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Storia di un padre di famiglia dal ’97 lavoratore socialmente
utile. Un rosario di problemi e sofferenze comuni a molti altri
suoi “colleghi”. Un racconto che colpisce e sconvolge per la
devastante semplicità. Tanto concreta da fare ancora più male.
Occhio al racconto di Paolo (il nome è di fantasia), 42 anni,
spostato e padre di due figli adolescenti. «È davvero una brutta
situazione la nostra. Persone troppo adulte per essere giovani e
troppo giovani per essere anziane, da anni coinvolti
sull’altalena lsu/lpu senza speranza di un futuro stabile. Un
giorno dopo l’altro con la spada di Damocle del licenziamento
sempre sul collo e quindi il terrore di perdere anche quei 470
euro che ci fruttano le attuali 80 ore mensili. Io, a dire il
vero, grazie all’assegno familiare che mi garantisce l’avere una
figlia a carico (il secondo per l’altro figlio mi è stato
sottratto di recente) riesco a raggiungere 560 euro al mese. Che
servono appena a pagare l’affitto e qualche bolletta. Perché con
l’arrivo della moneta unica i prezzi sono aumentati almeno del
20%. E poi ci invitano a “Comprare Cassano”. Ma se riusciamo a
tirare avanti al limite, quando ci riusciamo, cosa dovremmo
comprare?»
Perché non cercate altri lavori?
«E come si fa! Sembrano poche, ma le 80 ore mensili sottraggono
molto tempo. Sopratutto, non garantiscono quella continuità che
per i datori di lavoro è fondamentale. Così capita o che
rifiutano dall’inizio la tua collaborazione, oppure la
interrompono appena le assenze cominciano a pesare. Senza
dimenticare che nei fatti si tratta di occupazione in nero
perché il libretto di lavoro resta nelle mani dell’ente che ci
utilizza come lsu/lpu. Altrimenti saremmo subito estromessi dal
bacino. Al massimo si riesce a racimolare qualche giornata, che
incide poco sul bilancio famigliare. La legge punisce il lavoro
in nero ma nei fatti ci costringe a bramarlo per fare quadrare i
conti».
Cosa chiedete alle istituzioni?
«Soltanto un lavoro, come recita anche il primo articolo della
nostra Costituzione repubblicana. Ente utilizzatore (in questo
caso il Comune di Cassano, ndc) Regione e Stato devono sedersi a
un tavolo decidendo una buona volta che fare di noi, del nostro
futuro e delle nostre famiglie. Vogliamo certezze. Quasi quasi
sarebbe meglio sapere d’essere licenziati, tutti e una volta per
sempre invece d’essere sulla graticola come ora».
Potreste abbandonare volontariamente.
«E chi ce l’ha il coraggio di buttare un calcio al secchio
riempito con sudore e dolore per 6 lunghi anni? E se poi scatta
qualche legge per la stabilizzazione? Forse le istituzioni
gradirebbero che molti di noi mollassero, così avrebbero molti
problemi in meno. Il pagamento delle tasse, però, lo pretendono.
Abbiamo tutti i doveri del cittadino “normale” ma nessun
diritto. Perché spazzatura e acqua non ce le fanno pagare al 50%
visto che tiriamo avanti con una miseria?»
Non rimane che emigrare!
«Esattamente. È l’unica soluzione. D’altronde non per caso
quando si esce in piazza a Forlì sembra di essere a Cassano per
quanti compaesani emigranti ci trovi. Senza trascurare quanti
hanno trovato lavoro a Milano, Bologna, Torino e all’estero.
Invece di diminuire rispetto al passato il flusso emigratorio è
aumentato. E di molto. Vivere a Cassano, oggi, è diventato quasi
un bene di lusso, che quindi non si possono permettere tutti.
Anzi! Tra noi lsu/lpu l’età media è alta e si aggira attorno ai
40 anni. E chi una famiglia non c’è l’ha ma vorrebbe crearla
come può fare? Deve andare a vivere nel Municipio. Vi rendete
conto che in questa maniera rubano non solo il presente a noi ma
anche il futuro ai nostri figli???»
Servono commenti?
Domenico Marino |