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Intenso
e partecipato come tradizione il triduo pasquale in città, tra
l’altro sede di una delle più antiche Diocesi calabresi.
Cominciati giovedì mattina con la Messa Crismale e continuati in
serata con solenni celebrazioni della Messa in Coena Domini, gli
appuntamenti clou hanno raggiunto il picco più coinvolgente
venerdì con l’ormai secolare processione dei misteri (“i varette”)
e della statua della Madonna Addolorata per le strade del borgo
antico e del centro cittadino. Una via crucis guidata
dall’inizio al termine dal vescovo monsignor Domenico Graziani e
accompagnata da una folla di fedeli, turisti e studiosi
richiamati in ogni angolo d’Italia da una tradizione che da
tempo ha valicato i confini locali affascinando moltissimi.
Interessante particolare della Messa in Coena Domini è stata la
numerosa partecipazione di disabili tra i “dodici apostoli”
sottoposi al rito della lavanda dei piedi. Tanto dalla Curia
quanto dalla Comunità “Giovanni XXIII” hanno sottolineato si è
trattato di una scelta mirata, che risponde non solo al 2003
anno dedicato ai disabili ma anche alla corsia privilegiata che
da tempo lega determinate realtà ad ampi spezzoni della comunità
locale. Ennesimo tassello, giovedì sera, di un puzzle che sarà
ancora ricco di altri, importanti colori.
Intanto, in occasione della Santa Pasqua il vescovo ha diffuso
un suo tradizionale messaggio ai fedeli. «Celebrare la Pasqua è
sempre un dono sorprendente: fa sempre, infatti, meraviglia
ritrovarsi la capacità di mettere insieme, in una considerazione
ugualmente lucida ed esigente, la crudeltà più efferata e il
buio più intenso e, d’altra parte, l’indefettibile rinnovamento
della vita nelle forme dell’amore più tenero e della speranza
più luminosa e gratuita. La meraviglia sta nel fatto che i due
piani di esistenza non vengono soltanto composti insieme per
l’esigenza di un irenismo rassegnato e, alla fine, pur
necessario per sopravvivere; meraviglia soprattutto che nella
sintesi-scontro si riesca a vedere con sempre maggiore certezza
la luce e a cantarla e che questo canto si riesca a renderlo
fermo perché si può riconoscere che a vincere è non la luce ma
la luce di Cristo, il Risorgente e Risorto di sempre, l’esempio,
il pegno, la garanzia di ogni risurrezione. Cristo regni nei
vostri cuori e vi renda testimoni di questa speranza. Christus
vere surrexit, alleluja!».
Domenico Marino |