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Mercoledì 30 Aprile 2003

Cassano Ionio - Storia di un’emergenza annunciata


Storia di un padre di famiglia dal ’97 lavoratore socialmente utile. Un rosario di problemi e sofferenze comuni a molti altri suoi “colleghi”. Un racconto che colpisce e sconvolge per la devastante semplicità. Tanto concreta da fare ancora più male. Occhio al racconto di Paolo (il nome è di fantasia), 42 anni, spostato e padre di due figli adolescenti. «È davvero una brutta situazione la nostra. Persone troppo adulte per essere giovani e troppo giovani per essere anziane, da anni coinvolti sull’altalena lsu/lpu senza speranza di un futuro stabile. Un giorno dopo l’altro con la spada di Damocle del licenziamento sempre sul collo e quindi il terrore di perdere anche quei 470 euro che ci fruttano le attuali 80 ore mensili. Io, a dire il vero, grazie all’assegno familiare che mi garantisce l’avere una figlia a carico (il secondo per l’altro figlio mi è stato sottratto di recente) riesco a raggiungere 560 euro al mese. Che servono appena a pagare l’affitto e qualche bolletta. Perché con l’arrivo della moneta unica i prezzi sono aumentati almeno del 20%. E poi ci invitano a “Comprare Cassano”. Ma se riusciamo a tirare avanti al limite, quando ci riusciamo, cosa dovremmo comprare?»
Perché non cercate altri lavori?
«E come si fa! Sembrano poche, ma le 80 ore mensili sottraggono molto tempo. Sopratutto, non garantiscono quella continuità che per i datori di lavoro è fondamentale. Così capita o che rifiutano dall’inizio la tua collaborazione, oppure la interrompono appena le assenze cominciano a pesare. Senza dimenticare che nei fatti si tratta di occupazione in nero perché il libretto di lavoro resta nelle mani dell’ente che ci utilizza come lsu/lpu. Altrimenti saremmo subito estromessi dal bacino. Al massimo si riesce a racimolare qualche giornata, che incide poco sul bilancio famigliare. La legge punisce il lavoro in nero ma nei fatti ci costringe a bramarlo per fare quadrare i conti».
Cosa chiedete alle istituzioni?
«Soltanto un lavoro, come recita anche il primo articolo della nostra Costituzione repubblicana. Ente utilizzatore (in questo caso il Comune di Cassano, ndc) Regione e Stato devono sedersi a un tavolo decidendo una buona volta che fare di noi, del nostro futuro e delle nostre famiglie. Vogliamo certezze. Quasi quasi sarebbe meglio sapere d’essere licenziati, tutti e una volta per sempre invece d’essere sulla graticola come ora».
Potreste abbandonare volontariamente.
«E chi ce l’ha il coraggio di buttare un calcio al secchio riempito con sudore e dolore per 6 lunghi anni? E se poi scatta qualche legge per la stabilizzazione? Forse le istituzioni gradirebbero che molti di noi mollassero, così avrebbero molti problemi in meno. Il pagamento delle tasse, però, lo pretendono. Abbiamo tutti i doveri del cittadino “normale” ma nessun diritto. Perché spazzatura e acqua non ce le fanno pagare al 50% visto che tiriamo avanti con una miseria?»
Non rimane che emigrare!
«Esattamente. È l’unica soluzione. D’altronde non per caso quando si esce in piazza a Forlì sembra di essere a Cassano per quanti compaesani emigranti ci trovi. Senza trascurare quanti hanno trovato lavoro a Milano, Bologna, Torino e all’estero. Invece di diminuire rispetto al passato il flusso emigratorio è aumentato. E di molto. Vivere a Cassano, oggi, è diventato quasi un bene di lusso, che quindi non si possono permettere tutti. Anzi! Tra noi lsu/lpu l’età media è alta e si aggira attorno ai 40 anni. E chi una famiglia non c’è l’ha ma vorrebbe crearla come può fare? Deve andare a vivere nel Municipio. Vi rendete conto che in questa maniera rubano non solo il presente a noi ma anche il futuro ai nostri figli???»
Servono commenti?

Domenico Marino

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