|
Il problema della sanità, con tutti i suoi riflessi diretti e
immediati sulla salute dei cittadini, rimane sempre in primo
piano. Tutti ovviamente sono pronti a dire la propria,
sull'argomento; ma quando il giudizio giunge da un addetto ai
lavori, occorre un'attenzione particolare. L'ex consigliere
comunale Bruno Oliveti, in qualità di medico di base, quindi a
contatto diretto con le tematiche sanitarie, in una nota fa
alcune considerazioni in ordine alla situazione che la città
vive a causa degli impegni non mantenuti, a partire dalla
mancata apertura dell'ospedale di via Pontenuovo che da quasi 40
anni attende di essere reso fruibile dalla popolazione. «Siamo
diventati famosi – afferma tra l'altro Oiveti – per l'eterna e
costosa opera incompiuta che farsescamente continuiamo a
chiamare ospedale. Ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse
così grave da fare piangere». Il medico rileva che l'Azienda
sanitaria locale della Sibaritide non ha mai pensato o
provveduto a realizzare una struttura in grado di offrire le
necessarie cure in loco al grande numero di persone dializzate
(oltre 40) costrette ad andare nei presidi sanitari vicini con
grandi sacrifici e dispendio di tempo e di denaro, attesa la
distanza che intercorre per raggiungere gli ospedali attrezzati.
Il dottore Oliveti, continuando nelle sue amare esternazioni,
evidenzia che pur essendo nel terzo millennio Cassano ha fatto
un volo in negativo in «picchiata libera senza paracadute»,
rimarcando che è sbagliato delegare gli altri, e aspettando
invano una risposta concreta dai rappresentanti politici che
hanno fatto solo promesse. Non ultima l'istituzione dell'Hospice,
facendosi vedere e rivedere muratori e imbianchini scaricare di
giorno camion di attrezzature per realizzare un centro di
fisioterapia e poi, di notte, riprendersi tutto per destinarlo
ad altra località della nostra Azienda sanitaria». In chiusura,
Oliveti mette in risalto la necessità – secondo, il suo punto di
vista – che «è giunto il momento che i cittadini si sveglino,
intraprendendo tutte le opportune forme di lotta per ottenere
ciò che spetta alla città di Cassano, considerato che siamo uno
dei paesi più popolati e rappresentativi dell'Azienda Sanitaria
n. 3 di Rossano, che paga le tasse come tutti gli altri centri».
Se qualcosa verrà fatta – conclude Oliveti – avremo occhi per
vedere da soli. Ma se niente si farà può darsi che alla fine
venga fuori il sangue che scorre nelle vene dei veri cassanesi e
allora ognuno dovrà assumersi le proprie responsabiità».
Antonio Franzese |