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Martedì 30 Dicembre 2003

Cassano Ionio - Il dissesto secondo Gioia


La voragine che ingoia i sogni cassanesi è davvero senza fondo. E grande colpa è da attribuire agli immobili comunali che la commissione di liquidazione ha quantificato in circa 8 milioni di euro. Una cifra fittizia perché quasi tutti sono stati sopravvalutati e quando sono stati messi all’asta sono rimasti invenduti. Epperò incidono molto sulla cosiddetta “massa attiva”, peggiorando una situazione già drammatica. Ma non è finita, perché a parere di Anthony Gioia, commercialista responsabile del settore finanziario del Comune a metà anni Novanta, potrebbero nascondere altri 6 milioni di euro di debiti. “Gli immobili hanno un ruolo centrale nel morbo economico che da 15 anni ferisce il Comune -racconta il professionista sibarita-. Negli anni ’80 sono stati artificiosamente contabilizzati per sostenere crescenti livelli di spese prive di copertura finanziaria. Negli anni ’90 hanno rappresentato l’illusoria panacea del risanamento finanziario; ora sono oggetto principale di interrogazioni parlamentari (Meduri, Pappaterra, Oliverio, ndc) non accolte, e ricorsi respinti alla giustizia amministrativa”. Gioia precisa che il patrimonio immobiliare dei Comuni si classifica in: beni immobili di uso pubblico per natura; beni immobili di uso pubblico per destinazione; beni immobili non soggetti al regime del demanio e non rientranti nel patrimonio indisponibile. Una classificazione necessaria per motivare la sua tesi secondo la quale alcuni terreni (per circa 6 milioni degli 8 totali di “massa attiva”) coinvolti nel calderone dei beni immobili non possono essere considerati patrimonio disponibile perché devono essere destinati a opere di urbanizzazione secondaria (asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo, strutture e complessi per l'istruzione superiore dell'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese ed edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, centri sociali, attrezzature culturali e sanitarie, aree verdi di quartiere). “Potremmo parlare di un’area destinata a cimitero (bene del demanio comunale) sdemanializzata perché non più destinata a tale funzione in quanto sostituita da una nuova area. Il suolo perde il carattere della demanialità per acquisire quello della disponibilità. Allo stesso modo un edificio destinato a scuola (bene appartenente al patrimonio indisponibile) allorché non risulti più rispondente alle esigenze della propria funzione può essere oggetto di cambio di destinazione e trasformato in bene immobile disponibile. Ma finché su un immobile (terreno o fabbricato) comunale grava l’uso pubblico, a prescindere se per natura o per destinazione, è escluso dal patrimonio disponibile. Quindi, i terreni destinati a opere di urbanizzazione secondaria non possono rientrare nella massa attiva, non perché inalienabili perché valutati arbitrariamente o per inesistenza di mercato, ma perché non compresi nel patrimonio disponibile comunale. Tradotto in parole ancora più semplici: la voragine finanziaria cresce di altri 6 milioni di euro. 

Domenico Marino

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