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Lunedì 30 Settembre 2002

Sibari –  <<Prima di concedere il parere definitivo occorrerà del tempo>>. Silvana Luppino, responsabile dell’Ufficio Scavi della Provincia, interviene nel dibattito sulla centrale Ansaldo


<<Prima di poter concedere il parere definitivo occorrerà del tempo. Dovremo preliminarmente portare a termine gli accertamenti in loco, verificarne gli esiti, controllare i responsi di ispezioni archeologici effettuate negli anni ‘60>>.
Silvana Luppino non si perde d’animo. Lei, che dirige con sapienza l’archeologia sibarita, estendendo il suo sguardo attento alle risorse archeologiche di 135 comuni della provincia di Cosenza, non ama la fretta. La sua concezione del tempo, sacra in terre come l’antica Sybaris dove le lancette sono ferme ai secoli della Magna Graecia, è però messa a dura prova, in queste ore, dalle esigenze dell’economia globale: da una parte l’Ansaldo, che reclama risposte pronte, dall’altra la donna che, per legge e convinzione, prima di dir sì dovrà essere sicura di non mettere a repentaglio patrimoni di eccezionale rilevanza storica ed artistica.
La conversazione telefonica con Silvana Luppino, “Archeologo direttore coordinatore dell’Ufficio Scavi della Provincia”, comincia quando il cronista chiede lumi sull’ultima leggenda metropolitana sorta attorno alla nascitura centrale termoelettrica a metano, quella secondo cui un gruppo di imprenditori locali sarebbe all’opera per ottenere i visti necessari alla costruzione del gasdotto che dovrebbe servire l’impianto. <<Onestamente – ammette con candore la Luppino – non ne so niente. Non ci è giunta alcuna richiesta in merito, e quel poco che so lo desumo dalla relazione generale che s’accompagna alla valutazione d’impatto ambientale. Da quel  che ho letto, il gasdotto si snoderà per circa quattro chilometri, e da Doria piegherà verso occidente, in direzione di Castrovillari. Ma al momento non è in discussione, anche perché, ripeto, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in proposito. Occorrerà, in primis, discutere della bontà del sito prescelto>>.
Voci di popolo e nulla più: il primo passo ufficiale per gli uffici sibariti sarà il parere per il via libera ai lavori di edificazione della centrale, ed in seguito, precisa la Luppino, <<per quelli concernenti le infrastrutture utili a sostenere l’indotto>>.
<<Per quanto riguarda l’ubicazione del sito – rivela, cedendo all’insistenza delle domande – abbiamo ricevuto sollecitazioni ad esprimere il nostro parere in tempi brevi. Vi sono però alcuni passaggi che non è possibile saltare>>. Così, ad esempio, sarà necessario saggiare preventivamente il terreno in oggetto e compiere scavi ad una determinata profondità. In caso di esito negativo, il sì potrebbe arrivare nel giro di 30 giorni. <<Altrimenti – sottolinea la direttrice – potrebbe servirci qualche mese, anche perché l’area in questione è molto ampia>>.
Archiviata questa fase, saranno tirati fuori dagli archivi i risultati, in parte sconosciuti, di una serie di carotaggi effettuati negli anni ’60, nelle campagne sperse tra Doria e Sibari, da un’equipe di esperti americani. Solo allora la Sovrintendenza potrà esprimersi. Per un attimo la voce della direttrice s’incrina. <<La Piana – ricorda la Luppino – fu scelta dagli antichi greci per la ricchezza del suolo>>.
La frase resta a mezz’aria: un qualsiasi giudizio sarebbe forse inopportuno. Un’idea per lo sviluppo, tuttavia, la libera cittadina Silvana Luppino ce l’ha. E la esterna tranquillamente. <<Non credo in un futuro industriale. La strada da intraprendere è quella della valorizzazione dei beni artistici e culturali della zona>>.
Arrivederci e grazie. La direttrice si rimette al lavoro. Ci sono da mettere in piedi un paio di mostre prima di sistemare la storia della centrale. E il tempo stringe. Questa volta anche dalle parti di Sybaris l’eterna.

 

Gianpaolo Iacobini

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