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Sabato 05 Aprile 2003

Sibaritide – Il petrolio del golfo: l’ultima frontiera della Sibaritide


Il petrolio del golfo: l’ultima frontiera della Sibaritide.
Non sarà oro nero. Sarà forse pregiato gas naturale, ma al mercato del cambio vale comunque molto. E quel che lo Ionio nasconde sotto le sue onde, di fronte alle coste di Sibari, potrebbe valere tantissimo. O addirittura non avere prezzo.
Sibari, centro del golfo. L’Arabia è lontana, il petrolio potrebbe essere più vicino di quanto non si pensi. Da qualche giorno lo cercano gli uomini a bordo della piattaforma “Atwood Southern Cross”. Addosso le divise dell’Eni, divisione Agip. Nelle mani le mappe del sottosuolo. Da bucherellare qui è là per i sondaggi di rito. Si scava a profondità elevate, per capire se il tesoro nascosto nelle viscere della terra possa giustificare corposi investimenti estrattivi.
Che qualcosa ci sia è ormai fuor di dubbio. Già qualche anno fa, in effetti, la stessa Eni aveva mandato in avanscoperta nella zona le sue imbarcazioni laboratorio. Si tratta ora di verificare se il filone individuato, petrolio e gas che sia, possa giustificare e ripagare da sè le spese di estrazione e produzione ed attrarre, conseguentemente, interessi ed investimenti.
Un passo nel futuro, oltre un presente fatto solo di ricerche, per di più silenziose. Tutto avviene sulla “Atwood”, una piattaforma semisommergibile con torre di perforazione da 85 metri. I marinai, nel loro gergo, la dicono ancorata al traverso di Trebisacce. Gli amanti della tecnologia ne forniscono, con pignoleria computerizzata, le coordinate rilevate dal satellite: latitudine 39°, 48’ 56’’ nord, longitudine 16°, 36’, 43’’ est. I profani, quelli che ignari la osservano dalla battigia battuta dal forte vento di tramontana, si limitano a scrutarla mentre resiste ai flutti a poco più di otto chilometri dalla riva. Ovvero poco più di quattro miglia marine nel linguaggio di chi va per mare. La talpa degli oceani, come la definiscono i tecnici dell’Agip, se ne sta ferma al largo. Immobile tra i flutti. Otto ancore disposte a raggiera la tengono ben salda sulla schiuma marina. Un perimetro da duemila e passa metri, dal quale bisogna tenersi alla larga. Lo dispone un’ordinanza del Compartimento Marittimo di Crotone: <<Navi, motopesca ed aeromobili in transito prestino massima attenzione e si mantengano a 2 miglia dalle suddette coordinate. E’ interdetta anche la navigazione sottomarina>>. I militari del Circomare Corigliano, agli ordini del Tenente di Vascello Marcello Notaro, vigilano con discrezione sull’osservanza delle direttive impartite dai superiori crotoniati. Ed assicurano che nulla turbi il lavoro silente della “Atwood”.
La talpa degli oceani resterà all’orizzonte della Magna Graecia fino a giugno inoltrato. Galleggia quieta su un fondale alto 270 metri, e con le sue trivelle, intanto, fruga nel ventre della Sibaritide per scoprirne le ricchezze nascoste. Il primo pozzo, nel quale l’occhio dei cercatori si perde, ha già un nome: “Saraceno 1”. Un nome da pirati, per il pozzo dei desideri che affascina la Sibaritide.  

Gianpaolo Iacobini

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