentazione della centrale che Doria non vuole.
Gianpaolo Iacobini |