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Lunedì 29 Dicembre 2003

Cassano - Arriva il riso di “Terzeria”


Anche i detenuti in semilibertà del carcere di Castrovillari potrebbero essere impegnati nell’azienda agricola “Terzeria”, responsabile di oltre cinquecento ettari di terreni nel cuore della fertile Piana di Sibari. Lo ha annunciato ieri mattina il vescovo della millenaria diocesi di Cassano (e presidente della Fondazione “Rovitti” che è proprietaria dell’azienda e dei terreni), monsignor Domenico Graziani, in una conferenza stampa ospitata dal salone degli stemmi dell’episcopio cittadino. Assieme al presule, all’incontro coi cronisti hanno partecipato l’amministratore di “Terzeria”, Francesco Arcidiacono, l’agronomo che segue l’azienda, Benito Scazziota, il consigliere d’amministrazione della “Rovitti”, mons. Silvio Renne, e il tesoriere, Battista Oriolo. La conferenza stampa è servita a ufficializzare l’arrivo sul mercato della prima “sfornata” di riso garantito dal nuovo corso di “Terzeria”, e anche a ribadire le ambizioni sociali di un’azienda che è coraggioso esperimento di Chiesa impegnata nel sociale ben oltre gli angusti confini tradizionali. Ieri sera, le diverse qualità del riso “made in Sibaritide” sono state distribuite per assaggio in stands creati ad hoc nel piazzale di fianco al duomo cittadino.
In conferenza stampa il vescovo ha chiarito la volontà d’impiegare detenuti nella Sibaritide, aggiungendo d’averne già discusso positivamente col giudice di sorveglianza di Cosenza, Alberto Liguori, il procuratore della repubblica di Castrovillari, Agostino Rizzo, l’attuale e il precedente direttore della carcere, Parrotta e Rizzo. Nelle intenzioni degli amministratori, “Terzeria” dovrà diventare un polo di formativo (una fattoria didattica) di prima qualità aperto a quanti vogliamo approfondire argomenti agricoli, aziendali, economici e chi più ne ha più ne metta. Dovrebbe pure scoprire una vocazione turistica, sfruttando la posizione baricentrica tra Jonio e Pollino, l’ottimo ecosistema che ne fa un’oasi a cinque stelle, e l’alto gradimento degli ultimi anni per le realtà agrituristiche. Addirittura, si sta lavorando per creare nell’azienda un polo di ricerca che approfondisca le possibilità di colture alternative, dedicandosi anzitutto alle mille variabili del riso, a cominciare dal riso genetico. Per questo sono stati stretti rapporti con più d’una università italiana. Si parla anche dell’ipotesi di realizzare pasta fresca di riso mirata ai ciliaci.
Arcidiacono e Scazziota hanno ricordato che la coltura del riso nella Sibaritide è d’antichissima memoria, sottolineandone l’importanza quale freno alla desertificazione e alla salificazione della Piana, e smentendo l’accoppiata risaie-zanzare: “I focolai, che sono il vero problema, proliferano nelle acque stagnanti dei chilometri di canali di scolo, non nell’acqua corrente delle risaie. Che attirano libellule, ottimo antidoto naturale alle zanzare”. Il primo raccolto del riso di “Terzeria” ha l’obiettivo d’essere pure primo passo di una filiera tutta sibarita del riso di qualità, che oltre a produrre il cereale sia capace di lavorarlo, impachettarlo e venderlo, coprendo tutti i passaggi del ciclo produttore/consumatore. Nei prossimi mesi dovrebbe essere ufficializzato il marchio di qualità del riso sibarita, il cui nome, ancora in fase di studio, dovrebbe partire dalla radice greca del termine riso (oriza) anzitutto aule richiamo alla leggenda magnogreca della Piana.
Ma “Terzeria” non è e non sarà solo riso, aprendo ampi spiragli alla realtà ortofrutticola, con i pescheti in prima fila. Delle infinite possibilità di sfruttamento dei quattrocento ettari di terreno non coperti da risaie si occuperà il comitato tecnico scientifico e i professionisti responsabili dell’azienda, assieme agli imprenditori privati che hanno avuto il coraggio di rischiare nel sogno, oggi realtà, dell’azienda agricola “Terzeria”. Per il quale monsignor Graziani ha ricordato quanto fatto dalla diocesi di Locri e dalle sue colture in serra.

Domenico Marino

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