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Danni
milionari: la neve d’aprile gela le speranze dell’agricoltura
sibarita.
Freddo e ghiaccio, come neppure in inverno. Risultato: colture
stagionali bruciate dal clima rigido e comparto agricolo in
ginocchio. La maledizione della Piana colpisce ancora: d’estate
è la siccità a farsi sentire. D’inverno il gelo. Finora
dall’elenco dei cattivi erano rimaste fuori le mezze stagioni.
La primavera del 2003 passerà però agli annali per il lunedì
nero: temperature polari e fiocchi di neve fin sulle rive dello
Ionio. Rimediare si deve, subito e bene, per evitare shock
economici di proporzioni bibliche.
Il grido d’allarme lo lancia da Sibari Domenico Alfano,
consigliere comunale cassanese ma, anche e soprattutto,
imprenditore agricolo. <<La gelata di lunedì scorso – racconta
Alfano – ha ulteriormente aggravato lo stato di disagio in cui
versano gli agricoltori della Piana. Diverse colture sono andate
irrimediabilmente perdute>>. Nella lista, lunga e dettagliata,
figura di tutto: ortaggi, agrumi, pesche, albicocche, susine,
fave piselli e legumi. Niente è scampato al raid fuori tempo del
generale inverno.
Allo scopo di raddrizzare una barca che rischia d’affondare, il
consigliere comunale cassanese chiede a Comuni e Regione di
intervenire. <<Appare quasi inevitabile, a questo punto –
aggiunge - procedere alla declaratoria dello stato di calamità
naturale>>. La richiesta, già formalizzata in diversi telegrammi
e missive, è già al vaglio del municipio di Cassano. Nelle
prossime ore l’esecutivo municipale, capeggiato dal sindaco
Roberto Senise, dovrebbe riunirsi per deliberare, in maniera
ufficiale, la richiesta dello stato di calamità naturale, da
inoltrare in seguito alle competenti istituzioni superiori.
Intanto, nella Piana che aspetta la primavera che non c’è, si
contano i danni. Pari, secondo una prima, provvisoria stima, a
milioni di euro.
Gianpaolo Iacobini |