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<<Le
questioni ambientali e i temi dello sviluppo lo dimostrano: le
battaglie per il capoluogo non servono. Provincia della
Sibaritide significa analizzare ed affrontare problemi e
proposte in un’ottica comprensoriale. C’è chi ha scoperto un
territorio debole, e ne approfitta portando avanti una
colonizzazione che non ha nulla a che vedere con quella degli
antichi Greci>>.
Il tempo passa, i problemi restano. Anzi, qualche volta
ritornano. Giacinto Casciaro, presidente del comitato “Sibari
provincia” e motore trainante della Consulta dei Sindaci della
Sibaritide, un quarto di secolo fa era già sulle barricate. A
difendere la Piana dai maldestri tentativi di
industrializzazione forzata di una classe politica che avrebbe
voluto farne la Ruhr calabrese. Casciaro e pochi altri,
raccontano pagine ormai ingiallite di quotidiani e settimanali
nazionali dell’epoca, fronteggiarono l’assalto con coraggio.
Loro, democristiani, avversati in casa e ben visti dalla
sinistra. Che arrivò a riempire Corigliano e i suoi muri di
scritte del tipo <<Scalzone libero, Casciaro centravanti>>.
Era tanto tempo fa. Adesso, tuttavia, quei giorni grigi sembrano
ritornare minacciosi: Rossano ha la sua bella centrale
termoelettrica, i colossi energetici europei pensano di tirarne
altre su a Cassano ed Altomonte, ipotizzando un gassificio per
Corigliano ed un termovalorizzatore per Castrovillari. Un polo
energetico che vale un calcio alla storia ed al creato nostrano,
fatto di turismo, agricoltura, archeologia.
A far suonare il campanello d’allarme la megacentrale cassanese
dell’Ansaldo. Da spalmare nelle campagne della Piana. <<So
dell’esistenza di progetti dell’Enea per centrali alimentate da
fonti energetiche pulite nella Sibaritide – esordisce Casciaro –
ma non saprei dire perché non vengano presi in considerazione.
Quanto all’impianto di Cassano, occorrerebbe capire se qualcuno
l’ha chiesto oppure, in caso contrario, chi siano questi
benefattori che se ne vanno in giro per il comprensorio a
regalare centrali. Che non sono industrie, ma infrastrutture
teoricamente al servizio di qualcosa che, nella realtà,
attualmente non esiste>>.
Ironia a parte, il discorso si fa subito politico. E piega verso
la programmazione territoriale. Inesistente, ma divenuta
improvvisamente oggetto del desiderio. Entrando con forza, sia
pure tra qualche mugugno, nell’agenda della Consulta dei
sindaci. <<E’ stato un primo passo – ammette il vulcanico
professore coriglianese – ma tanto ancora resta da fare perché
essa diventi un patrimonio comune>>. Quello che manca, par di
capire, è una visione d’insieme, logica e razionale, per capire
cosa fare della Sibaritide e del Pollino prima di pregiudicare
in eterno valli e pianure con infrastrutture che riconducono di
filato al modello industriale.
Corigliano, il gassificio e l’atteggiamento aperturista dei
sindacati, in particolare della Cgil, sono per Casciaro una
cartina tornasole per dimostrare, a suo dire, come da queste
parti, nel costruire una casa, si pensi prima al tetto e poi
alle fondamenta. <<La città – è la spiegazione – si è espressa
attraverso le sue istituzioni. Chiaramente. A sbagliare è chi
pensa di aver titolo per sovvertire tale volontà. Il
ragionamento posto dalla Cgil non fa una grinza. Soltanto riesce
difficile ipotizzare lo sviluppo del territorio cominciando con
la realizzazione di un gassificio in un’area come la nostra. Se
anche fosse utile, c’è qualcuno disposto a credere che altri,
magari per intercessione divina, ce lo avrebbero ceduto?>>
Un risultato tangibile, nonostante tutto, c’è già. Ed è, nel suo
piccolo, storico: un ordine del giorno, approvato all’unanimità
dalla Consulta, con il quale si chiudono le porte al gassificio
e all’ecomostro castrovillarese per salvaguardare le
potenzialità di sviluppo indigene. In copertina finisce Marcello
Corsino, sindaco di Spezzano Albanese. <<Corsino – rivela
Casciaro – ha esposto una linea condivisibile: stabilire prima
le direttrici dello sviluppo, e poi progettare gli interventi
infrastrutturali, in chiave ecosostenibile ed in relazione alle
esigenze dei Comuni interessati>>.
No al termovalorizzatore pattumiera dell’intera provincia,
dunque, sì ad impianti strutturati con riferimento agli
effettivi bisogni dell’area, in zone individuate a tavolino,
avendo ben presente la conformazione e la vocazione dei tanti
angoli della Calabria citra. In parole povere, l’esatto
contrario di quel che sta accadendo nelle ultime settimane,
segnate dal sacro furore energetico.
Mancano, però, gli interlocutori: Cosenza tace, e Casciaro
ripensa all’utilità di quella provincia della Sibaritide che
forse avrebbe salvato capra e cavoli, coniugando tutela
ambientale e crescita economica. <<La provincia – dice – avrebbe
dovuto essere l’attore principale della programmazione
territoriale. Quella che c’è non si vede, e ciò rende
indispensabile proseguire lungo la strada già intrapresa>>.
Ovvero quella della mobilitazione generale. Per tutti
appuntamento il prossimo 7 di ottobre a Sibari. Ripartirà da lì
la marcia della Calabria citeriore verso il decentramento
amministrativo e nella valigia entreranno, questa volta
prepotentemente, anche i temi dell’ambiente e dello sviluppo.
Certo, restano ancora tanti nodi da sciogliere, ma l’ottimismo
non fa difetto. <<I rapporti con Castrovillari? Di mezzo –
aggiunge il presidente di “Sibari provincia” – c’è qualcosa di
più importante di un capoluogo. Siamo fiduciosi. Il buon
senso…..>>.
Casciaro il centravanti allaccia le scarpette e si prepara a
scendere in campo. Sarà un’altra partita difficile. Venticinque
anni dopo, palla lunga e pedalare: il mondo è cambiato, ma per
la Sibaritide vagano ancora gli spettri del passato.
Gianpaolo Iacobini |