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Il petrolio del golfo: l’ultima frontiera della Sibaritide.
Non sarà oro nero. Sarà forse pregiato gas naturale, ma al
mercato del cambio vale comunque molto. E quel che lo Ionio
nasconde sotto le sue onde, di fronte alle coste di Sibari,
potrebbe valere tantissimo. O addirittura non avere prezzo.
Sibari, centro del golfo. L’Arabia è lontana, il petrolio
potrebbe essere più vicino di quanto non si pensi. Da qualche
giorno lo cercano gli uomini a bordo della piattaforma “Atwood
Southern Cross”. Addosso le divise dell’Eni, divisione Agip.
Nelle mani le mappe del sottosuolo. Da bucherellare qui è là per
i sondaggi di rito. Si scava a profondità elevate, per capire se
il tesoro nascosto nelle viscere della terra possa giustificare
corposi investimenti estrattivi.
Che qualcosa ci sia è ormai fuor di dubbio. Già qualche anno fa,
in effetti, la stessa Eni aveva mandato in avanscoperta nella
zona le sue imbarcazioni laboratorio. Si tratta ora di
verificare se il filone individuato, petrolio e gas che sia,
possa giustificare e ripagare da sè le spese di estrazione e
produzione ed attrarre, conseguentemente, interessi ed
investimenti.
Un passo nel futuro, oltre un presente fatto solo di ricerche,
per di più silenziose. Tutto avviene sulla “Atwood”, una
piattaforma semisommergibile con torre di perforazione da 85
metri. I marinai, nel loro gergo, la dicono ancorata al traverso
di Trebisacce. Gli amanti della tecnologia ne forniscono, con
pignoleria computerizzata, le coordinate rilevate dal satellite:
latitudine 39°, 48’ 56’’ nord, longitudine 16°, 36’, 43’’ est. I
profani, quelli che ignari la osservano dalla battigia battuta
dal forte vento di tramontana, si limitano a scrutarla mentre
resiste ai flutti a poco più di otto chilometri dalla riva.
Ovvero poco più di quattro miglia marine nel linguaggio di chi
va per mare. La talpa degli oceani, come la definiscono i
tecnici dell’Agip, se ne sta ferma al largo. Immobile tra i
flutti. Otto ancore disposte a raggiera la tengono ben salda
sulla schiuma marina. Un perimetro da duemila e passa metri, dal
quale bisogna tenersi alla larga. Lo dispone un’ordinanza del
Compartimento Marittimo di Crotone: <<Navi, motopesca ed
aeromobili in transito prestino massima attenzione e si
mantengano a 2 miglia dalle suddette coordinate. E’ interdetta
anche la navigazione sottomarina>>. I militari del Circomare
Corigliano, agli ordini del Tenente di Vascello Marcello Notaro,
vigilano con discrezione sull’osservanza delle direttive
impartite dai superiori crotoniati. Ed assicurano che nulla
turbi il lavoro silente della “Atwood”.
La talpa degli oceani resterà all’orizzonte della Magna Graecia
fino a giugno inoltrato. Galleggia quieta su un fondale alto 270
metri, e con le sue trivelle, intanto, fruga nel ventre della
Sibaritide per scoprirne le ricchezze nascoste. Il primo pozzo,
nel quale l’occhio dei cercatori si perde, ha già un nome:
“Saraceno 1”. Un nome da pirati, per il pozzo dei desideri che
affascina la Sibaritide.
Gianpaolo Iacobini |