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La
voragine che ingoia i sogni cassanesi è davvero senza fondo. E
grande colpa è da attribuire agli immobili comunali che la
commissione di liquidazione ha quantificato in circa 8 milioni
di euro. Una cifra fittizia perché quasi tutti sono stati
sopravvalutati e quando sono stati messi all’asta sono rimasti
invenduti. Epperò incidono molto sulla cosiddetta “massa
attiva”, peggiorando una situazione già drammatica. Ma non è
finita, perché a parere di Anthony Gioia, commercialista
responsabile del settore finanziario del Comune a metà anni
Novanta, potrebbero nascondere altri 6 milioni di euro di
debiti. “Gli immobili hanno un ruolo centrale nel morbo
economico che da 15 anni ferisce il Comune -racconta il
professionista sibarita-. Negli anni ’80 sono stati
artificiosamente contabilizzati per sostenere crescenti livelli
di spese prive di copertura finanziaria. Negli anni ’90 hanno
rappresentato l’illusoria panacea del risanamento finanziario;
ora sono oggetto principale di interrogazioni parlamentari (Meduri,
Pappaterra, Oliverio, ndc) non accolte, e ricorsi respinti alla
giustizia amministrativa”. Gioia precisa che il patrimonio
immobiliare dei Comuni si classifica in: beni immobili di uso
pubblico per natura; beni immobili di uso pubblico per
destinazione; beni immobili non soggetti al regime del demanio e
non rientranti nel patrimonio indisponibile. Una classificazione
necessaria per motivare la sua tesi secondo la quale alcuni
terreni (per circa 6 milioni degli 8 totali di “massa attiva”)
coinvolti nel calderone dei beni immobili non possono essere
considerati patrimonio disponibile perché devono essere
destinati a opere di urbanizzazione secondaria
(asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo, strutture e
complessi per l'istruzione superiore dell'obbligo, mercati di
quartiere, delegazioni comunali, chiese ed edifici religiosi,
impianti sportivi di quartiere, centri sociali, attrezzature
culturali e sanitarie, aree verdi di quartiere). “Potremmo
parlare di un’area destinata a cimitero (bene del demanio
comunale) sdemanializzata perché non più destinata a tale
funzione in quanto sostituita da una nuova area. Il suolo perde
il carattere della demanialità per acquisire quello della
disponibilità. Allo stesso modo un edificio destinato a scuola
(bene appartenente al patrimonio indisponibile) allorché non
risulti più rispondente alle esigenze della propria funzione può
essere oggetto di cambio di destinazione e trasformato in bene
immobile disponibile. Ma finché su un immobile (terreno o
fabbricato) comunale grava l’uso pubblico, a prescindere se per
natura o per destinazione, è escluso dal patrimonio disponibile.
Quindi, i terreni destinati a opere di urbanizzazione secondaria
non possono rientrare nella massa attiva, non perché
inalienabili perché valutati arbitrariamente o per inesistenza
di mercato, ma perché non compresi nel patrimonio disponibile
comunale. Tradotto in parole ancora più semplici: la voragine
finanziaria cresce di altri 6 milioni di euro.
Domenico Marino |