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Mercoledì 25 Settembre 2002

Sibaritide – Giacinto Casciaro dice la sua sull’impianto Ansaldo


<<Le questioni ambientali e i temi dello sviluppo lo dimostrano: le battaglie per il capoluogo non servono. Provincia della Sibaritide significa analizzare ed affrontare problemi e proposte in un’ottica comprensoriale. C’è chi ha scoperto un territorio debole, e ne approfitta portando avanti una colonizzazione che non  ha nulla a che vedere con quella degli antichi Greci>>.
Il tempo passa, i problemi restano. Anzi, qualche volta ritornano. Giacinto Casciaro, presidente del comitato “Sibari provincia” e motore trainante della Consulta dei Sindaci della Sibaritide, un quarto di secolo fa era già sulle barricate. A difendere la Piana dai maldestri tentativi di industrializzazione forzata di una classe politica che  avrebbe voluto farne la Ruhr calabrese. Casciaro e pochi altri, raccontano pagine ormai ingiallite di quotidiani e settimanali nazionali dell’epoca, fronteggiarono l’assalto con coraggio. Loro, democristiani, avversati in casa e ben visti dalla sinistra. Che arrivò a riempire Corigliano e i suoi muri di scritte del tipo <<Scalzone libero, Casciaro centravanti>>.
Era tanto tempo fa. Adesso, tuttavia, quei giorni grigi sembrano ritornare minacciosi: Rossano ha la sua bella centrale termoelettrica, i colossi energetici europei pensano di tirarne altre su a Cassano ed Altomonte, ipotizzando un gassificio per Corigliano ed un termovalorizzatore per Castrovillari. Un polo energetico che vale un calcio alla storia ed al creato nostrano, fatto di turismo, agricoltura, archeologia.
A far suonare il campanello d’allarme la megacentrale cassanese dell’Ansaldo. Da spalmare nelle campagne della Piana. <<So dell’esistenza di progetti dell’Enea per centrali alimentate da fonti energetiche pulite nella Sibaritide – esordisce Casciaro – ma non saprei dire perché non vengano presi in considerazione. Quanto all’impianto di Cassano, occorrerebbe capire se qualcuno l’ha chiesto oppure, in caso contrario, chi siano questi benefattori che se ne vanno in giro per il comprensorio a regalare centrali. Che non sono industrie, ma infrastrutture teoricamente al servizio di qualcosa che, nella  realtà, attualmente non esiste>>.
Ironia a parte, il discorso si fa subito politico. E piega verso la programmazione territoriale. Inesistente, ma divenuta improvvisamente oggetto del desiderio. Entrando con forza, sia pure tra qualche mugugno, nell’agenda della Consulta dei sindaci. <<E’ stato un primo passo – ammette il vulcanico professore coriglianese – ma tanto ancora resta da fare perché essa diventi un patrimonio comune>>. Quello che manca, par di capire, è una visione d’insieme, logica e razionale, per capire cosa fare della Sibaritide e del Pollino prima di pregiudicare in eterno valli e pianure con infrastrutture che riconducono di filato al modello industriale.
Corigliano, il gassificio e l’atteggiamento aperturista dei sindacati, in particolare della Cgil, sono per Casciaro una cartina tornasole per dimostrare, a suo dire, come da queste parti, nel costruire una casa, si pensi prima al tetto e poi alle fondamenta. <<La città – è la spiegazione – si è espressa attraverso le sue istituzioni. Chiaramente. A sbagliare è chi pensa di aver titolo per sovvertire tale volontà. Il ragionamento posto dalla Cgil non fa una grinza. Soltanto riesce difficile ipotizzare lo sviluppo del territorio cominciando con la realizzazione di un gassificio in un’area come la nostra. Se anche fosse utile, c’è qualcuno disposto a credere che altri, magari per intercessione divina, ce lo avrebbero ceduto?>>
Un risultato tangibile, nonostante tutto, c’è già. Ed è, nel suo piccolo, storico: un ordine del giorno, approvato all’unanimità dalla Consulta, con il quale si chiudono le porte al gassificio e all’ecomostro castrovillarese per salvaguardare le potenzialità di sviluppo indigene. In copertina finisce Marcello Corsino, sindaco di Spezzano Albanese. <<Corsino – rivela Casciaro – ha esposto una linea condivisibile: stabilire prima le direttrici dello sviluppo, e poi progettare gli interventi infrastrutturali, in chiave ecosostenibile ed in relazione alle esigenze dei Comuni interessati>>.
No al termovalorizzatore pattumiera dell’intera provincia, dunque, sì ad impianti strutturati con riferimento agli effettivi bisogni dell’area, in zone individuate a tavolino, avendo ben presente la conformazione e la vocazione dei tanti angoli della Calabria citra. In parole povere, l’esatto contrario di quel che sta accadendo nelle ultime settimane, segnate dal sacro furore energetico.
Mancano, però, gli interlocutori: Cosenza tace, e Casciaro ripensa all’utilità di quella provincia della Sibaritide che forse avrebbe salvato capra e cavoli, coniugando tutela ambientale e crescita economica. <<La provincia – dice – avrebbe dovuto essere l’attore principale della programmazione territoriale. Quella che c’è non si vede, e ciò rende indispensabile proseguire lungo la strada già intrapresa>>. Ovvero quella della mobilitazione generale. Per tutti appuntamento il prossimo 7 di ottobre a Sibari. Ripartirà da lì la marcia della Calabria citeriore verso il decentramento amministrativo e nella valigia entreranno, questa volta prepotentemente, anche i temi dell’ambiente e dello sviluppo. Certo, restano ancora tanti nodi da sciogliere, ma l’ottimismo non fa difetto. <<I rapporti con Castrovillari? Di mezzo – aggiunge il presidente di “Sibari provincia” – c’è qualcosa di più importante di un capoluogo. Siamo fiduciosi. Il buon senso…..>>.
Casciaro il centravanti allaccia le scarpette e si prepara a scendere in campo. Sarà un’altra partita difficile. Venticinque anni dopo, palla lunga e pedalare: il mondo è cambiato, ma per la Sibaritide vagano ancora gli spettri del passato.

Gianpaolo Iacobini

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