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<<Prima
di poter concedere il parere definitivo occorrerà del tempo.
Dovremo preliminarmente portare a termine gli accertamenti in
loco, verificarne gli esiti, controllare i responsi di ispezioni
archeologici effettuate negli anni ‘60>>.
Silvana Luppino non si perde d’animo. Lei, che dirige con
sapienza l’archeologia sibarita, estendendo il suo sguardo
attento alle risorse archeologiche di 135 comuni della provincia
di Cosenza, non ama la fretta. La sua concezione del tempo,
sacra in terre come l’antica Sybaris dove le lancette sono ferme
ai secoli della Magna Graecia, è però messa a dura prova, in
queste ore, dalle esigenze dell’economia globale: da una parte
l’Ansaldo, che reclama risposte pronte, dall’altra la donna che,
per legge e convinzione, prima di dir sì dovrà essere sicura di
non mettere a repentaglio patrimoni di eccezionale rilevanza
storica ed artistica.
La conversazione telefonica con Silvana Luppino, “Archeologo
direttore coordinatore dell’Ufficio Scavi della Provincia”,
comincia quando il cronista chiede lumi sull’ultima leggenda
metropolitana sorta attorno alla nascitura centrale
termoelettrica a metano, quella secondo cui un gruppo di
imprenditori locali sarebbe all’opera per ottenere i visti
necessari alla costruzione del gasdotto che dovrebbe servire
l’impianto. <<Onestamente – ammette con candore la Luppino – non
ne so niente. Non ci è giunta alcuna richiesta in merito, e quel
poco che so lo desumo dalla relazione generale che s’accompagna
alla valutazione d’impatto ambientale. Da quel che ho letto, il
gasdotto si snoderà per circa quattro chilometri, e da Doria
piegherà verso occidente, in direzione di Castrovillari. Ma al
momento non è in discussione, anche perché, ripeto, non abbiamo
ricevuto alcuna comunicazione in proposito. Occorrerà, in
primis, discutere della bontà del sito prescelto>>.
Voci di popolo e nulla più: il primo passo ufficiale per gli
uffici sibariti sarà il parere per il via libera ai lavori di
edificazione della centrale, ed in seguito, precisa la Luppino,
<<per quelli concernenti le infrastrutture utili a sostenere
l’indotto>>.
<<Per quanto riguarda l’ubicazione del sito – rivela, cedendo
all’insistenza delle domande – abbiamo ricevuto sollecitazioni
ad esprimere il nostro parere in tempi brevi. Vi sono però
alcuni passaggi che non è possibile saltare>>. Così, ad esempio,
sarà necessario saggiare preventivamente il terreno in oggetto e
compiere scavi ad una determinata profondità. In caso di esito
negativo, il sì potrebbe arrivare nel giro di 30 giorni.
<<Altrimenti – sottolinea la direttrice – potrebbe servirci
qualche mese, anche perché l’area in questione è molto ampia>>.
Archiviata questa fase, saranno tirati fuori dagli archivi i
risultati, in parte sconosciuti, di una serie di carotaggi
effettuati negli anni ’60, nelle campagne sperse tra Doria e
Sibari, da un’equipe di esperti americani. Solo allora la
Sovrintendenza potrà esprimersi. Per un attimo la voce della
direttrice s’incrina. <<La Piana – ricorda la Luppino – fu
scelta dagli antichi greci per la ricchezza del suolo>>.
La frase resta a mezz’aria: un qualsiasi giudizio sarebbe forse
inopportuno. Un’idea per lo sviluppo, tuttavia, la libera
cittadina Silvana Luppino ce l’ha. E la esterna tranquillamente.
<<Non credo in un futuro industriale. La strada da intraprendere
è quella della valorizzazione dei beni artistici e culturali
della zona>>.
Arrivederci e grazie. La direttrice si rimette al lavoro. Ci
sono da mettere in piedi un paio di mostre prima di sistemare la
storia della centrale. E il tempo stringe. Questa volta anche
dalle parti di Sybaris l’eterna.
Gianpaolo Iacobini |